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L'Europa condanna le politiche di Orbán

Via libera all’applicazione dell’articolo 7.1 del TUE per il governo ungherese

di Alessandra Caputo


:: Uno Sguardo all' Europa

Mer 12 Settembre 2018 - 23:33


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Immagine: Il premier ungherese Viktor Orbàn

 

Strasburgo, 12 settembre 2018 - Sì all’applicazione dell’articolo 7.1 nei confronti dell’Ungheria, così si è espresso il Parlamento Europeo con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astenuti. ? articolo 7.1 del Trattato dell’Unione Europea (TUE) fa riferimento alla promozione e alla salvaguardia dei principi costitutivi quali lo stato di diritto e il rispetto per i diritti e le libertà fondamentali, principi fondanti dell’Unione Europea.

 

È la prima volta che il Parlamento approva quella che viene chiamata “opzione nucleare”  per via delle sanzioni che comporta, tra cui anche la perdita del voto nelle sezioni europee.

Ed è così che a causa delle sue scellerate politiche anti-immigrazione, dei giri di vite sulla magistratura e del trattamento riservato alle Ong, adesso Orbán e il suo governo rischiano grosso.

 

Sul comunicato di Amnesty International leggiamo:

 

“È un voto storico. Il parlamento europeo si è giustamente schierato dalla parte del popolo ungherese e dell’Unione Europea, dicendo in modo chiaro che i diritti umani, lo stato di diritto e i valori democratici non sono negoziabili”, ha dichiarato Berber Biala-Hettinga, esperta di Amnesty International sui diritti umani nell’Unione Europea.

 

Una netta maggioranza di parlamentari ha respinto e condannato le retrograde politiche del governo ungherese, che sta allontanando il paese dal percorso dei valori condivisi all’interno dell’Unione europea. L’Ungheria appartiene fermamente all’Unione europea, ma non vi appartengono la xenofobia e il mancato rispetto per le libertà fondamentali e i diritti umani”, ha aggiunto Biala-Hettinga.

 

Oggi il parlamento europeo ha votato per ciò che è giusto. Ora gli stati membri devono dare seguito a questo voto e agire rapidamente prima che l’Ungheria scivoli verso l’arbitrio oltre il punto di non ritorno”, ha concluso Biala-Hettinga.

 

Innumerevoli organismi, tra cui la Commissione europea, le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa e le organizzazioni della società civile ungherese e di altri paesi europei hanno ripetutamente richiamato l’attenzione sul mancato rispetto, negli ultimi anni, dei diritti fondamentali e dello stato di diritto in Ungheria.

 

Amnesty International, il Comitato Helsinki Ungheria e l'Unione ungherese per le libertà civili hanno attirato l'attenzione sugli allarmanti sviluppi seguiti alla nuova vittoria elettorale del partito al potere Fidesz nelle elezioni parlamentari dell'aprile 2018.

 

Il rapporto sull'Ungheria su cui il parlamento europeo ha votato oggi elenca una lunga serie di preoccupazioni relative al funzionamento del sistema costituzionale del paese, all'indipendenza del potere giudiziario, alla libertà di espressione e di associazione, al diritto a essere trattati secondo principi di uguaglianza, ai diritti delle persone appartenenti a minoranze come i rom e gli ebrei, ai diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati ed altro ancora.

 

Le dichiarazioni di Amnesty sono confermate anche dal rapporto di Judith Sargentini, l’eurodeputata dei Verdi olandesi che era stata incaricata dal Parlamento di valutare l’effettiva situazione del paese. È possibile leggere l’intero e dettagliato rapporto qui.

 

Il voto espresso oggi dal Parlamento Europeo nei confronti del governo ungherese avvia le procedure relative all’articolo 7.1 ma tuttavia non chiede ancora alcuna sanzione. ? iter in questo senso è lungo e adesso la palla passa al Consiglio Europeo dove sarà necessario avere la maggioranza di almeno 23 stati.


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