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Brexit spacca in due i Tories: probabile mozione di sfiducia per Theresa May

Si dimettono due sottosegretari e tre ministri, compreso quello per la Brexit

di Alessandra Caputo


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Ven 16 Novembre 2018 - 22:31


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Doveva essere un colpo andato a segno, si è rivelato un autogol. Per Theresa May il più sembrava esser fatto: oltre sei ore di riunione con il governo, alla fine della quale era stata annunciata l’approvazione della bozza di accordo sulla Brexit, accordo raggiunto faticosamente con Bruxelles e che dovrebbe regolamentare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. E invece non sono passate neanche dodici ore prima che sul capo della premier inglese piovessero una raffica di dimissioni fra ministri e sottosegretari.

 

A partire da Dominic Raab, ministro per la Brexit e figura chiave soprattutto nell’ultima fase dei negoziati. Nella sua lettera di dimissioni, resa pubblica dallo stesso con un tweet, afferma: “Non posso in buona coscienza sostenere i termini proposti per il nostro accordo con l'UE. Ecco la mia lettera al PM che spiega le mie ragioni e il mio costante rispetto per lei”.

Due le motivazioni principali che si leggono nella lettera: “In primo luogo credo che il regime regolatorio proposto per l’Irlanda del Nord costituisca una minaccia molto reale all’integrità del Regno Unito. In secondo luogo, non posso sostenere un accordo di backstop indefinito, in cui l’Ue ha il veto sulla nostra possibilità di uscire. Le condizioni di backstop sono un ibrido fra gli obblighi dell’unione doganale Ue e del mercato unico”.

 

Anne-Marie Trevelyan e Suella Braverman, entrambe sottosegretarie alla Brexit, hanno fatto seguito a Raab dimettendosi a loro volta. Queste uscite di scena sono un duro colpo per la stabilità di governo, già duramente messo alla prova dalle precedenti defezioni ministeriali.

 

Shailesh Vara, sottosegretario per l’Irlanda del Nord, segue la stessa linea, e anche lui pubblica la sua lettera di dimissioni su Twitter. Sostanzialmente l’accento è posto sempre sulla questione della sovranità e dell’indipendenza, che secondo Vara non sembrano essere assicurate dagli accordi con Bruxelles.

 

Utilizza toni leggermente più duri infine Esther McVey, ministro per il Lavoro e le Pensioni, che motiva le sue dimissioni definendo  l’accordo per la Brexit un “tradimento dell’esito del referendum”.

 

A coronare il tutto la presentazione di una mozione di sfiducia per la May da parte dei Tories che potrebbe essere avviata già il prossimo martedì 20 novembre. Questa mattina infatti lo Chief Whip del Partito Conservatore britannico (capogruppo alla Camera dei Comuni e membro del governo) ha convocato una riunione straordinaria che aveva fatto pensare a un imminente inizio della procedura. Ma nel pomeriggio poi la stessa è stata annullata.  Occorre la firma di almeno 48 deputati e in caso di voto dovranno essere invece minimo 158 a votare a favore di una sfiducia. Salvo eventuali sorprese però questi numeri al momento non sembrano esserci.

 

La May intanto tira dritto e difende l’accordo, nonostante la raffica di fischi e contestazioni ricevute alla Camera, sembra sicura di sé e certa di non correre alcun rischio. La partita è ancora tutta da giocare però, sia internamente con il proprio partito, che esternamente con Bruxelles.


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Registrazione Tribunale di Messina Registro Stampa n.7 del 20 Maggio 2014
Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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