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Milano, Franco Abruzzo: Perché dico sì all'Ordine. Ecco le ragioni dell’Ordine. Senza l'Ordine rimarranno soltanto gli ordini degli editori con i giornalisti ridotti a impiegati copia-e-incolla del computer

Analisi e ricerche sul giornalismo di Franco Abruzzo, consigliere nazionale dell'Ordine e già consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, di cui è stato presidente dal 1989 al 2007


:: Editoria/Giornalismo

Mar 21 Maggio 2019 - 17:10


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Milano, 20 maggio 2019 - Senza la legge sulla professione di giornalista (n. 69/1963) i cronisti diventerebbero degli impiegati copia-e-incolla del computer e di internet. Questa affermazione si comprende SOLTANTO  se si tiene presente che le regole della professione in Italia sono fissate per legge e, quindi, formano un vincolo che obbliga tutti a determinati comportamenti. L’anomalia italiana nasce dalla Costituzione, che vuole un esame di Stato per accedere alle varie professioni intellettuali. L’esame di stato presuppone un  percorso formativo determinato sempre dalla legge. Nessuno disconosce che quella dei giornalista sia anch’essa una professione intellettuale. Se è così, deve rispettare gli stessi vincoli delle altre professioni. L’Europa vuole che le professioni intellettuali regolamentate si possano esercitare a patto che gli interessati abbiano una laurea almeno triennale. Un vincolo, questo,  oggi rispettato solo per l'accesso ai master universitari in giornalismo. La legge professionale 69/1963  (con gli articoli 2 e 48 dedicati alla deontologia) fissa delle regole ed esalta dei valori, che possono riassumersi così: 1)  la libertà di informazione e di critica come diritto insopprimibile dei giornalisti; 2)  la tutela della persona umana e  il rispetto della verità sostanziale dei fatti principi da intendere come limiti alle libertà di informazione e di critica; 3) l'esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà; 4)  il dovere di rettificare le notizie inesatte; 5)  il dovere di riparare gli eventuali errori; 6) il rispetto del segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse; 7) il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori; 8) il mantenimento del decoro e della dignità professionali; 9) il rispetto della propria reputazione; 10)  il rispetto della dignità dell'Ordine professionale; 11)  il dovere di promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi; 12)  il dovere di promozione della cooperazione tra giornalisti ed editori. Le "regole" fissate dal legislatore sono il perno dell’autonomia dei giornalisti: l’editore non può impartire al direttore disposizioni in contrasto con la deontologia professionale.

 

La parola Ordine significa riconoscimento giuridico di una professione, nel caso particolare della professione di giornalista. L’Ordine, inoltre, è la deontologia. Nel caso specifico le "regole" fissate dal legislatore sono il perno, come afferma il nostro contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti. I Consigli territoriali di disciplina (incardinati negli Ordini regionali) sono per legge i giudici disciplinari e in questo campo fanno la loro parte, certamente con alti e bassi.

 

E’ da sottolineare l’importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all’informazione ("corretta e completa"), costruito dalla Corte costituzionale sulla base dell’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo (che è legge "italiana" dal 1955 e  che dal dicembre 2009 fa parte della Costituzione europea/Trattato di Lisbona). Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l’attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato, che ne accerti la preparazione come prevede l’articolo 33 (V comma) della Costituzione.

 

Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione di giornalista. L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione giornalistica comporterà questi rischi:

 

1) quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge.

 

2) risulterà abolita la deontologia professionale fissata negli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963.

 

3) senza la legge n. 69/1963, cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del "segreto professionale sulla fonte delle notizie". Nessuno in futuro darà una notizia ai giornalisti/imiegati privati dello scudo del segreto professionale.

 

4) senza legge professionale, direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarà giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione.

 

Governo e Parlamento devono preoccuparsi di riformare profondamente le leggi sugli Ordini e i Collegi nonché di tutelare i saperi dei professionisti. La formazione e gli esami per l’accesso devono essere delegati a un altro soggetto (l’Università) anche per garantire il rispetto del principio costituzionale dell’imparzialità. Non possono essere i professionisti a giudicare chi debba entrare nella cittadella delle professioni. E’ condivisibile, infatti, quella parte del decreto legislativo 300/1999 sul riordino dei ministeri che affida l’accesso alle professioni - e quindi anche della professione giornalistica - all’Università. Oggi deve essere tolto agli editori il potere che hanno dal 1928 di “fare” i giornalisti. I giornalisti devono nascere soltanto in Università.

