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La Commissione Europea boccia la manovra di bilancio, adesso la “palla” passa all’Ecofin

Conte alla Camera: la nostra politica economica è orientata alla crescita non all’austerità

di Alessandra Caputo


:: Economia

Ven 23 Novembre 2018 - 22:28


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Come previsto la Commissione Europea ha bocciato la manovra di bilancio 2019 proposta dal governo italiano. Secondo quanto scritto nella valutazione si riscontra un “non rispetto particolarmente grave delle regole di bilancio” e di conseguenza è necessario avviare la procedura per deficit eccessivo basata sul debito.

“Vorrei evitare la procedura di infrazione all'Italia verso cui ci stiamo muovendo lentamente ma sistematicamente” - ha detto il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici - “anche perché è irragionevole una crisi tra l'Ue e l'Italia, ma non posso accettare nessun tipo di ricatto sulla manovra italiana. Questo sulla manovra infatti non è un conflitto tra Moscovici e Salvini o tra Bruxelles e Roma, al contrario l'Italia è chiaramente divisa dal resto dei Paesi dell'eurozona che sostengono la posizione della Commissione”.

Sull’argomento si è espresso anche Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Europea, affermando che “In una situazione di debito molto alto l'Italia sta essenzialmente pianificando una spesa aggiuntiva significativa invece della necessaria prudenza di bilancio”.

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria si è detto rammaricato riguardo al giudizio espresso dalla Commissione Europea, ha poi aggiunto che “La drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggia l'economia italiana e di conseguenza l'economia europea. Questa considerazione è alla base del nostro impegno a continuare il dialogo con la Commissione alla ricerca di una soluzione condivisibile nell'interesse reciproco”.

Di tutt’altro tono i commenti del vicepremier Matteo Salvini: “È arrivata la lettera di Bruxelles? Aspetto anche quella di Babbo Natale”- ha esordito, per poi aggiungere più rassicurante -“Discuteremo educatamente come abbiamo sempre fatto. Ci confronteremo. Vado avanti. Se qualcuno vuole convincermi che la Fornero sia giusta io non ne sono convinto”.

Anche il vicepremier Luigi di Maio ha detto la sua attraverso la propria pagina Facebook: “Sia noi che l'Europa vogliamo la stessa cosa: ridurre il debito. E l’Unione europea si convincerà che per raggiungere l'obiettivo abbiamo scelto l'unica strada che funziona: aiutare le famiglie e le imprese, creare nuove opportunità di lavoro per i giovani. È così che l'Italia finalmente può crescere”.

Ma aldilà di tutte queste considerazioni, cosa accadrà adesso?

Come anticipato dal commissario Moscovici, tocca agli Stati membri esprimersi attraverso il Comitato economico e finanziario del Consiglio europeo, composto dalle banche centrali di ogni paese membro e dai suoi alti funzionari, dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dalla Commissione. Il Comitato ha un massimo di due settimane per fornire la propria opinione che potrebbe quindi arrivare il 5 dicembre. A quel punto sarà l’Ecofin, il Consiglio formato dai ministri delle finanze degli Stati membri, a decidere se procedere o meno.

La prossima riunione dell’Ecofin è prevista per il 4 dicembre, se il parere dovesse arrivare entro quella data allora la procedura potrebbe essere già avviata, altrimenti bisognerà attendere la prossima riunione prevista per il 22 gennaio.

Se l’Ecofin dovesse decidere per l’avvio della procedura il primo passo consisterebbe in una raccomandazione che si esprime nella richiesta di una manovra correttiva con tempistiche che potrebbero variare dai 3 ai 6 mesi. C’è anche la possibilità che nel frattempo il Consiglio decida di applicare una serie di sanzioni come il deposito infruttifero o il blocco degli investimenti, ma sono ipotesi che sino a ora non si sono mai verificate in situazioni simili. Una volta scaduto il termine previsto, in base ai risultati ottenuti, la Commissione può decidere se “congelare” la procedura oppure “intensificarla”.

Ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha riferito alla Camera dei Deputati anticipando alcune linee di indirizzo della risposta che verrà fornita a Bruxelles e che si concentrerà principalmente sugli effetti attesi dalla manovra. Stando a quanto affermato dal presidente l’impulso alla crescita verrà dato dall’accelerazione degli investimenti e in particolare dalla messa in opera delle infrastrutture e dagli interventi contro il dissesto idrogeologico. Altro puntello della crescita inoltre sarà costituito da una strategia integrata per la ripresa della produttività attraverso l’accumulazione di capitale. Conte ha fatto riferimento anche a importanti interventi di semplificazione soprattutto in materia di lavoro, sviluppo economico e salute.

“Argomenteremo come alcune di queste azioni sono perfettamente in linea con le raccomandazioni del 13 luglio 2018, pervenuteci dal medesimo Ecofin”- ha continuato il presidente- “È in linea con le raccomandazioni dell'Ecofin l’azione di potenziamento della nostra ricerca, grazie all'assunzione di mille nuovi ricercatori. Il potenziamento del numero di magistrati e del personale dei tribunali è una delle precondizioni per la riduzione della durata dei processi civili e penali, come raccomanda l'Ecofin. Abbiamo anche raccolto la raccomandazione relativa agli sforzi per la riduzione dell'economia sommersa, con i provvedimenti sulla pace fiscale e quelli in materia di fatturazione elettronica, che sono contenuti nella legge di stabilità e in altri provvedimenti”.

“Spiegheremo infine che non abbiamo accolto le loro raccomandazioni in materia di aggiustamento strutturale, perché non compatibili con lo stato congiunturale della nostra economia e con il nostro disegno di politica economica, più orientato alla crescita che non all'austerità”- ha concluso Conte- “Nel caso in cui l'Ecofin dovesse decidere di aderire alla raccomandazione della Commissione chiederemo tempi di attuazione molto distesi. Questo spazio temporale peraltro ci tornerà utile a consentire alla manovra economica di produrre i suoi effetti sulla crescita e grazie a questo di ridurre il debito pubblico”.


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