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“La prima fake news? Il Cavallo di Troia!”. Intervista al sociologo Francesco Pira

Il professore universitario e giornalista siciliano Francesco Pira è autore con Andrea Altinier del libro 'Giornalismi' , un nuovo saggio su Fake news e misinformation. La lettera sul crollo del ponte Morandi a Genova diffusa dopo l'immane tragedia è una delle ultime orribili Fake news di questi giorni. Pira ci parla di questo ed altro ancora

di Claudia Badalamenti


:: Editoria/Giornalismo

Mer 29 Agosto 2018 - 12:26


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Agrigento, 29 agosto 2018 - Francesco Pira, sociologo, giornalista, docente di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina; coordinatore didattico del Master in “Manager della Comunicazione pubblica” e di “Comunicazione pubblica e d’Impresa” presso lo IUSVE, Università Salesiana di Venezia e Verona. Ricercatore e Visiting Professor presso l’Università Juan Carlos di Madrid. (potremmo ancora continuare, evitiamo di farlo perché l’intervista si prospetta lunga oltre che interessante).

Questo, se qualcuno avesse bisogno di alcune referenze per capire la caratura del personaggio che tra qualche minuto risponderà ad alcune domande a tema, in ordine alla sua ricerca nell’ambito sociologico che riguardano: le fake news, il cyberbullismo ed il sexting .

Oramai il nostro vocabolario è sempre più contaminato da parole delle quali spesso non si comprende il significato, ma attenzione cari lettori, dietro le parole c’è un mondo che si apre a comportamenti borderline, al limite della legalità, azioni atte a fare del male indiscriminato, senza remora alcuna, solo per il gusto sadico del danno provocato ad altri o per motivi che spesso sfuggono a chi , ha della vita una visione semplice e pulita o chi vive il mondo dei social, in modo più o meno “normale”.

 

Professore, cos’è una “Fake News”?

“Purtroppo tende a passare un messaggio errato e cioè che le Fake News sono un tema moderno che nascono con l’ausilio dei social. In realtà, sono sempre esistite e se ne ha antica memoria, ad es. nel mio ultimo libro “Giornalismi” scritto insieme ad Andrea Altinier, (che in  atto viene presentato in tutta Italia), si parla forse della più antica Fake della storia: ” Il cavallo di Troia” che nasce come regalo ad una Dea ed  in realtà si trasforma in uno strumento di guerra per prendere la città. In effetti se ne possono raccontare tante. Il problema non è la bufala, lo scherzo, che in sè può essere addirittura divertente, ma l’uso distorto che ne  viene fatto. Non solo, parliamo anche dell’uso politico delle Fake News, perché il dibattito politico che c’è in queste ultime ore, ci fa capire che esiste una regia che artatamente confeziona informazioni false, per colpire determinati partiti, movimenti o personalità del mondo politico”.

Possiamo dire allora, che le Fake siano nella maggior parte dei casi confezionate ad uso e consumo della politica, per colpire o danneggiare un personaggio piuttosto che un altro?

“Si, la Fake è politica se parliamo di politica, ma se pensiamo ai vaccini sui quali ultimamente si è creato un lungo dibattito ed altrettante polemiche, si può notare come questo fatto vada a colpire non solo gli esponenti politici, ma anche tutta l’industria che li produce, perché poi alla fine vengono utilizzati soltanto quelli che prevedono le normative politiche Nazionali o Internazionali prodotti nel momento storico in cui viviamo.

E’ sicuramente un allarme sociale proprio perché tocca varie parti della società, da quella politica a quella dell’industria , è chiaro che se va ad intaccare la credibilità dell’una o dell’altra, si creano delle situazioni di depotenziamento anche di alcuni leader politici o di industrie presi di mira. L’idea che un Presidente del Consiglio dica che vuole aprire una commissione d’inchiesta, ci fa capire che il problema esiste a livello politico. Prendiamo ad esempio il Presidente degli Stati Uniti d’America, ogni qual volta si sente criticato pubblicamente, dice di essere vittima delle Fake. Questo ci da la dimensione della serietà del problema che non riguarda soltanto il mondo dei social, perché il fatto che sia  saltata la disintermediazione giornalistica che è la cosa più importante, ha consentito a tutta una serie di creatori di Fake, di spopolare sul web”.

 Una delle ultime orribili Fake in ordine di data, è la lettera scritta sulla tragedia che si è consumata a Genova. Perché qualcuno sente l’esigenza di fare una cosa del genere?

