di Gian Piero Corso
ROMA – Una preghiera che nasce dalla comunità, si alimenta della Parola e della tradizione della Chiesa e cerca di riscoprire quella dimensione di stupore e di gioia che caratterizzava le prime comunità cristiane. È questa, in sintesi, la visione del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) raccontata dal suo presidente nazionale, Giuseppe Contaldo, in un’intervista rilasciata ad Avvenire.
L’intervista, firmata da Paolo Viana e pubblicata il 14 agosto, conduce nel cuore dell’esperienza del RnS, uno dei movimenti carismatici maggiormente presenti nella Chiesa italiana. Al centro c’è la preghiera comunitaria carismatica, con i suoi canti, l’invocazione dello Spirito Santo, il canto in lingue, la profezia e l’esercizio dei carismi.
«Lo stupore del cuore che rende viva la fede»
Per Contaldo, la preghiera del Rinnovamento non vuole contrapporsi alle altre forme di preghiera cattolica. Al contrario, intende recuperare alcuni elementi propri delle prime comunità cristiane, mettendo al centro la partecipazione dell’intera assemblea.
Tre sono gli aspetti sottolineati dal presidente nazionale del RnS: la preghiera è fondante, perché rappresenta un appuntamento stabile della vita dei gruppi; è comunitaria, perché ciascuno è chiamato a condividere davanti agli altri ciò che porta nel cuore; ed è spontanea, ma non significa disordinata. L’esperienza viene infatti accompagnata dagli animatori della preghiera e orientata verso l’armonia della comunità.

Una caratteristica particolarmente evidente è la gioia. Canti, strumenti musicali, mani levate e invocazione dello Spirito Santo costituiscono una modalità espressiva che, soprattutto per chi non conosce il mondo carismatico, può apparire insolita. Contaldo insiste però sulla necessità di evitare ogni forma di esaltazione personale: il protagonista dell’esperienza, sottolinea, rimane Dio.
Il canto in lingue e l’esperienza dello Spirito
Nella preghiera carismatica può comparire anche il cosiddetto canto in lingue, una forma di espressione vocale che il RnS interpreta come manifestazione di lode e di apertura all’azione dello Spirito Santo.
Secondo Contaldo, non si tratta di una perdita di coscienza o di un’alienazione della persona. Il fedele rimane presente a se stesso, pur vivendo un’intensa esperienza spirituale. Dopo questo momento, la comunità ritorna anche alle forme tradizionali della preghiera.
È proprio questo equilibrio tra entusiasmo spirituale e discernimento ad avere accompagnato il cammino del RnS nel corso dei decenni. Nato nel 1967, il movimento ha progressivamente maturato una riflessione sul rischio del sensazionalismo e del miracolismo, cercando di coniugare la dimensione carismatica con la formazione e la responsabilità ecclesiale.
Profezia e guarigioni: il tema del discernimento
Uno degli aspetti più delicati affrontati nell’intervista riguarda la profezia e le guarigioni.
Contaldo spiega che, durante la preghiera, una persona può ricevere un particolare carisma profetico, ma questo non significa che tale ruolo diventi permanente. È la comunità, attraverso il discernimento, a riconoscere eventualmente una dimensione profetica in ciò che viene espresso durante la preghiera.
Anche sul tema delle guarigioni il presidente del RnS richiama alla prudenza. Racconta di aver assistito personalmente a situazioni che ha interpretato come guarigioni avvenute dopo l’invocazione dello Spirito Santo, ma precisa che non si attribuisce alla comunità alcun potere taumaturgico: l’eventuale guarigione viene ricondotta all’azione dello Spirito.
Un principio importante è anche il rapporto con la medicina e con l’autorità ecclesiastica: nei casi di guarigione fisica, sottolinea Contaldo, vengono coinvolti i professionisti sanitari e le autorità della Chiesa.
Una fede che deve diventare testimonianza
La preghiera, dunque, non viene considerata un momento isolato dalla vita quotidiana. Per il RnS essa dovrebbe produrre una trasformazione concreta nella vita delle persone e tradursi in formazione, testimonianza e servizio.
Il movimento è impegnato, secondo quanto raccontato dal suo presidente, soprattutto accanto ai giovani, agli anziani, ai malati e alle persone detenute. La dimensione carismatica viene così collegata alla missione e alla responsabilità verso gli altri.
È una prospettiva che restituisce alla preghiera il suo significato più profondo: non soltanto vivere un’emozione spirituale, ma lasciarsi trasformare dall’incontro con Dio per portare quella esperienza nella famiglia, nel lavoro e nella società.
«Perché è così strano che lo Spirito Santo si faccia vivo anche oggi?»
La riflessione di Contaldo si conclude con una domanda che riassume bene il senso dell’esperienza del Rinnovamento nello Spirito: perché dovrebbe essere strano pensare che lo Spirito Santo possa ancora agire nella vita dei cristiani?
Il riferimento è alla promessa di Gesù riportata nel Vangelo di Giovanni: «E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità» (Gv 14,16-17).
La sfida del RnS, nelle parole del suo presidente, sembra essere proprio questa: vivere una fede capace di unire gioia e responsabilità, carismi e discernimento, esperienza personale e vita comunitaria, mantenendo al centro Cristo e l’azione dello Spirito Santo. (GPC)
Foto dal sito Rinnovamento nello Spirito Santo – Italia
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