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"Viaggi disperati": Nuovo rapporto di UNHCR su rifugiati emigranti in Europa

Pascale Moreau, capo di UNHCR Europa:'Ormai non è più questione di numeri: per l’Europa si tratta piuttosto di testare se il continente può esprimere l’umanità necessaria per salvare vite'


:: Uno Sguardo all' Europa

Mer 03 Ottobre 2018 - 16:49


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Mentre diminuisce il numero di rifugiati e migranti che raggiungono l’Europa, cresce in modo drammatico il numero di vittime, secondo il nuovo rapporto di UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati.

Secondo “Viaggi disperati” è diminuito del 40 per cento il flusso di quanti sono arrivati in Europa quest’anno rispetto al 2017: l’aumento complessivo di ingressi in Grecia e Spagna non ha infatti compensato la drastica riduzione degli ingressi in Italia.

Questo calo è imputabile all’accresciuto supporto fornito all’azione preventiva della Guardia costiera libica e alle ulteriori restrizioni sulle ONG coinvolte nelle operazioni di ricerca e soccorso.

Dei tre Paesi di accesso nel Mediterraneo citati, la Spagna è diventata dalla fine di luglio il principale, con rifugiati da Guinea, Tunisia e Siria in testa agli ingressi rispettivamente in Spagna, Italia e Grecia (nello stesso periodo del 2017, i Paesi che avevano espresso il più alto numero di rifugiati nei tre Paesi mediterranei erano stati Nigeria, Guinea e Cote d’Ivoire.)

Ormai non è più questione di numeri: per l’Europa si tratta piuttosto di testare se il continente può esprimere l’umanità necessaria per salvare vite, secondo Pascale Moreau, capo di UNHCR Europa.

La Libia, principale Paese di partenza, ha ricevuto supporto per costituire il proprio apparato di ricerca e soccorso, causando così un aumento di persone intercettate o salvate in mare dalla Guardia costiera libica.

Le ONG e altre organizzazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale fronteggiano crescenti difficoltà nel trovare porti Europei di sbarco: dall’inizio di giugno  l’Italia ha respinto lo sbarco di diverse imbarcazioni di ONG che trasportavano migranti e rifugiati.

A tali misure si è accompagnato un brusco aumento del tasso di mortalità. Nel Mediterraneo centrale, tra gennaio e giugno 2018 un migrante su diciotto è morto nel tentativo di raggiungere l’Europa, a fronte di un tasso di uno su 42 lo scorso anno.

Quest’anno si sono finora avuti dieci incidenti che hanno causato un numero non inferiore a cinquanta vittime ogni volta. 300 persone sono morte tentando di raggiungere la Spagna dal Nord Africa, un terzo più che nel 2017.

Su terra, si sono registrati 78 decessi di rifugiati e migranti in Europa o comunque in prossimità delle frontiere continentali rispetto ai 45 nello stesso periodo dello stesso anno. Presunti respingimenti verso territori vicini, talvolta con uso di violenza, spesso negando l’accesso alle procedure di asilo, sono stati imputati a forze di polizia e autorità di frontiera.

“Il rapporto conferma ancora una volta che il Mediterraneo è uno dei luoghi più pericolosi da attraversare,” ha affermato Moreau, che ha aggiunto:  “A fronte di una diminuzione degli arrivi sulle coste europee, non si tratta più di verificare se l’Europa è in grado di reggere il numero di migranti e rifugiati, quanto piuttosto di accertare se I Paesi europei siano in grado di dimostrare quell’umanità che occorre per salvare vite umane.”

UNHCR e IOM (l’agenzia ONU sulle migrazioni) chiedono un approccio regionale su soccorso e sbarco di persone in difficoltà nel Mediterraneo. UNHCR sollecita gli Stati europei a concedere a quanti cerchino tutela internazionale un agevole accesso alle procedure di richiesta di asilo oltre ad accrescere il ricorso a vie sicure e legali per l’ingresso dei rifugiati nel continente. Agli Stati europei viene anche chiesto di fare di più per proteggere persone con necessità specifiche, in particolare i bambini che viaggiano da soli.

Per saperne di più: https://news.un.org/en/story/2018/09/1018352


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