Coronavirus: tra vaccino e mutazioni nel Regno Unito e in Sudafrica, cosa sta succedendo?

Nello scorso weekend fonti ufficiali hanno riportato di questa nuova forma di covid che sarebbe maggiormente trasmissibile. Quanto c’è di vero?
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Non si è quasi fatto in tempo a festeggiare (anche perché c’è poco da festeggiare) e a rilassarsi, che una nuova ombra, quasi un deja-vu, incombe sull’Europa. Nelle ultime settimane si è parlato tanto di vaccino, della sua distribuzione, del Day 1 il 23 dicembre, del numero di dosi e della prioritizzazione delle stesse.

Tuttavia, questo weekend ha portato, oltre agli ultimi giorni festivi di “libertà”, notizie inquietanti dal Regno Unito. Ufficiali inglesi hanno infatti dichiarato in maniera allarmante che una nuova variante del Coronavirus starebbe circolando per tutta l’Inghilterra e che sarebbe fino al 70% più trasmissibile della “versione” precedente. Per tale motivo, il premier Boris Johnson ha “chiesto” a tutte le persone nel sud-est dell’Inghilterra, compresa Londra, di restare a casa, attraverso un nuovo lockdown con misure simili a quelle di inizio pandemia (a marzo 2020). Le misure, in vigore da domenica 20 dicembre, prevedono, tra le altre cose, il divieto di incontri legati al Natale al di fuori delle abitazioni private, ma in particolare hanno il compito di tagliare fuori Londra e il sud est della regione dal resto del Paese, in modo tale da fermare l’avanzata del nuovo patogeno in vista dell’inverno. Per tale motivo sono state additate come le misure restrittive più severe imposte sul Paese da marzo 2020.

Il premier ha dichiarato “quando il virus cambia il suo metodo di attacco, anche noi dobbiamo cambiare il nostro metodo di difesa” e ha aggiunto che “dobbiamo agire sulla base delle informazioni che abbiamo, perché al momento (il coronavirus) si sta espandendo molto velocemente”.

Le modalità sono simili a quelle adottate in Italia rispetto alla Lombardia, e gli episodi avvenuti in quell’8 marzo 2020 con gli esodi di massa dalla Stazione di Milano Centrale, si sono rivisti durante questo weekend anche a Londra, con i treni super affollati di persone che hanno tentato di lasciare Londra e i suoi sobborghi, prima che entrassero in vigore le nuove restrizioni.

Non ha tardato a farsi sentire la risposta degli altri Paesi europei, i quali nella giornata di domenica 20 dicembre hanno subito bloccato tutti i voli a/r con Londra, nella speranza che non siano già avvenuti spostamenti di infettati. Tra questi vi sono l’Olanda (fino al 1 gennaio), l’Italia, il Belgio (di 24 ore), mentre la Spagna ha chiesto all’Unione Europea di esprimere una risposta coordinata rispetto al divieto dei voli.

Gli scienziati inglesi hanno spiegato che le mutazioni non sono una rarità quando si parla di virus, soprattutto quelli del tipo corona. Tuttavia l’incredibile velocità di trasmissione che oggi ha colpito il 60% degli infettati nella sola città di Londra, ha fatto suonare un campanello di allarme che non poteva rimanere inascoltato. Infatti, sebbene vi siano diverse varianti in tutta Europa, non ancora denominate, questa specifica versione del Coronavirus è preoccupante per diversi motivi come ha spiegato Kristian Andersen, una genetista allo Scripps Research in La Jolla, Calif: “Questa diffusione avviene in un momento in cui ci sono già molti ceppi in circolazione, e nonostante ciò li sta soppiantando tutti. Non possiamo dirlo con certezza, ma a me sembra che questa crescita molto esplosiva sia dovuta principalmente alle sue nuove mutazioni”.

Questa variante è la stessa che sta esplodendo anche in Sud Africa, dove al momento della seconda ondata ha colpito l’80-90% dei nuovi casi di infettati.

Quel che preoccupa gli scienziati, come Tulio de Oliveira, un professore all’Università KwaZulu-Natal’s Nelson R. Mandela School of Medicine, in Durban, che per primo ha identificato la nuova variante, è che “normalmente vediamo dai 20 ai 30 ceppi nei nostri campioni in un dato momento, mentre ora ne vediamo solo uno”.

Comunque queste mutazioni, sebbene preoccupanti, non stupiscono gli scienziati, poiché sono all’ordine nel giorno tra gli agenti patogeni e spesso dovute anche a fattori casuali e legati alla sopravvivenza del virus. Bisogna tenerne conto e valutarle con attenzioni, attraverso maggiori studi, anche perché in molti tra ufficiali e scienziati ritengono che i dati non sarebbero ancora sufficienti per definire la reale portata/trasmissibilità della malattia, che potrebbe non essere devastante come appare. Tra questi vi è la Dott.ssa Cevik, un esperto di malattie infettive presso l’Università di St. Andrews in Scozia e un consulente scientifico del governo britannico, la quale ritiene che “Non possiamo escludere del tutto che alcuni di questi dati di trasmissibilità possano essere collegati al comportamento umano.”

Simile diatriba esiste anche rispetto all’efficacia dei vaccini nei confronti delle nuove varianti di virus. Infatti alcune fonti britanniche hanno anche suscitato la preoccupazione che il virus possa evolvere per diventare resistente ai vaccini appena lanciati. Le preoccupazioni si concentrano su un paio di alterazioni del codice genetico virale che potrebbero renderlo meno vulnerabile a certi anticorpi. Tuttavia, diversi esperti hanno esortato alla cautela, dicendo che ci vorrebbero anni – non mesi – perché il virus si evolva abbastanza da rendere impotenti gli attuali vaccini.

Nessuno dovrebbe preoccuparsi che ci sarà una sola mutazione catastrofica che renderà improvvisamente inutile l’immunità e gli anticorpi“, ha detto la dottoressa Bloom, un biologo evoluzionista presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. “Sarà un processo che si verifica su una scala temporale di più anni e richiede l’accumulo di mutazioni virali multiple“, ha aggiunto. “Non sarà come un interruttore on-off“.

Qualunque siano le caratteristiche della mutazione, è chiaro che la Gran Bretagna si trova ad affrontare una crisi sempre più grave, anche mentre sta attuando un programma di vaccinazione di massa. A livello nazionale, il ritmo delle nuove infezioni è quasi raddoppiato in meno di due settimane, superando gran parte degli Stati dell’Europa occidentale, anche se rimane ben al di sotto del tasso pro capite negli Stati Uniti.

E le restrizioni imposte potrebbero rimanere in vigore per mesi, a detta del Segretario alla Salute Matt Hancock.

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