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Preziosa è la morte del giusto agli occhi del Signore: S. Oscar Arnulfo Romero, martire per la pace e la fraternità

Riflessioni omiletiche e auspici di preghiera

a cura di Mons. Santo Rocco Gangemi, Nunzio Apostolico in El Salvador


:: Cultura Arte Spettacolo

Ven 19 Ottobre 2018 - 14:59


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Dall’omelia della S. Messa per il solenne insediamento del Nunzio Apostolico, nella Cattedrale di San Salvador 27 settembre 2018. “Considero una fortuna essere stato inviato come Nunzio Apostolico in questa Terra, irrigata dal sangue di tanti martiri, che hanno offerto la loro vita per il Vangelo e per la difesa dei diritti umani.

Ammiro, rispetto e venero la memoria del Beato Oscar Arnulfo Romero e Galdámez, presto [ormai] canonizzato. Lo invocheremo come uno dei grandi santi martiri attuali del continente americano e del mondo intero. Lo invocheremo come santo intercessore per la pace, la giustizia, i diritti civili, la riconciliazione e la dignità della persona. La sua presenza carismatica continua ad essere viva per questa nazione e, ne sono sicuro, per tutto il mondo, e la sua voce profetica non è stata azzittita, ma continua, e continuerà, ad essere ascoltata. Il nostro Beato [oggi Santo] fu un autentico pastore del popolo: a prezzo della vita, seppe con coraggio, saggezza e prudenza, situarsi nella linea della vera giustizia che germoglia dal Vangelo; fu appunto un vescovo-pastore, e seppe conformare il proprio cuore a quello di Gesù, Buon Pastore. Per questo il suo esempio e le sue parole hanno e avranno sempre eco, vivendo esse l’attualità della Parola di Dio, la novità del Vangelo. Per noi Vescovi, è un modello ad immagine di Gesù Buon Pastore: “Io sono il Buon Pastore perché conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come io conosco il Padre….” [Giovanni 10,14-16]. Il 25 marzo del 1980, quando i giornali, la radio e televisione italiana incominciarono a dare la notizia dell’uccisione di Monsignor Oscar Arnulfo Romero [durante la celebrazione della S. Messa], per molti a quel tempo quel nome era sconosciuto; io stesso non avrei mai pensato che un giorno avrei servito la Chiesa come Nunzio Apostolico nel Salvador e, ancora meno, avrei immaginato di incominciarvi il mio lavoro diplomatico nello stesso anno della sua canonizzazione. Si può dire, addirittura, che la mia nomina fu simultanea al concistoro pubblico nel quale il Santo Padre Francesco dichiarava la volontà di elevare agli onori degli altari il Santo Vescovo salvadoregno. Davvero posso dire: Tutto è grazia! Ho iniziato, allora, il mio ministero guardando alla figura di Monsignor Romero, che seppe staccarsi delle vanità di questo mondo, facendosi esempio di vita intesa alla ricerca di tutto ciò che vale e conta di fronte a Dio, perché “tutte le cose, assolutamente tutte, sono vana illusione” come ci ammonisce l’Ecclesiaste [1,2-11, vd. liturgia del 27 settembre]. Il nostro beato [Santo] cercò sempre il bene degli altri, indistintamente e senza eccezioni; cercò gli interessi di Dio e non già i nostri meschini interessi.

Nel libro sacro, leggiamo ancora: “Una generazione segue all’altra, il sole sorge e tramonta, il vento continua a cambiare direzione e mai si arresta, i fiumi scorrono al mare, senza mai saziarlo. Ciò che è stato sarà, ogni cosa passerà; non c’è niente di nuovo sotto il sole”:  espressioni poetiche – oserei dire - per esprimere una prospettiva non molto incoraggiante, ma realistica. Perché ci affanniamo, perché tante preoccupazioni per la vita? Lo stress, le inquietudini quotidiane non ci facciano smarrire buonumore e serenità, non ci facciano dimenticare la percezione della nostra stessa esistenza, né il senso della fraternità: cerchiamo ciò che piace a Dio, non angosciamoci di fronte alle piccolezze della vita: Gesù veglia sugli uccelli del cielo e i gigli del campo, ancora di più, pertanto, veglierà su ciascuno di noi.

Vien da pensare alle splendide parole di Santa Teresa d’Avila: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, solo Dio non cambia … chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta” [Lettera a Sr. Maria Battista, 2 Novembre 1576].

O al Salmo: “Signore, tu sei stato per noi un rifugio, di generazione in generazione.... mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte” [Salmo 89 vd. liturgia 27 settembre]. È un salmo che piaceva molto a San Giovanni XXIII, perché gli sembrava che stia lì il segreto per osservare con saggezza lo scorrere della Storia: “insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”.

Il Vangelo di San Luca [9,7-9, vd. liturgia del 27 settembre] con la pressante domanda “e voi, chi dite che io sia?”, insegna che di fronte al mistero di Gesù, della sua natura e identità, sin dal principio si sono manifestate reazioni diverse, spesso superficiali, come anche ai nostri giorni: se i curiosi lo incontrassero per via gli chiederebbero forse un autografo, senza badare al suo messaggio. Altri invece, lo cercherebbero come uomo meraviglioso e miracoloso, senza badare alla prospettiva di eternità che il messaggio contiene.

Certo, la figura di Gesù è stata sempre affascinante, e sempre, ieri come oggi, c’è stato chi ne ha contrastato il messaggio: soltanto quanti si accostano a Lui con fede e semplicità di cuore riescono a intuirne la natura divina, a intenderne la missione di riscatto e di salvezza. A noi tocca allora domandarci se siamo capaci di intuire, di intendere, e di trasmettere questo messaggio”. Dall’appello diffuso da “Diario CO Latino” il 13 ottobre, con il titolo “il Nunzio chiama a vivere la canonizzazione di Romero in pace e fraternità”:  Difendere, diffondere, testimoniare il Vangelo: per questo ha vissuto, per questo ha versato il proprio sangue, il santo martire salvadoregno. E per questo la Chiesa l’ha elevato agli onori dell’altare, riconoscendone l’eroismo grazie al quale ha trasceso le ristrette frontiere del Paese, per fare della propria opera, del proprio sacrificio, di se stesso, patrimonio di tutti o – per usare un’espressione corrente - Patrimonio dell’umanità. Egli si è fatto profeta e maestro della fede perseguitata, egli ha dato forza e speranza ai disperati. Egli si è fissato, perdendo la vita terrena e guadagnando quella del Cielo, sulle cose che non passano, non si deteriorano, non si scompongono, non vengono meno.  

Come Nunzio Apostolico e come – posso dire ormai – cittadino del Salvador, ad una voce con il Santo Padre Francesco, prego con forza e fiducia l’intercessione di San Oscar Santo, perché gli abitanti di questo Paese, e gli abitanti del mondo intero, deposto ogni istinto di violenza e di sopraffazione, ogni crudeltà, ogni meschinità, vivano giorni sereni e prosperi, giorni di concordia, di amicizia, di fraternità.

 

Mons. Santo Rocco Gangemi, Nunzio Apostolico in El Salvador


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