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Il Teatro Ivelise a Roma. Una boccata di ossigeno artistico e di storia per conoscere la piccola Ivelise Ghione

Brenda Monticone Martini: una donna che veglia e cura come una mamma il bene più grande di Ivelise, il suo teatro.

di Luca Cricenti


:: Cultura Arte Spettacolo

Sab 10 Novembre 2018 - 23:04


Immagine Principale



Nel cuore di Roma, a pochi passi dal Colosseo, sorge sui resti di un’antica chiesetta il Teatro Evelise. Nato da un’idea di Evelise Ghione, sorella minore della nota Ileana, oggi il teatro continua a vivere grazie a Brenda Monticone Martini direttrice e destinataria della realizzazione delle volontà della signora Ivelise.

Come è iniziato questo percorso di gestione del teatro?

Ho conosciuto Ivelise grazie a Samuele Briatore, fondatore dell’Accademia Italiana di Galateo. Le ho raccontato le mie idee, i progetti che volevo realizzare. A lei è piaciuta molto l’idea in generale, o meglio l’idea delle varie idee. Non so se questo incontro sia stato decisivo o se lei aveva già in mente da prima di lasciare il teatro in mano a una figura femminile. Cominciando a lavorare ho anche capito il perché. Il teatro è come una casa, c’è bisogno di una donna di casa, una donna di un certo tipo che sia factotum, dalle pulizie ai puntamenti delle luci in scena. La donna di un certo tipo è capace a mettere anche un chiodo, una lampadina…insomma a fare entrambi i ruoli di donna e uomo.

Sento che questa è una vocazione. Il progetto l’ho sempre visto realizzato nella mia mente. E nel tempo anche nella cabina di regia.

Ho visto che la gestione è portata avanti attraverso l’associazione “Allostatopuro”.

Si, Ivelise aveva una sua associazione (Miraggi) con cui gestiva il teatro. Io avevo in mente di trovare una sede per la mia associazione culturale, “Allostatopuro”, che contenesse il suo nome (Ivelise, ndr) e le sue idee allo stato puro delle emozioni. Io vengo dal metodo Stanislavskyi, ho iniziato a studiare recitazione solo 7 anni fa, e penso che un messaggio per essere sentito dal pubblico debba essere vero. Un attore deve provare quelle emozioni che interpreta, quelle emozioni devono essere vere per essere trasmesse al pubblico. Questo vale per ogni forma d’arte.

Quindi sono venuta qui con la mia associazione. Per lei era importante soprattutto che il teatro fosse tenuto in vita e con il suo nome. E così è stato. In questi 4 anni e mezzo sono riuscita a mantenere la promessa data.

E non fate solo teatro giusto? Ho letto di laboratori, cinema, musica..

Si, c’è la stagione teatrale che in realtà non consiste solo in spettacoli e questo piacque molto ad Ivelise. Abbiamo aperto le porte anche alla musica, dei veri e propri concerti anche di nicchia. Per esempio abbiamo un appuntamento mensile di jazz e swing con Valeria Rinaldi e altri musicisti che cambiano a rotazione, così da diversificare. C’è poi il concerto di Natale ed abbiamo altri progetti nostri: teatro canzone e varietà con il burlesque. Tutti progetti che nascono anche attraverso le collaborazioni con i nostri insegnanti. Abbiamo infatti laboratori di burlesque e boylesque…

Ecco! Il Boylesque. Lo avevo letto sul vostro sito, ma che cos’è?

È il burlesque sugli uomini. Siamo gli unici a Roma a fare questo corso, anche se in Italia di norma non si pratica molto. A differenza di quanto si possa pensare il burlesque si differenzia dagli spettacoli drag, delle drag queen. Non è uno show fatto da gay per gay. Non nasce per questo almeno. Il boylesque nasce nell’800 e i boylesquer erano gli accompagnatori performer delle burlesquer. Nel tempo hanno conquistato la scena con degli assoli. Ma nascono come performer uomini con un corpo maschile che viene svelato come tale, senza trasformazioni.