 

Non bisogna dimenticare: a) che l’Ordine ha cercato di liberalizzare la professione creando le scuole di giornalismo e i master biennali in giornalismo d'intesa con alcuni Atenei ; b) che i suoi minimi tariffari fermi al 2007  non sono vincolanti (come vuole l’Europa); c) che l’Europa, con la direttiva 36/2005 (“Zappalà”) ha dato disco verde agli Ordini e ai Collegi italiani. Quella direttiva e poi il dlgs 30/2006 (“La Loggia”) hanno stabilito che le professioni intellettuali si possono svolgere sia in via autonoma sia in via dipendente. Vogliamo rimanere professionisti e non tornare alla stagione mortificante del “mestiere”. Senza l'Ordine, infatti, rimarranno soltanto gli ordini degli editori.

 

Bisogna smetterla, una volta per sempre, di confondere l’ordinamento repubblicano della professione di giornalista con quello fascista. Con il regio decreto 384/1928, il Governo Mussolini ha creato l’Albo (non l’Ordine) dei giornalisti, Albo gestito da un comitato di 5 giornalisti operante all’interno dei sindacati regionali fascisti dei giornalisti. L’articolo 7 della legge 2307/1925 –che prefigurava la nascita di un Ordine dei Giornalisti – non è stato mai attuato dal regime, perché, con la nascita delle corporazioni (1926), la rappresentanza delle professioni è stata affidata ai sindacati fascisti. L’Ordine dei Giornalisti è nato nel 1963 su iniziativa di due eminenti personalità  della democrazia repubblicana, Aldo Moro e Guido Gonella.

 

Conclusione: riforma radicale dell’Ordine sì, abrogazione no!

 

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.FRANCO ABRUZZO/MANUALE DI BASE. La legge professionale dei giornalisti aggiornatissima con la normativa di riforma del 2011/2012 (+ il regolamento sulla formazione continua + i chiarimenti ministeriali sul Consiglio territoriale di disciplina + il regolamento per i ricorsi innanzi al Consiglio nazionale di disciplina). - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=14323

 

.CEDU. STRASBURGO – SENTENZE. La Convenzione e la Corte europea dei diritti dell’uomo ampliano il diritto di  cronaca  (“dare e ricevere notizie”) e proteggono il segreto  professionale dei giornalisti. No alle perquisizioni in redazione Il giudice nazionale deve tener conto delle sentenze della Corte europea  dei diritti dell'uomo ai fini della decisione, anche in corso di causa, con effetti immediati e assimilabili al giudicato: è quanto stabilito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 19985 del 30/9/2011.  (In coda la raccomandazione R7/2000  sul segreto professionale dei giornalisti approvata dal Consiglio d’Europa).   di FRANCO ABRUZZO  (dal 1989 al 2007 presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia) - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=7339

 

.Rivista “Il diritto dell’informazione e dell’informatica” n. 4/5 del 2007 (pagg. 871-894). FRANCO ABRUZZO:"La commistione informazione/pubblicità nella giurisprudenza ordinaria e disciplinare  vista attraverso le sentenze dei tribunali". - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1517

 

.Testo unico dei doveri del giornalista approvato dal Cnog nelle riunioni del 15-17 dicembre 2015 e del 26-28 gennaio 2016. -  TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=19817

 

.Il Codice della privacy (dlgs 196/2003) con tutti gli aggiornamenti  dal 2004 al 2017 - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=94

 

.Libertà di stampa, tutela dell’informazione e dei giornalisti alla luce della “Carta dei diritti fondamentali” dell’Unione europea e della “Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo” nel contesto delle Convenzioni internazionali che proclamano la libertà di stampa. - ricerca e analisi di Franco Abruzzo - TESTO INhttp://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=8117

 

 .La professione (italiana) di giornalista è pienamente riconosciuta dall’Unione europea. In coda le direttive comunitarie sull’argomento e il decreto sulle misure compensative per i giornalisti stranieri, che vogliono esercitare la professione in Italia. Dovranno studiare 11 materie - analisi di Franco Abruzzo - TESTO INhttp://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5828

 

.Codice deontologico generale della professione di giornalista a cura di Franco Abruzzo - già presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia dal 1989 al 2007- IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=12206

 

.I doveri del giornalista tra Costituzione, legge professionale, legge sulla stampa e legge sulla privacy nella lettura della Consulta e della Cassazione. - di Franco Abruzzo - già presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia tra il 1989 e il 2007. - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=14440

 

.CORRETTEZZA E COMPLETEZZA DELL’INFORMAZIONE - ricerca di FRANCO ABRUZZO, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dell’Associazione lombarda dei Giornalisti - TESTO INhttp://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=14851

 

.Cassazione penale: i nomi presenti nelle sentenze sono da oscurare soltanto quando le sentenze  sono pubblicate nelle riviste giuridiche  (anche telematiche). - NOTA DI FRANCO ABRUZZO - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3300

 

.Dlgs 196/2003 (Testo unico sulla privacy). Codice di deontologia della privacy nell'esercizio dell'attività giornalistica. Giurisprudenza. Analisi di Franco Abruzzo. - in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2074

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La biografia di Franco Abruzzo, giornalista annoverato tra “i 5062 italiani notevoli” (Giorgio dell’Arti e Massimo Parrini, Catalogo dei viventi, Marsilio 2006).
 

