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Sicilia e Irlanda: Due isole affini. I celti in Sicilia e I Partholons in Irlanda nel libro di Enzo Farinella

'' Un cultore di speranze mai sopite'' così ha scritto Placido Petino del giornalista scrittore Enzo Farinella studioso di storia irlandese

di Domenica Puleio e Mimma Cucinotta


:: Cultura Arte Spettacolo

Lun 23 Luglio 2018 - 19:33


Immagine Principale

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Immagini: Croagh-Patrick-Mountain-Ireland. 2) Taormina, Sicilia. 3) Connemara National Park, Ireland. 4) Lipari, Isole Eolie. 5)I Partholons

 

 

Scrivendo nell’introduzione a: Sicilia - Irlanda: Legami culturali, Palermo, 2005, il Prof. Placido Petino, afferma: E’ un mirabile affresco questo libro di Enzo Farinella. Anzi un elegante mosaico punteggiato dalle espressioni intellettuali più significative delle due Isole e da variegati momenti d’incontro fra le due culture.

Egli scandaglia con il magistero del ricercatore attento in una materia non sempre condiscendente - a volte tenacemente ritrosa. Modella un’opera di geografia culturale, abbozza un suggestivo e coinvolgente manifesto unitario pur nelle storiche divaricazioni.

Farinella scrosta la vernice dell’etnhos e riesce a cogliere insospettabili contatti, complicità di scuole e di stili in storie umane e letterarie anche profondamente diverse.

L’Irlanda e la Sicilia, due isole. Entrambe archetipo del compiuto in sé. Natura terraquea. Luoghi enfatici e mitopoietici. Orti delle Esperidi e miti di delizie. Esaltazione del meraviglioso, ma anche della morte. Ininterrotto ossimoro esaltato da Sean O’ Faolain. Nei loro segni di archeologia e di monumenti è possibile leggere stupende storie del tempo.

Entrambe giardini edenici, sembrano destinate all’uomo per allontanare le coscienze dai gorghi del quotidiano.

Deposito sapienziale di secoli, feconde diseguaglianze ne intingono gli esiti letterari.

Monocromo di smeraldo è l’Isola d’Irlanda. Punteggiato da grappoli di fiori urlanti seduzione. E un fiore dell’Isola - ne siamo certi - ovunque lo conducano le vie della vita, resta sempre impigliato nella filigrana dell’anima di ogni irlandese.

Isola impreziosita da arte celtica e incastonata di architettura romanica. Un delizioso lembo di verdissima luce da un cielo non sempre complice, ma, comunque, scevro da eccessi solari. Così dovette presentarsi agli occhi stupiti dell’uomo neonato la scaltra lusinga del paradiso terrestre un attimo prima del peccato. Tiepida luminosità che molcisce i sentimenti, che non abbaglia e lascia intravedere il cuore segreto dell’essere. Discreto richiamo ai teoremi del proprio esistere. Fertile humus per l’ascolto delle interne voci, feconda nutrice dei monologhi interiori di J.Joyce.

Si eleva così dallo spirito una visione universale, eppure fortemente radicata sul proprio patrimonio storico culturale. E nella sublimazione della poesia di Seamus Heaney la memoria collettiva è elevata dall’arte, a sigillo d’identità.

Un sempreverde simbolo di speranza mai sopita è l’Irlanda Invincibile volontà, padre e madre dell’orgoglio creativo di W.B. Yeats per il patrimonio mitico, simbolico della propria terra. Invenzione in grado di dissolvere la realtà o di trasmutarla in irresolvibile incertezza nell’abile manipolazione letteraria di S.Flann O’Brien.

E’ anche il caparbio anelito di Oscar Wilde nell’ostinato smontare pezzo a pezzo le malfunzionanti macchine dell’ipocrisia o nello smascherare le superstizioni del senso comune. Sì, in questo - pur nei diversissimi tratti umani e nel divergente impegno letteraio - vi è qualcosa dell’impegno civile, dei fulminanti sorrisi ironici, eppure appena accennati di Sciascia.

E nel sempreverde simbolo di speranza mai sopita, forse, è radicata la profonda ragione dell’ottimismo che - pure in un impegno artistico volto ad evidenziare una sofferente condizione umana - s’intravede nell’opera di Beckett. Di tale invincibile volontà fu sicuro segno la ferma pietrificazione ideologica che miracolosamente non riesce ad appesantire l’arte di G.B.Shaw.

