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Roma, Ambasciata emiratina a Villa Durante. Ponte tra Mediterraneo e Oriente

I rapporti bilaterali tra gli Emirati Arabi Uniti e l'Italia in vista di Expo 2020. La Villa sede dell'Ambasciata è stata commissionata da Francesco Durante, luminare della chirurgia, originario di Letojanni


:: Cultura Arte Spettacolo

Dom 05 Agosto 2018 - 15:30


Immagine Principale

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Roma  -  Ponte culturale ed economico tra Mediterraneo e Oriente rivolti al futuro. E’ questo ciò che incarna Villa Durante, edificio in stile umbertino sede dell’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Roma, inaugurata il 14 luglio 2017 alla presenza dei ministri degli Esteri dei rispettivi paesi. Ristrutturata senza sminuirne le caratteristiche originali, la sede dell’ambasciata emiratina simboleggia il legame attuale tra Roma e Abu Dhabi con uno sguardo alla modernità. L’edificio, ultimato nel 1892, è reso funzionale da moderni oggetti di design della società bolognese Castelli. Poltrone beige, plafoniere cilindriche, eleganti, ma senza rubare la scena per rendere la sede diplomatica un luogo accogliente e funzionale allo sviluppo di idee per cementare i legami. La scelta di un edificio ricco di storia per ospitare l’ambasciata emiratina non è casuale. Nel tour all’interno di Villa Durante, l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Saqr Nasser Ahmed Abdullah al Raisi, spiega che la scelta da parte della leadership emiratina di acquistare l’edificio si basa sull’interesse verso la storia e il patrimonio italiano e per questo ha voluto che la sede dell’ambasciata in una capitale come Roma fosse all’altezza della sua storia e lascito, ed è un messaggio chiaro della grande attenzione che gli Emirati porgono alle già solide relazioni fra i due paesi amici, contribuendo alla conservazione del patrimonio artistico italiano, tema che gli Emirati valorizzano enormemente”.

Villa Durante, oggi sede dell’ambasciata emiratina a Roma, sorge a due passi da Porta Pia, in Piazzale della Croce Rossa. A volerne la costruzione il medico chirurgo originario di Letojanni, in provincia di Messina, primario e cofondatore del Policlinico Umberto I, che dal 1889 divenne senatore del Regno d’Italia. La facciata di struttura neorinascimentale è divisa in due ordini, ha un pronao con quattro colonne doriche in marmo di Taormina, proveniente dall'antica fiumara di Letojanni, che sorreggono un balcone balaustrato al piano superiore. Nel 2003 la Villa si aggiudica il Premio dell'Unione europea per il patrimonio culturale, come ricorda la targa posta all’esterno dell’edificio.

Entrando nella sede dell’ambasciata emiratina a Roma si viene avvolti in un’atmosfera di magnificenza ed eleganza e ci si sente da subito traghettati verso il mondo mediorientale. Intravedendo sullo sfondo una scala monumentale tripartita che sale al piano superiore, nell’atrio d’ingresso si trova un tappeto afgano color verde acqua dalle tinte delicate e perfettamente plasmate nell’insieme. Il tappeto è stato confezionato negli Emirati, con supporto della Sheikha Fatima bint Mohammed Foundation Initiative figlia dello Sheikh Mohammad bin Zayed principe ereditario di Abu Dhabi, da donne afgane danneggiate dalle guerre, sotto la spinta di emancipazione femminile promossa dalla Sheikha Fatima bint Mubarak, moglie del defunto fondatore Sheikh Zayed. Il tappeto porta idealmente in visitatore dalla Roma umbertina, dall’Europa, verso il mondo orientale come il celebre personaggio di Aladino di uno dei romanzi simbolo della letteratura araba “Le mille e una notte”. Nelle due sale ai lati dell’ingresso si trovano sale con soffitti impreziositi da dipinti in tempera dove sono raffigurati i membri della famiglia Durante e mosaici bicromi in bianco e nero in perfetto stato di conservazione. Sulle pareti sono presenti quadri di artisti emiratini scelti per integrare armoniosamente le arti delle due culture, come quello di Abdelqader al Rayyes, di cui nella sala a destra si osservano due tele con raffigurazioni calligrafiche arabe.

Al centro dell’atrio si trova un mosaico bicromo pavimentale di ispirazione ellenistica, mentre sulla sua sommità l’''impluvium'' dell’atrio romano lascia il posto a un ampio lucernario. Nella sala da cui si accede al piano superiore campeggia dall’alto un lampadario di fattura italiana con pendenti in vetro e polvere dorata che illumina una miniatura della Grande moschea di Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, padre fondatore degli Emirati. La costruzione dell’edificio religioso, dove si trovano esclusivamente marmi di Carrara, ha visto impegnata anche l’azienda Salini Impregilo, tra le altre. Inoltre, i due bassorilievi simboleggianti la Sicilia e Roma, rispettivamente la terra natale e adottiva del committente, che emergono sulla parete di fondo evidenziano il tema dell’importanza dei legami.

La sala di maggior pregio architettonico di Villa Durante si trova a destra dell’atrio denominata Sala delle Stagioni. Sulle quattro volte del soffitto sono raffigurate, infatti, estate, autunno, inverno e primavera. Tre delle quattro pareti sono impreziosite con quadri di artisti emiratini in perfetta sintonia con le raffigurazioni del soffitto. Sotto alla raffigurazione dell’estate campeggia un quadro dove è raffigurata una donna in abiti tradizionali, mentre in corrispondenza dell’autunno, stagione della caccia, è appeso un quadro con il falco, uno dei simboli degli Emirati. L’affresco dell’inverno con un paesaggio innevato sovrasta la tela di un uomo con falco che indossa la tradizionale tunica bianca che richiama il candore della neve. Infine, l’affresco della primavera sovrasta la parete dotata di schermo intelligente, presente in ogni sala, per restare sempre collegati e proiettati verso il futuro.

Ognuna delle sale della Villa ospita regolarmente eventi culturali, di rappresentanza, ma anche scambi tra la comunità imprenditoriale emiratina e quella italiana. L’idea di base è non solo arricchire lo scambio tra i due paesi, ma far comprendere agli investitori italiani e anche europei il ruolo di hub commerciale che rappresentano gli Emirati Arabi Uniti verso i mercati del sud-est asiatico e l’Africa, ha spiegato l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Saqr Nasser Ahmed Abdullah al Raisi. Creare un ponte tra Europa e Golfo, passando per il Mediterraneo, e affacciandosi sull’Oceano indiano è la strategia degli Emirati ben sintetizzata dallo slogan di Expo 2020 “Connecting Minds, Creating the Future”, ovvero mettere in contatto le idee per creare il futuro. Il tema del legame e dell’intreccio tra passato e presente con un occhio sempre aperto al futuro campeggia al piano superiore della sede diplomatica. La triade presente-passato-futuro emerge con forza dai lampadari con tre cerchi color acciaio che illuminano idealmente la strada che dall’Italia porta verso gli Emirati e ancora oltre. (Res) © Agenzia Nova - Riproduzione riservata


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Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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