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Carles Puigdemont dal suo esilio a Waterloo: “I miserabili lo saranno per sempre”

Il suo avvocato gli consiglia di “imparare il Flamenco”mentre è polemica sull’indulto

di Alessandra Caputo


:: Uno Sguardo all' Europa

Gio 10 Gennaio 2019 - 17:46


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Spagna - Jaume Alonso-Cuevillas, avvocato dell’ex presidente della Generalitat catana, Carles Puigdemont, ha espresso alla Commissione di Giustizia spagnola, il suo parere negativo in merito alla proposta del Congresso di redigere una lista di crimini esenti da indulto, aggiungendo che è disposto a rivolgersi alla corte di Strasburgo qualora in questa lista dovessero finire anche i reati di ribellione e sedizione.

 

Nonostante la sua posizione non sia differente da quella di molti altri giuristi interpellati prima di lui, non sono mancate le accuse di parzialità da parte del PP (Partido Popular) autori proprio dell’emendamento che chiede di inserire nella lista anche i reati di ribellione e sedizione. Cuevillas risponde alle critiche accusando a sua volta i membri del PP di voler fare una legge “ad hoc” per impedire a Puigdemont di rientrare nel paese.

 

Ai giornalisti che fra i corridoi del Congresso gli hanno chiesto se avesse consigliato a Puigdemont di tornare in Spagna ha risposto ironicamente che tutto ciò che suggerisce al suo cliente è di “imparare il Flamenco” in quanto “non ha fiducia nel sistema giudiziario spagnolo e nell’indulto”.

 

Ma il tema “Carles Puigdemont”, tuttora in esilio a Waterloo in Belgio, non infiamma solo il governo spagnolo, ma bensì anche quello catalano.

 

A quanto pare l’attuale presidente della Catalogna, Roger Torrent, non vede di buon occhio l’iniziativa del partito JxCat (Junts per Catalunya) di voler restituire la carica di presidente a Puigdemont per via telematica attraverso una riforma del regolamento della Camera. Riforma che in effetti è stata già proposta e che verrà discussa il 18 gennaio.

 

Intervistato da Catalunya Radio, Torrent ha sottolineato come già in passato gli esponenti del JxCat avevano tentato una mossa di questo tipo senza tenere in considerazione il chiaro divieto da parte del Tribunale Costituzionale. “Abbiamo sempre detto che ogni singolo passo sarebbe stato efficace per ottenere uno scenario migliore, non per complicare la situazione o scatenare un altro sciopero dei treni”, ha aggiunto.

 

Per questo l’ERC, il partito di Torrent, ovvero la Sinistra Repubblicana, appoggerà una reinvestitura di Puigdemont solo quando ci saranno le effettive condizioni affinché questo sia possibile, cosa che, sempre secondo Torrent, attualmente non è, in quanto Puigdemont si trova nell’incapacità di rientrare in Spagna da oltre un anno.

 

Ma le polemiche non finiscono qua. Lo scorso martedì 8 gennaio infatti il Governo Catalano ha approvato l’ampliamento delle prerogative di cui godono i suoi ex presidenti per garantire “l’attenzione e l’appoggio necessario ad assicurare il diritto degli ex presidenti di vivere dignitosamente durante tutte le fasi della loro vita”.

Questo è sembrato all’opposizione, in particolare agli esponenti del PP, una vera e propria norma a favore di Carles Puigdemont.

 

Ma la portavoce del governo Elsa Artadi ha giustificato la decisione con l’intenzione di facilitare la situazione di Pasqual Maragall, ex presidente e malato di alzheimer dal 2007. Ha negato inoltre, davanti alle insistenti domande dei giornalisti, che questa norma si sarebbe tradotta in alcun tipo di aumento dei privilegi per Puigdemont.

 

Nel frattempo Puigdemont, dal suo esilio a Waterloo, preferisce non prendere parte alle questioni appena menzionate, ma piuttosto esprimersi molto duramente contro i giornalisti e in particolare contro quelli de “El Periodico”.

In uno degli ultimi post pubblicati sul suo profilo Twitter leggiamo infatti: “I miserabili lo saranno per sempre. Loro, i loro editori, i loro finanziatori, gli amici del re...tutto finirà. Pazienza. Abbiamo tempo: nelle prigioni e in esilio ci ricordiamo ogni giorno di tutti i miserabili”. Sotto campeggia una foto di copertina di “El Periodico” di circa un anno fa e precisamente del 22 gennaio 2018, dove a caratteri cubitali si legge che i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, avevano tentato di distruggere documenti che testimoniavano l’allerta da parte degli Stati Uniti circa l’attentato avvenuto a Barcellona il 17 agosto 2017.

Ma proprio ieri le accuse contro i Mossos sono cadute e quindi l’ex presidente della Generalitat torna alla carica per sottolineare quanto i periodici non indipendentisti facciano cattiva informazione al riguardo.

La vicenda catalana continua.

 


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