Corigliano Calabro. Investe rifugiato gambiano e fugge. Arrestato 23enne italiano

L’ombra dei “due pesi, due misure” mediatica

Corigliano (Cosenza) – Nella notte del 14 giugno, sulla Statale 106 Radd. all’altezza dello svincolo del porto di Corigliano, un pirata della strada, DOCIMO Rosario, 23enne coriglianese, pregiudicato per reati in materia del codice della strada, contro la persona ed il patrimonio, investiva, JALLOW Banna, 18enne rifugiato del Gambia e residente nel vicino C.A.S. L’Alfa Romeo 147 si allontanava senza prestare alcun soccorso, rendendo di fatto inutili i soccorsi dei Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Corigliano Calabro che portavano JALLOW al vicino ospedale di Rossano, dove il giovane decedeva per le gravi ferite riportate.

 

DOCIMO Rosario, dopo aver investito il ragazzo gambiano, fuggiva e di ritorno a casa si faceva aiutare dal fratello e dalla fidanzata a pulire ed occultare la macchina dietro casa. Inoltre, con altra autovettura, gli stessi si recavano sul luogo del misfatto per seguire il corso delle indagini.

 

Le stesse si concludevano il 16 giugno, quando i Carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno rinvenuto l’auto (priva di assicurazione), arrestato il DOCIMO per omicidio stradale aggravato e sottoposto il fratello e la fidanzata del DOCIMO a ulteriori accertamenti per il reato di omissione di soccorso.

 

La notizia rivela una tragedia che ormai fa parte della quotidianità, in cui un automobilista uccide un pedone e fugge senza prestare soccorso e, forse anche per questo motivo, non ha avuto grande visibilità mediatica.

 

Però da ciò si insinua un dubbio che fa sorgere spontanea una domanda, non scevra di una certa malizia soprattutto per l’attuale contesto politico-mediatico: come avrebbe reagito la politica, i giornali e di conseguenza l’opinione pubblica se il fatto fosse avvenuto a parti invertite?

Se a guidare quella macchina senza assicurazione, fosse stato un migrante pregiudicato del Gambia o di altro stato africano, e avesse ucciso un pedone italiano, fosse poi fuggito e avesse occultato l’arma del delitto insieme al fratello africano e alla ragazza altrettanto nera, avremmo forse assistito a settimane di servizi giornalistici sul paese di Corigliano Calabro? I partiti politici più rappresentativi avrebbero cavalcato l’onda dell’insofferenza e dell’ignoranza popolare aizzando l’odio verso il diverso (che è sempre criminale) e indicendo manifestazioni nazionali “No Migranti”? Si sarebbe giunti fino al tentativo di linciaggio e alla richiesta di chiusura del C.A.S. come accaduto proprio sabato 16 giugno nel quartiere Tiburtino III per le molestie dei migranti minori – hanno mostrato le loro parti intime dal terrazzo del centro – ai danni di alcune tredicenni italiane? Per inciso, a Roma nel quartiere Furio Camillo, all’angolo tra via Latina e via Colletta Pietro, un cinquantenne italiano mostra (e non solo) da anni le sue parti intime alle ragazze minorenni che passano sotto il suo balcone sito al primo piano. Non ci sono state ancora manifestazioni o proteste e lui è ancora lì a molestare le stesse ragazze minorenni italiane. Forse vi è più di un dubbio che si stiano facendo “due pesi e due misure”….

 

 

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