Francesco (“Franco”) Abruzzo, nato a Cosenza il 3 agosto 1939, laureato in Scienze politiche, è  un giornalista professionista italiano, che dal 1963 in poi ha ricoperto importanti incarichi professionali e istituzionali: cronista giudiziario e caposervizio (Cronaca, Politico e Fatti della vita) del "Giorno" dal giugno 1964 al novembre 1983; caposervizio Interni, redattore capo centrale e articolista de “Il Sole 24 Ore” dal dicembre 1983 al febbraio 2001; presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, il più grande ente (pubblico) di categoria su scala nazionale, per 18 anni e 22 giorni (dal 15 maggio 1989 al 7 giugno 2007). Dal 1996 al 2007 è stato vicepresidente del Cup (Comitato unitario delle professioni) di Milano. E’ annoverato  tra “i  5062 italiani notevoli” (Giorgio dell’Arti e Massimo Parrini, Catalogo dei viventi,  Marsilio 2006). Oggi è ricordato come lo “storico” presidente dell’Ordine dei giornalisti di Milano (vedi Ansa 22 maggio 2008- COM-SI 17:55). L’importanza della sua attività e del suo ruolo sociale è  illustrata sinteticamente dalla motivazione del “Premio Manzù” assegnatogli nel 2003: "Il diritto alla libera informazione si nutre della costante azione di difesa e promozione del valore democratico della professione giornalistica. Franco Abruzzo, da 14 anni al vertice dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha trasferito in questo ruolo la passione per la verità maturata nelle redazioni di grandi e prestigiosi quotidiani italiani. Fautore della necessità di costruire un nuovo modo di informare, contraddistinto dal rispetto della deontologia e della competenza specialistica, ha avviato un profondo processo di rinnovamento della professione giornalistica, legando le moderne esigenze di formazione all'università. Nella sua funzione di esponente della categoria, scrive di temi giuridici connessi al diritto di cronaca, del lavoro e della privacy. Docente di diritto dell'informazione all'Università Iulm di Milano, insegna anche Storia del giornalismo presso l'Università degli studi di Milano Bicocca. All'artefice di tante battaglie per la libertà di stampa e di informazione, il Centro Pio Manzù è onorato di conferire la medaglia della Camera dei Deputati".  Come redattore e caposervizio del “Giorno”  dal giugno 1964 al novembre 1983 si è messo in luce per le sue inchieste sulla mafia e sul terrorismo tanto da finire nel  mirino di queste organizzazioni criminali. E’ autore di un “Codice dell'informazione e della comunicazione” utilizzato  dagli aspiranti giornalisti che affrontato l’esame di Stato. Alimenta giornalmente dal 2003  il sito www.francoabruzzo.it, che è un punto di riferimento autorevole per il mondo italiano dei media.  Dal 2003 è  autore di una newsletter quotidiana sui temi dell’informazione e della comunicazione, che viene spedita via internet a giornalisti, avvocati, magistrati, parlamentari, professionisti  e comunicatori. Dal 1986 al 2007 è stato direttore di “Tabloid”, il mensile dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, "autorevole periodico (secondo Giuliano Vassalli) per la costante attenzione dedicata alla sfera giuridico/storica di una categoria professionale". E' stato anche presidente (dal maggio 1989 al maggio 1991) dell'Associazione "Walter Tobagi" per la Formazione al Giornalismo, l'ente senza scopo di lucro che ha gestito l'Istituto "Carlo De Martino" per la Formazione al Giornalismo (meglio noto come "Scuola di giornalismo" di Milano, la prima e la più prestigiosa sorta nel dopoguerra e che in 32 anni di vita ha “costruito” 683 giornalisti professionisti).  Dal novembre 2013 all'ottobre 2017  presidente di Unpit (Unione nazionale pensionati per l’Italia),  dal 2007 portavoce del Movimento "Giornalisti per la Costituzione" e poi del MIL (Movimento Informazione e Libertà), consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombrdia per 31 anni (dal giugno 1986 all'ottobre 2017) e sindaco dell'Inpgi (eletto il 29 febbraio 2016 con 3.009 voti). Dal 9 ottobre 2017 è consigliere nazionale del'Ordine dei Gornalisti (primo eletto con 541 voti).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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