“La lettera che tutti conosciamo sulla tragedia di Genova, è proprio l’esempio lampante che di distorto non c’è solo l’uso dei social , ma anche altro. Approfittare di una immane tragedia per riesumare una lettera e riadattarla alle circostanze, ha concesso a chi l’ha messa in rete di ottenere migliaia di visualizzazioni e condivisioni, per poi scoprire che la persona che ha  scritto la lettera era morta quindici anni prima e che la bufala era talmente grossa proprio perché copiata da una bufala precedente, ci fa capire quanto grave sia il problema e le motivazioni a volte futili che portano a questo. Possiamo citarne delle altre di diversa natura, ad esempio lo stratagemma che bloccherebbe attraverso un sistema di parole un algoritmo di Facebook o che whatsapp presto diventerà a pagamento. Tutte bufale che girano da tempo ma che non contengono alcuna veridicità. Il problema sta nell’individuare la bufala che può essere innocua, da quella che potrebbe portare a danni davvero gravi o addirittura irreversibili”.

 

acendo un analisi tra bufale di diversa natura e finalità, si comprende quanto allarmate possa essere il dato estratto

“Credo che uno dei dati più allarmanti, riguardi il Ministero della Sanità, perché le Fake che girano sono tante e tali da costringere il Ministero a sponsorizzare una campagna che possa impedire alla gente di credere che alcune malattie gravissime, possano curarsi affidandosi al dott. Google . Naturalmente girano tantissime bufale e si arriva pure a credere di curarsi mangiando patate e cipolle! Il dato è davvero gravissimo, tanta gente quando sente d’avere qualcosa invece di andare dal medico si collega ad internet, cercando diagnosi. Da qui una grossa campagna fatta anche dall’Ordine dei Medici che ci fa capire che ci sono delle situazioni davvero gravi e soprattutto non sono più controllabili , perché fidarsi più dei rimedi che si trovano su internet che di seri professionisti, ha portato alla divulgazione di uno spot agghiacciate che ritrae una lapide con su scritto: “pensavo d’avere un mal di denti e invece sono morto per un tumore alla bocca…rivolgiti al tuo medico curante”. Non ci sono più parole”.

 In effetti si rimane sconvolti . Il messaggio che deve passare è quello di consultare subito uno specialista e non fidarsi di maghi che promettono miracoli o diagnosi a caso (ma questa è solo una mia considerazione!)

 Perché si arriva a questo ? Lei pensa che la società si sia incattivita? E se si perché?

“Si. Secondo me, dal punto di vista sociologico ci sono due dati molto rilevanti : uno legato al fenomeno delle globalizzazioni ed uno alla crisi economica.

Nel momento in cui è esplosa la famosa crisi, si è quindi verificato un fenomeno smisurato di migrazioni, sottrazione di posti di lavoro etc, che dagli Stati Uniti è partita fino a raggiungere il resto del mondo, togliendoci tutto quello di cui prima si godeva e riducendoci praticamente in povertà. E’ chiaro che la società ha subìto una profonda trasformazione. Si è incattivita. Servizi ridotti uguale introiti diminuiti a quel punto aumenta non la competitività ma il cannibalismo”.

 Non crede che a questo punto si stia registrando non più una evoluzione della società ma una involuzione?

 “La società segue comunque il suo corso, l’evoluzione tecnologia, la ricerca, la scienza, tendono comunque ad andare avanti a migliorarsi sempre, ma avendo eliminato per via della crisi, la classe di mezzo ed avendo solo potenti che ci governano o gente che non sbarca il lunario, è chiaro che qualcosa si sia capovolto. Un altro elemento importante è quello legato alla nostra percezione di sicurezza che ormai è quasi nulla, non ci sentiamo tutelati ed al sicuro, al punto che la paura ha preso il sopravvento, arrivando ai casi più gravi di giustizia privata. Questi a mio avviso i principali motivi di cambiamento che poi incidono a cascata su tutto”.

 Parliamo del bullismo. Fenomeno recente ed emulativo o perversione che ha radici più lontane?

“Il bullismo è sempre esistito. Pensiamo a quello che succedeva dentro le caserme o nelle scuole, il problema si fa più pregnante con le devianze che nascono con le tecnologie ed è proprio in questo terreno fertile che il classico bulletto si trasforma in cyberbullo. Una delle cose più terribili del cyberbullismo è il sexting. Qualche anno fa, sono stato o ospite in una trasmissione Rai, per parlare proprio di questi fenomeni dilaganti. In quella sede ho avuto modo di lanciare un serio allarme su questi problemi, perché quando si ha notizia che una ragazza minorenne registra un video e poi finisce in rete, si perde nell’etere, è praticamente impossibile eliminarlo completamente e non dimentichiamo che va, anche e soprattutto, ad arricchire le già strapiene banche dati dei pedofili. E’ un problema molto serio che va affrontato con provvedimenti seri, perché purtroppo le cronache sono piene di notizie che riguardano  suicidi di ragazze che non hanno retto l’onta”.