 

L’Isola di Sicilia ha, invece, un cuore rosso vivo. Un rubino il cui castone è reso prezioso da antichissimi miti di re e di eroi siculi e, poi – amaro prezzo di un oltraggio di secoli - da un successivo inesauribile palinsesto di architetture: greca, romana, araba, normanna, spagnola... Museo a cielo aperto. Una indifesa bellezza costretta a soggiacere ad ogni passionale brama di conquista, ma risoltasi sempre in una sorprendente capacità di conquistare i conquistatori, di irretirli nel proprio invalicabile eden.

Il rosso è quello delle sue arance, delle inquiete lave dell’Etna. Il quasiperenne fiore rosso che il vulcano amabile stringe fra i denti innevati della sua vetta.

Il sole di Sicilia giorno per giorno sembra non dovere mai tramontare. Qui la luce è visibilio degli occhi, ma anche subbuglio dell’anima e arroganza

Questa la Sicilia che antiche civilta’ hanno trovato e descritto.

I celti, i primi fondatori di un’Europa unita, sono stati nell’isola del sole. E’ certo che Siculi e Celti si sono incontrati e scontrati a partire dal XIII secolo A.C. Mappe del XVII secolo A.C., conservate nel Museo di Lipari, testimoniano la presenza di Celti su navi che andavano dall’Oriente verso il Nord Europa e facevano scalo a Lipari. Le due popolazioni, quella sicula e quella celtica, sarebbero state abbastanza similari e affini. I loro simboli religiosi sono rimasti infatti attraverso i secoli. Ricordiamo  in particolare la Triquetra - affigurante un mostro a tre gambe, grecamente detto triskeles o latinamente “triquetra” (a tre vertici), che si rincorrono, con al centro la faccia di Gorgone o Medusa o Mannan, il dio del mare, con le ali ai lati, dai capelli formati da serpenti e circondati da spighe di grano o da foglie d'alloro -, simbolo della rotazione del sole, poi divenuta Trinacria, e la “Svastica”, simbolo della fertilità. Si potevano ammirare, fino a qualche anno fà  in due vasi corinzi del VII secolo A.C. nel Museo Archeologico di Agrigento.

Nel secolo IV A.C., precisamente nel 371, dopo la battaglia di Leuctra, Dionigi, tiranno di Siracusa e padrone del mondo, stringerà un’alleanza con i Celti e invierà, quattro anni dopo, una spedizione in aiuto di Sparta, composta da mercenari Celti e spagnoli, come riferisce Senofonte in Helleica, 7, 1, 20, 31.

Durante le guerre puniche li ritroviamo accanto ai cartaginesi contro i romani in Sicilia. Nel Mistero dei Celti di Gerhard Hern, si legge: “Trovandosi ad Agrigento come truppe di guarnigione, una volta hanno messo la città sottosopra perchè non erano stati pagati. In un’altra occasione, hanno compromesso la vittoria, a causa della intemperata passione per l’alcool. Infatti subito dopo la battaglia, bevvero tutto il vino dei nemici, che tornati di notte li trovarono completamente ubriachi e addormentati sulla paglia”.

Forse a causa di questa loro presenza in tempi antichi, Diodoro Siculo scrisse un importante documento sull’Irlanda nella sua Enciclopedia: “Ecateo e alcuni altri affermano che nelle regioni poste al di là del paese dei Celti c'è un'isola non più piccola della Sicilia; essa si troverebbe sotto le Orse e sarebbe abitata dagli Iperborei, così detti perchè si trovano al di là del vento di Borea. Quest'isola sarebbe fertile e produrrebbe ogni tipo di frutta”.

Questo testo, scritto da uno storico degno di fede, evidenzia la conoscenza dell'isola "sotto le Orse" e dei suoi abitanti, che si aveva in Sicilia e nella Magna Grecia, già due o tre secoli prima di Cristo e, quindi, i contatti evidenti tra le due isole e le due civiltà.

E’ anche interessanate la teoria che I Partholons - più tardi divenuti "i figli di Bartolo", che vivevano in isolotti adiacenti alla Sicilia, come Favignana, Lampedusa, Ustica, Pantelleria, Levanzo... e il cui Santo Protettore in età cristiana fu San Bartolo -, si sono istallati in Irlanda circa 5.000 anni fa. Una pestilenza ne ha cancellato poi la memoria. Essi erano marinai, parenti di Noè, e sarebbero giunti in quest'isola per lavorare la terra ed erigere opere pubbliche, ai tempi della Nuova Età della Pietra.        In una poesia di Robin Williamson si parla di Partholon, fratello di Noè,

“i cui figli

veleggiando con fatica come gabbiani

si sono levati misteriosamente dalla Sicilia".

