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Napoli: alla scoperta del tesoro di San Gennaro, il santo più ricco di Elisabetta II

di Silvia Gambadoro


:: Cultura Arte Spettacolo

Ven 04 Gennaio 2019 - 18:11


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La devozione  dei Napoletani  per il  Santo  patrono della città e lo stupefacente miracolo  della liquefazione del sangue che avviene tre volte l’anno da molti secoli  sono ormai noti ai più, ma forse non tutti sanno che  “Il tesoro di San Gennaro vale più di quello  che possiede la Regina d’Inghilterra!”.  Questa è la prima frase, che, orgogliosamente, pronunzia  la guida della Cappella del Santo napoletano, ad un gruppo di turisti inglesi.

Ma, a parte il valore reale, che si aggira  su  milioni di euro, il tesoro di San Gennaro, è proprietà esclusiva del popolo napoletano, da diversi secoli, e nessuno può toccarlo.  Nel 1966 ,un delizioso film di Dino Risi, con  Nino Manfredi, Totò e la bellissima Senta Berger, ipotizzò il furto di quel tesoro, ma poi il piano fallì, perché  gli  autori della rapina si pentirono del loro gesto sacrilego .

La Cappella del Tesoro di San Gennaro risale alla metà del XV secolo, quando le spoglie del Santo furono traslate da Montevergine a Napoli , per proteggere i napoletani dalla peste e dalla carestia. Nel corso dei secoli, re, regine, nobili, ricchi di ogni epoca e di tutta Europa , hanno regalato al martire napoletano moltissimi oggetti preziosi, d’inestimabile valore, che con il passare dei secoli hanno sempre più arricchito questo patrimonio, che, all’epoca, faceva persino invidia al tesoro degli Zar di Russia.

   Accuratamente protetti in teche di cristallo e da  sofisticatissimi sistemi di allarme, i visitatori possono ammirare 51 busti e statue in argento ed oro, appartenenti  anche ad altri Santi protettori di Napoli.  Ad esempio, c’è una bellissima statua di San Michele Arcangelo, che  però, al posto del tradizionale drago, trafigge una figura femminea, a simboleggiare la tentazione. C’ è  una mitra. costellata da 3328 diamanti, 198 smeraldi, 168 rubini, 13 maglie in oro,  con tantissime pietre preziose di grandissimo valore, una croce con 13 brillanti e 13 rubini, dono di Carlo di Borbone  nel 1734, un calice con  580 brillanti,  offerto da Ferdinando IV di Borbone e tantissimi altri oggetti preziosi. Un   tesoro unico , che col passare del tempo, diventa sempre più inestimabile. A guardia di questa singolare Casa del Tesoro di San Gennaro , ci sono 12 “Deputati”, cioè Reggenti della Cappella ed alla presidenza del gruppo, c’è il sindaco di Napoli in carica. Infine a  vegliare  su questa immensa ricchezza, ci sono  anche 10 rappresentanti dei  cosidetti “ sedili” napoletani, delle unità amministrative che risalgono al 700 e che ancora oggi sopravvivono,  in maniera soltanto onorifica per tutelare la vita di Napoli, e sono composte da nobili e cittadini senza titoli. Dunque, una  folta pattuglia di fedelissimi “ guardiani” del tesoro, che per la sua  straordinaria ricchezza di oggetti,  nella cappella non può essere esposto interamente e quindi   viene mostrato, alternando tutti gli oggetti.

Don Peppe Navarra

Durante la seconda guerra mondiale, il vescovo napoletano dell’epoca, Alessio Ascalesi, pensò di mettere il tesoro di San Gennaro al riparo da una possibile rapina dell’esercito tedesco ed inviò segretamente tutti gli oggetti preziosi in Vaticano. Finito il conflitto, i napoletani richiedevano il loro tesoro, ma dalla Santa Sede non sembravano molto disposti alla restituzione. 

Allora venne trovata una soluzione molto pratica ed efficace: fu inviato a Roma  Don Peppe Navarra, detto “ il Re di Poggioreale”   (nome del famoso carcere napoletano) il quale, da solo, si presentò in Vaticano e si fece consegnare il tesoro. Ma poiché don Peppe, che non era proprio un fiorellino di virtù, tardava a  rientrare a Napoli, i cittadini furono presi dal panico, in modo particolare il cardinale, che aveva affidato quella delicata missione ad un tale così poco raccomandabile” . Quando ormai i sospetti stavano diventando sempre più forti, Don Peppe Navarra, con tre giorni di ritardo, entrò con l’intero tesoro di San Gennaro, nel cuore di una Napoli festante, a bordo della sua macchina, salutato dai napoletani che gli tributarono grandi onori. Quando il rassicurato cardinale Ascalesi chiese a Don Peppe Navarra i motivi di quel preoccupante ritardo, egli rispose candidamente : “Eminenza,  ho preso tutte strade interne ed evitato accuratamente la Nazionale, per  evitare di essere fermato da eventuali malandrini!”  Un altro miracolo di San Gennaro, che ha fatto di un delinquente incallito un paladino della fede e dell’onestà.


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Registrazione Tribunale di Messina Registro Stampa n.7 del 20 Maggio 2014
Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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