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Immigrati, fake news e mass media: (s)punti di vista sulla corretta informazione

Un seminario organizzato da Ciessevi Milano alla Casa della Psicologia

di Alessandra Caputo


:: Sociale

Gio 07 Giugno 2018 - 21:35


Immagine Principale

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Milano - Si è tenuto ieri pomeriggio, presso la Casa della Psicologia di Milano, il seminario “Immigrati, fake news e massmedia: (s)punti di vista sulla corretta informazione”, organizzato da Ciessevi Milano (Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Milano).

La questione dei migranti è oggi più che mai al centro del dibattito pubblico, ma il problema delle fake news e dell’informazione spesso non del tutto puntuale, quando decisamente fuorviante, è una storia vecchia nel nostro paese.

Il seminario di ieri si inserisce all’interno di un’iniziativa più ampia di Ciessevi che si pone come obiettivo quello di supportare le tante realtà che nella città di Milano si occupano di sostegno e integrazione dei migranti. Da qui la campagna #Artedellintegrazione, volta a promuovere e a far conoscere il lavoro dei volontari e degli operatori che tutti i giorni agiscono in questo senso, stimolare la ricerca, offrire visibilità alle esperienze positive e alle buone prassi, favorire il confronto, l’approfondimento e la riflessione e non ultimo contribuire a “cambiare la narrazione sulle migrazioni”. 

Ad aprire la prima parte del seminario Adolfo Viansson, consigliere Ciessevi, che ha messo tutti in guardia dal “rischio di chiudersi nella propria solidarietà”, a seguire Manuela Brienza dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano, che ha parlato dell’iniziativa “Insieme senza muri”, una serie di eventi che dal 20 maggio al 23 giugno vedono la città di Milano protagonista di incontri, feste, dibattiti, occasioni di confronto e approfondimento sul tema dell’accoglienza, dell’inclusione, della convivenza e della cittadinanza. Un mese che si concluderà con Ricetta Milano, un pranzo che ha l’ambizione di essere la tavolata multietnica più lunga del mondo. Brienza ha anche posto l’accento sull’importanza di fare “cassa di risonanza” rispetto a determinati temi e iniziative, di non aver paura o vergognarsi di parlare con il prossimo rispetto a questioni come i migranti e la corretta informazione.

A seguire Paola Magni di Amref Health Africa con il progetto Voci di Confine, che ha come obiettivo quello di narrare la migrazione in un modo diverso, riportare testimonianze e capovolgere sostanzialmente quella che è la cornice attuale in cui le storie migratorie vengono raccontate.

 

La seconda parte del seminario, che ha visto più da vicino la questione della corretta informazione, è iniziata con l’intervento di Marinella Belluati, sociologa dei media e presidentessa del Corso di Laurea in Comunicazione Pubblica e Politica del Dipartimento culture, politica e società dell’Università di Torino. In particolare la Belluati si è concentrata sugli hate speech e i discorsi d’odio sui migranti presenti nella discussione politica italiana. Interessante è stato apprendere per esempio come alcune parole, pur non offensive in sé, assumano comunque un connotato “odioso” all’interno di un determinato contesto.

A seguire Paola Barretta, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia e coordinatrice dell’Associazione Carta di Romache ha illustrato l’evolversi della narrazione del fenomeno migratorio negli ultimi anni e in particolare nel 2017, sulla stampa cartacea, digitale, notiziari e mass media.

A chiudere, il prezioso intervento di Stefano Trasatti, responsabile della comunicazione di CSVnet, che ha parlato dell’importanza della “manutenzione delle parole” e del progetto “Parlare Civile”, volto a supportare giornalisti e comunicatori nell’utilizzo di un linguaggio corretto e in particolarequando trattano temi sensibili e a rischio discriminazione. Trasatti ha portato anche degli esempi concreti: l’utilizzo del termine “diverso” e “diversità” ad esempio, presuppone l’esistenza di un gruppo di “uguali”?, oppure termini come “integrazione” e “tolleranza” sono davvero sempre e solo recepiti in un’accezione positiva? E ancora, il termine “clandestino” non corrisponde ad alcuna connotazione di tipo giuridico, mentre l’espressione “migrante economico” è vaga e imprecisa.

 

Un’occasione stimolante e un ottimo punto di partenza, non soltanto per giornalisti e operatori della comunicazione, ma per tutti coloro che vogliono fruire e farsi promotori di un’informazione corretta e di qualità.

 

 

 

 


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