Che i Partholons siano potuti arrivare in Irlanda dalla Sicilia, sia come popolazione là redidente sia di passaggio dalle sue isole, lo dimostra il fatto che a Pantelleria in modo particolare esistono ancora oggi tombe preistoriche, simili a quelle costruite in Irlanda. Inoltre l’edilizia dell’isola, ancora oggi predilige costruzioni, denominate “dammusi”, che riprendono il modulo della “central chamber” delle stesse tombe. Questi reperti archeologici potrebbero avvalorare ancor più la nostra ipotesi che i Partholons siano potuti venire in Irlanda per costruire “passage graves” e coltivare la terra proprio dalle isole adiacenti la Sicilia.

Come spiegare diversamente il carattere allegro e la rinomata ospitalita’ irlandese se non da un collegamento ombelicale tra le due isole?

 

Enzo Farinella,  collaboratore ANSA  e corrispondente per Radio Vaticana dall'Irlanda, dove vive da 45 anni, e' nato a Gangi in Sicilia.    

Cavaliere della Repubblica Italiana, Priore d’Irlanda per l’Ordine Capitolare  dei Cavalieri della Concordia, referente a Dublino del’Associazione di Volontariato: I Cittadini contro le mafie e la corruzione. Plurilaureato, e’ stato per 20 anni Addetto Culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. 

Molte le sue conferenze sui legami tra Italia e Irlanda e in particolre sui monaci irlandesi in Europa, tra cui:

Calandra Institute for American Italian Studies, (New York);

Dublin City University;

Glucksman Ireland House e Casa Italiana, (NY);

LatvijaisKulturasAcademija (Riga, Latvia);

Sapienza, Roma;

St. John University, (NY);

Stony Brook College (NY State);

Università di Szombathely (Ungheria);

Universita’ di Catania

Universita’ di Maynooth (Ireland);

University of Lodz (Polonia);

Universita’ Trinity College di Dublino,

University of Ulster, Belfast;

Wagner College (NY);

E ancora:

Centro Scalibriniano, Basilea,

Istituti italiani di Cultura in Budapest, Vienna, Dublin;

Istituto di Skriptura, Bruxelles,

KGB Bar, (NY),

L’Ecole des Avocats du Grand Est, Strasburg,

LatvijaisKulturasAcademija (Riga, Latvia)

Museum of Italian Culture (Long Island),

NuovaAccademiadegliIndustriosi, Gangi 

Alcune sue pubblicazioni sull’Irlanda:

Un'ombra sull'Europa - La tragedia dell'Irlanda del Nord – Roma 1990;

L'Irlanda: Terra di Magia - La cultura gaelica e l'Europa Unita - Catania, 1995;

Irish Italian Links – A long lasting friendship now at work in the EUItalia-Irlanda: Un’amicizia secolare al lavoro nell’Unione Europea, Catania, 1997;

Casa Italia First Annual, Acireale-Roma, 2000;

San Cataldo, an Irish Monk?, Acireale-Roma 2002. 

Twinnings between Ireland and Italy; Gemellaggi tra Italia e Irlanda -   Acireale-Roma, 2004.

Cultural Links between Ireland and Sicily – Sicilia –Irlanda: Legamiculturali, - Palermo, 2005

Italia – Irlanda: Cultura e valori, - Alleradicidell’umanesimopersonalisticoeuropeo; Ireland andItaly: Culture and values – At the roots of the European personalistic humanism, Szombathely, 2009

SulleStradedel Mondo – Monaciirlandesi in Europa e in Italia. - On the Pathways of the World – Irish Monks in Europe and Italy, Szombathely, 2015

Dall’Atlantico al Mediterraneo – Santi e Studiosi Irlandesi all’Origine della Storia Europea, Roma, 2015.

On the Summits of the Highest Love – Irish Monks in Europe and Switzerland, Auf den Gipfeln der HoechstenLiebe – Irische  Moenche in Europa unf in der Schweiz, Grafiser, 2017.

E-Books:

Appstore Apple "New Life Book": Dall’Atlantico al Mediterraneo, 2015.

At the Roots of the History of Europe: Amazon, 2017

 


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