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Salvini-Orban, il day after

Coda di polemiche e botta e risposta con Macron. A Rocca di Papa caos per l’arrivo dei migranti della Diciotti

di Roberto Sciarrone, Sapienza Università di Roma


:: Politica

Mer 29 Agosto 2018 - 16:38


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Il day after il “Salvini-Orban” ha portato con sé l’inevitabile coda di polemiche, opinioni tra le più diverse e commenti forti, su tutti quelli del premier italiano Giuseppe Conte e del presidente francese Emmanuel Macron. Ma andiamo con ordine.

L’incontro di ieri a Milano sul tema dell’immigrazione tra il primo ministro dell’Ungheria, dal 2010, Viktor Mihály Orbán e il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha prodotto un’asse sovranista dai contorni abbastanza chiari che profumano di destra antica e moderna: chiudere le frontiere, cementare in Europa una alleanza per mettere all’angolo i socialisti e i democratici, cambiare l’Ue nel nome della sicurezza. Questi i capisaldi. Il tema dell’immigrazione, quindi, nei pensieri di Orban e Salvini mentre in piazza San Babila era in corso una manifestazione di protesta, le parole del leader ungherese sono molto nette: “I Paesi si suddividono in due grandi blocchi. Qual è l'obiettivo della nostra politica? Bruxelles dice, e così tedeschi, francesi e spagnoli, che la loro politica consiste nel gestire al meglio l'immigrazione. In tutti i documenti europei si dice questo. Noi, che siamo nel campo opposto, diciamo invece che l'obiettivo è fermarla. Per questo noi e Salvini abbiamo la stessa posizione”.

Orban ha chiarito come anche Berlusconi fosse d’accordo, e avesse caldeggiato, l’incontro di ieri, prefigurando l’asse sovranista di cui sopra confermata dalle parole di Matteo Salvini: “Lavoriamo insieme per una futura alleanza che riporti al centro i valori che i nostri movimenti e i nostri governi rappresentano. Possiamo unire energie diverse con un obiettivo comune, escludendo le sinistre” ha affermato il ministro dell’Interno. Il messaggio rivolto a Macron? Immancabile: “Cambiare i trattati Ue, non solo sull’immigrazione è impegno del governo. Chiediamo collaborazione anche a Macron, che passa il suo tempo a dare lezioni a governi stranieri: dia l’esempio aprendo Ventimiglia”. Stoccata.

“Hanno ragione nel considerarmi il loro principale oppositore”, le parole del capo dell’Eliseo. Macron ha poi aggiunto “Non cederò niente ai nazionalisti e a coloro che difendono i discorsi di odio”. Tanto per gradire, con i cugini d’oltralpe non si trovano vie comuni ma si battibecca, è il segno dei tempi, del pressapochismo e di una comunicazione politica sgangherata e spesso affidata superficialmente ai social? Forse, per l’ex ministro Minniti decisamente si, intervenendo ieri a La7 ha sottolineato il suo stupore circa le dirette social di Salvini visto il poco tempo che solitamente ha un ministro.

Ma non finisce qui. A margine del “Salvini-Orban” bisogna raccogliere anche la stizza del premier Conte che, raccontano i ministri 5 Stelle, li ha chiamati ieri per sfogarsi (secondo Libero). Oggetto della rabbia è il suo ministro degli Interni Matteo Salvini che ieri lo ha di fatto scavalcato conversando da pari a pari a con un capo di governo quale è Viktor orban (e quale è Conte). Il leader leghista ha parlato a nome del governo quando ha spiegato il patto con Orban che prevede di accantonare la riforma del trattato di Dublino (sulla quale Conte sta lavorando alacremente da settimane con gli altri governi europei) puntando invece su una blindatura delle frontiere che replichi all’infinito i casi Aquarius e Diciotti.

Le provocazioni di ieri sono state talmente hard che il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, sta cercando di parare – a parole – le cancellerie di mezza Europa occidentale, visibilmente agitate.

In tutta questa ridda di parole la copertina serale di un paese ormai isterico e diviso arriva da Rocca di Papa divisa in due dall’arrivo di 100 dei migranti scesi dalla Diciotti. Davanti al centro si sono fronteggiate due fazioni: i militanti di estrema destra contrari all’arrivo dei profughi e un gruppo di cittadini pro migranti e urlava slogan antifascisti. La solita Italia divisa in due.

Chiudo con il più classico dei gattopardismi: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».


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