L’Europa ha conosciuto demagoghi e tribuni, fomentatori tragici di fascismo e nazismo. Solo l’intervento USA e la vittoria i Stalin sul fronte orientale liberarono l’Europa e consentirono la grande ricostruzione. Nasce da qui l’idea dei padri fondatori di una Europa unita, che non è però l’attuale UE, con i suoi ritardi, i suoi errori e, soprattutto, la mancanza di una forte strategia per l’integrazione politica.
La crisi greca è conseguenza di questa pigrizia e inadeguatezza ad operare per un orizzonte più vasto e più alto. Tsipras ha giocato d’azzardo e ha vinto nell’immediato la sua partita interna in modo quasi plebiscitario.
Forte di un diffuso sentimento anti UE e anti-euro ha raccolto consenso di ogni tipo, anche dalla destra nazista di Alba Dorata e dall’ultra sinistra del suo stesso partito. Una miscela referendaria complessa ed inquietante che non sarà facile gestire politicamente, maturando un nuovo atteggiamento meno ultimativo verso la Merkel e le istituzioni europee.
Sull’altro fronte è proprio la Merkel la principale interlocutrice e la principale protagonista di una indispensabile soluzione. Che paradossalmente non potrà avere vincitori e vinti, ma una soluzione politica alta, che comporti il rilancio del processo politico di integrazione e di decisionalità democratica indispensabile. Il successo di Tsipras ha rinvigorito e dato fiato a tutti gli anti-europeismi di destra e di sinistra presenti nei rispettivi paesi, unificati dal ‘no’ all’euro e all’Europa delle banche. Una difficoltà aggiuntiva e non da poco per tutti i governi, specie dopo i recenti segnali della riconferma di Cameron in Inghilterra e della sconfitta socialdemocratica in Danimarca.
Renzi tenta di farsi spazio tra Hollande e la Merkel. Si tratta però di una agitazione essenzialmente mediatica, che approda all’abbraccio con la Cancelliera. Anche su questo fronte si muove la sinistra interna PD, che sollecita iniziative più avanzate e meno accomodanti nei confronti del sinedrio di Bruxelles.
Tanto più che i fuoriusciti, a cominciare da Fassina, vedono nel risultato di Atene l’opportunità di ampliare il fronte dell’arcipelago a sinistra di Renzi. Salvini rivendica la primogenitura con la signora Le Pen, mentre Grillo, oltre ad inviare i suoi militanti a sostegno di Tsipras, rilancia la sua proposta di referendum contro l’euro. L’ex Cavaliere naviga nelle contraddizioni del suo progetto e utilizza la crisi europea per attaccare il Governo. Tanti e complessi sono i problemi e le difficoltà che si agitano sotto il cielo dell’Europa con le possibili e ulteriori sfide referendarie dopo quella già fissata nel Regno Unito. Solo un’idea alta dell’Europa e del suo sviluppo politico futuro in direzione dell’integrazione federale potrà fornire una risposta.
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