Oramai la nostra società si è trasformata nella  “società dell’apparire” Non si cerca più l’essenza del vivere,cosa abbiamo perso di vista?

“E’ vero, si è innescato un processo molto forte di vetrinizzazione, dove il mondo reale deve andare di pari passo con quello che il mondo del web si aspetta e ciè la condivisione di ogni cosa che ci appartiene, ogni momento, ogni pensiero, ogni foto,  solo per essere presenti in un modo o nell’altro. Una cosa che mi rende molto perplesso è che noi siamo il paese col più alto numero di leggi; quando non si sa come affrontare un problema si fa una legge: c’è lo stalking e facciamo una legge, c’è il cyberbullismo e se ne fa un’altra. Prendiamo il caso del cyberbullismo. I giuristi dicono che ha dei limiti soprattutto nella fase repressiva, rimane una buona idea dal punto di vista preventivo ma non ci sono le risorse per supportarla. Andando avanti in questo modo, credo diventi impossibile trovare quali siano gli elementi forti per creare un vero sistema di prevenzione che può essere attuato solo se si ha già un “sistema “ a norma; genitori e docenti preparati e ragazzi che non dovrebbero essere più informati di chi dovrebbe avere il compito di educarli. Nella mia esperienza di ricercatore, spesso mi reco nelle scuole per parlare del fenomeno “Cutting”e devo dire che gli insegnanti sono molto interessati e partecipi, anche perché sono loro i primi ad intercettare certi problemi. A volte i genitori sono così “occupati” da non accorgersi che i loro figli minorenni si provocano dei tagli sul corpo per seguire dei video virali che li trascina in percorsi molto pericolosi e che possono sfociare anche alla morte dei ragazzi stessi”.

Perché si tende a credere sempre a tutto quello che esce fuori dal web, come se fosse il verbo? Cos’è cambiato nel modo di fare informazione?

“E’ cambiato molto se non del tutto. Una volta ci si alzava al mattino e si compravano i giornali o si guardavano i tg per essere informati. Oggi col web tutto questo non ha più modo di esistere perché l’informazione online è molto più immediata e sempre più aggiornata. Dobbiamo però preoccuparci del fatto che è talmente accessibile a tutti e non solo presidio dei giornalisti che hanno un etica da rispettare, che tutti possono scrivere tutto dandolo per buono. Qui ci riallacciamo al problema delle Fake News, perché se tutti possono scrivere tutto è molto probabile che una grossa percentuale delle notizie in rete non siano vere. Il problema ritorna”.

 A questo punto, ad intervista finita, ringrazio sempre il lettore temerario che si è spinto fino alla fine ed il prof. Pira che ha voluto renderci più edotti rispetto a problemi che spesso si tendono a minimizzare.

Concedetemi però qualche considerazione.

Voglio pormi e voglio porvi una domanda. Siamo proprio sicuri che il mondo del web sia stata la vera conquista di questo millennio? Dovremmo forse considerare quali sono gli elementi positivi rispetto a quelli negativi e metterli su una bilancia per dar loro un peso specifico?

Ci sono i fanatici dei social ed in generale del mondo del web…e poi ci sono quelli che tendono a razionalizzare pensando che tutto ciò che è stato creato dall’uomo e non da una divinità, può contenere degli elementi che voglio chiamare con un eufemismo” elementi di disturbo”.

Il bene ed il male è insito nell’uomo, questo è un fatto, ed aver cercato di dare ulteriori informazioni su problematiche gravi che vengono fuori dalla rete, dovrebbe in qualche modo darci la possibilità di discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è, perché avendo una visione globale e sincretica di tutto quello in cui ci si può imbattere frequentando il “sacro” web, può portarci a sminuire fatti di effettiva gravità.

D’altro canto, demonizzare internet i social, il web in generale, non sarebbe un atteggiamento intelligente, perché si tratta di una delle più grandi invenzioni dell’uomo dopo la ruota. Piuttosto farne un uso più discreto e meno appassionato per non dire “ossessivo”, forse potrebbe essere il giusto approccio per non perderci in meandri sconosciuti o pericolosi.

Le Fake News, non sono solo delle bufale, il cyberbullismo non è solo la prepotenza di qualcuno verso qualcun altro; il sexting non è solo un sostantivo che si riferisce allo scambio di immagini, filmati o messaggi sessualmente espliciti, ma di tanto altro; l’uso distorto dei social, le perversioni mentali, la volontà di far parte di un gioco che può trasformare e distorcere la verità come è quando si vuole, tende a mio avviso a creare deliri di onnipotenza che non portano altro che allo svilimento dell’universo uomo.

Pensiamoci.

 

 


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