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Sit-in e marce di solidarietà davanti al CARA di Castelnuovo di Porto: più di 500 cittadini

Il Viminale resta fermo sulle sue posizioni e intanto continuano i “trasferimenti”

di Luca Cricenti


:: Attualità

Mer 23 Gennaio 2019 - 23:43


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"Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". I frati francescani della Basilica di San Francesco d’Assisi sono stati molto diretti nel descrivere i risvolti della situazione che si è creata con la chiusura del secondo CARA più grande d’Italia e degli effetti ad esso connessi. Si perché gli effetti saranno numerosi e gravi. Molti già possono osservarsi sinora: 560 persone strappate dal territorio e 120 persone private del proprio lavoro. Altri si vedranno nel tempo. Il paese, Castelnuovo di Porto, che perde multiculturalità, forza lavoro e vita, gioventù. Un’integrazione difficile per il rapporto popolazione del paese e del CARA, ma ben riuscito come evidenziato dal sindaco Travaglini: “sono parte della nostra gente”. Modello di integrazione già descritto con orgoglio dallo stesso sindaco in una lettera aperta alla popolazione dello scorso agosto.

Il vice-premier Salvini in tutta risposta, e alla sua maniera esclusivamente via twitter, ha ribattuto (autodefinendosi "buon ministro e buon padre di famiglia”) di non voler fare un passo indietro, che “gli ospiti saranno trasferiti con gentilezza in altre strutture” e soprattutto che “ci sono delle leggi e delle regole, rispettate in tutti i Paesi del mondo: chi ha diritto viene ricollocato in altre strutture, con diritto a vitto, alloggio, sanità, istruzione - ha proseguito - se la domanda di asilo verrà accolta”. La gentilezza non è parsa vera ai testimoni che hanno visto i richiedenti caricati sugli autobus “come pacchi” (cooperativa Auxilium – gestore del CARA) e soprattutto senza conoscere la propria destinazione. Modalità definite dai deputati DEM come “deportazione” ed in effetti non sono molto dissimili da quel che veniva fatto con gli ebrei durante la Shoà (tra qualche giorno ricorrerà anche la giornata della Memoria…siamo in tema). Oltretutto si è parlato di leggi e regole, le quali sono state introdotte da due mesi e ledono tutti i diritti che un buon padre di famiglia penserebbe tre volte prima di togliere ai propri figli. Ma forse sono stati fatti “figli e figliastri” anche questa volta. Infine non si capisce quali delle due frasi sia vera. Perché se solo coloro che vedranno accolta la propria domanda di asilo avranno in accoglienza (quindi andranno in una struttura), gli altri (richiedenti che ancora non hanno visto definito il loro procedimento) e che comunque fanno parte del gruppo degli ospiti del centro, che fine faranno? E dove andranno realmente? Intanto altri 75 sono pronti per partire per..una destinazione.

Infine, il vice premier ha voluto controbattere al twitter dei francescani con parole da buon padre di famiglia: "Spero che questi preti che mi vogliono mandare all'inferno, aprano il portafoglio e diano una mano". Ancora una volta uno scaricabarile in grande stile per gettare fumo negli occhi e senza comprendere il senso del messaggio: il perdono, parola sconosciuta oggi. Ma soprattutto rivolto ai francescani coloro che più aiutano e danno tutto agli altri, senza chiedere nulla in cambio…qualcosa che il Ministro dovrebbe imparare.

 


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