Spesso sono ballerini e attori che vengono a specializzarsi in questa disciplina artistica. Sono in pochi però che la conoscono e quindi che la praticano. Nel caso nostro viene messo in pratica nei nostri spettacoli di varietà, tra cui spicca la Maison de Lola.

La stagione teatrale, appena iniziata, si intreccerà con i vari corsi e laboratori?

Si, la stagione teatrale è iniziata ad ottobre da noi con una nostra giovane scoperta (talent) e terminerà a fine giugno, quando ci saranno anche gli spettacoli di fine corso. Ci piace chiamarli così e non saggi (quindi con pubblico pagante), perché i nostri spettacoli a differenza di altre scuole abbiamo la fortuna di poterli svolgere sul palco di un vero teatro, pur piccolo che sia. Anche i ragazzi difatti affrontano già durante il corso la parte performativa e la sentono. Ne sono contenti, perché dal momento che tu sali sul palco e i tuoi colleghi sono giù ti fanno da pubblico e senti già il distacco.

Tornando alle vostre giovani scoperte, mi riallaccio a una cosa molto interessante vista sul vostro sito: l’IveliseCineFestival. Me lo puoi raccontare?

È un festival indipendente di corti e documentari, giunto alla quarta edizione (dal 29 novembre al 2 dicembre 2018), di cui possiamo andare molto fieri perché è completamente autofinanziato. Rappresenta il cinema che entra nel teatro. In parallelo i corti vengono proiettati nel teatro Kopò, nel caffè letterario “Mangiaparole” e Metis teatro. Da quest’anno, siccome il Presidente è (per il secondo anno di seguito) Massimiliano Bruno, abbiamo pensato di portarlo all’interno: gli allievi dei corsi diventeranno giuria popolare, insieme al pubblico se vorranno, e decreteranno la migliore opera per categoria (7 in tutto: Tematica Sociale, Commedia, Drammatico, Documentario, Horror/Noir, Fantsy e Animazione).

Questo festival esiste grazie anche ai candidati: il primo anno abbiamo ricevuto 100 candidature, poi 150 per i successivi due anni. Quest’anno abbiamo cambiato delle cose: per far vivere il festival abbiamo deciso di far pagare una quota di 10 euro per candidatura (prima pagavano 20 euro coloro che venivano selezionati). Abbiamo subito un leggero calo delle candidature anche se c’è stata una sorta di selezione naturale grazie al posizionamento sulla piattaforma digitale “Film Freeway”. La qualità è altissima e su poco più di 100 opere ricevute ne abbiamo selezionate 40.

La giuria è composta da Massimiliano Bruno, Volfango De Biasi, Marta Gervasutti, Alessandro Pesci, Massimo Intoppa e Luca Angeletti.

Da ultimo sarei curioso di sapere qualcosa in più sulla storia di Ivelise, la sua partecipazione ai movimenti femministi durante un periodo importante di movimenti popolari. Quanto senti la sua presenza all’interno del teatro?

Non posso dire di aver conosciuto bene Ivelise prima della sua morte. Ma da quando ho iniziato a gestire il teatro e quindi a risanarlo, ho iniziato a ricostruire la sua storia. Infatti, non è solo una lotta per mantenere in vita il teatro ma anche per portare avanti la sua storia, la sua voce, le sue idee. Lei era la Ghione più piccola, la meno conosciuta. Sono riuscita a ricostruire la sua biografia attraverso i le carte e le foto presenti qui e ho capito quanto questo teatro fosse importante per lei: il suo figlio, la sua creatura. Lei non aveva figli né nipoti. Credo che anche per questo abbia pensato a qualcuno che si prendesse cura della sua creatura, una donna che potesse vegliare e curare come una mamma il suo bene più grande: il teatro Ivelise.

 

Per maggiori informazioni sul teatro visitate il sito www.teatroivelise.it o contattate lo 0689527016 – segreteria@teatroivelise.it.


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