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Ungheria, approvato il pacchetto di leggi “Stop Soros” che criminalizza la solidarietà verso le popolazioni migranti

L’indignazione dell’UNHCR: “toglieranno ogni diritto da chi fugge da guerre e rischio di morte”

di Luca Cricenti


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Mer 30 Maggio 2018 - 21:39


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Immagini:Parlamento a Budapest; Victor Orban; frontiera; George Soros.

 

Budapest - Victor Orban, nuovo premier ungherese dopo la schiacciante vittoria nelle elezioni dello scorso 8 aprile (il suo partito Fidesz ha ottenuto 2/3 dei seggi in Parlamento), ha annunciato l’approvazione del nuovo pacchetto leggi in materia di immigrazione denominato “Stop Soros”. Un chiaro attacco contro l’eterno rivale George Soros, filantropo e fondatore della fondazione Open Society a tutela delle popolazioni povere. Baluardo della sua campagna elettorale anti-immigrazione (unico punto dell’intera campagna), il neo eletto premier ha messo nero su bianco lo slogan: “abbiamo bisogno di un piano d´azione per difendere l'Ungheria". Tale piano si sviluppa, secondo la nuova legge, in una criminalizzazione a livello penale (almeno 1 anno di reclusione) di ogni organizzazione o persona fisica che aiuti finanziariamente o attraverso qualunque altro mezzo l’ingresso e la permanenza irregolare sul territorio ungherese di migranti. In realtà, la vera definizione dei soggetti in questione viene precisata in una seconda legge presente nel pacchetto “Stop Soros”, che prevede l’introduzione, mediante emendamento, in Costituzione di un il divieto di far insediare o favorire l’insediamento sul territorio ungherese di qualsiasi "popolazione aliena". Con tale termine la legge intende una popolazione con valori non conformi a quelli occidentali e cristiani dell’Ungheria. L’emendamento in questione può considerarsi già passato, dato che Fidesz possiede i 2/3 dei voti in Parlamento, sufficienti per qualunque tipo di riforma costituzionale.

Questa legge pone diversi spunti di riflessioni e critiche. In particolare, dura è stata la risposta dell’UNHCR che ha richiesto di abrogare immediatamente il pacchetto “Stop Soros”. Infatti, secondo l’UNHCR, il rischio principale è che queste leggi “toglieranno ogni diritto da chi fugge da guerre e rischio di morte e al tempo stesso infiammeranno un dibattito politico già caratterizzato da forti pesanti toni xenofobi”.  Human Rights Watch aveva richiesto di procedere all’espulsione dei membri di Fidesz dall’European People’s party, nel Parlamento Europeo, se la legge fosse passata.

In generale, la situazione in Ungheria, come del resto in tutta Europa, è preoccupante, soprattutto sotto il profilo della cosiddetta “criminalizzazione della solidarietà”. Molti paesi europei e non si sono resi conto di non poter fermare i flussi migratori concretamente. L’alternativa sta quindi diventando criminalizzare tutte le persone e organizzazioni che cercano di salvare e aiutare le popolazioni migranti, popolazioni con cultura e valori diversi sicuramente, ma non certo meno umani e forse sotto certi aspetti migliori. Attenzione, chi aiuta i migranti non deve essere confuso con trafficanti o contrabbandieri, i quali ricevono denaro da chi stanno “aiutando” e contro i quali esistono già numerose leggi che ne criminalizzano la condotta. Purtroppo non si considera il fatto che, un trafficante possiede oltre a una vasta rete sul territorio, anche una grande disponibilità economica, con la quale è facile (e dimostrato nei fatti) corrompere la polizia di frontiera di qualunque paese occidentale.  Forse sarebbe doveroso attuare una legge che criminalizzi questi comportamenti. Una legge del genere, però, metterebbe in luce un fallimento concreto dello Stato e delle sue istituzioni, quindi non conveniente a livello politico. Quindi ha preso piede facilmente, anche per il forte impatto sull’opinione pubblica, la politica del criminalizzare la solidarietà, favorendo ancor di più i rischi per i migranti di subire violenze e perdere la vita nel tragitto.

Probabilmente l’Ungheria ha preso spunto dalla normativa della vicina Serbia (considerata paese non sicuro dall’UE), dove è vietato fornire qualunque tipo di aiuto, medico o alimentare, per strada o comunque non in una struttura istituzionale. Ciò che realmente preoccupa è lo spregio con cui questi paesi trattano i diritti umani degli uomini e il diritto internazionale in generale. Infatti, è recente un’altra legge ungherese che ha forse fatto meno scalpore, ma è ugualmente scandalosa e illegittima, la quale ha previsto una piccola variazione virtuale del divieto di non refoulment (non respingimento). Il divieto in questione, con valore cogente a livello internazionale quindi non superabile da alcuna legge nazionale né trattato, prevede l’impossibilità per tutti gli Stati civili di respingere una persona verso un altro paese in cui rischierebbe la vita o di subire tortura o trattamenti disumani. Ebbene, la legge interna ungherese ha previsto che se un migrante irregolare è intercettato nei primi 4 km interni al confine, la polizia possa tranquillamente respingerlo (verso la Serbia), senza infrangere il suddetto divieto.  Anche questa legge ha ricevuto forti critiche e proteste da parte delle ONG e delle istituzioni nazionali e internazionali, ma nulla è cambiato.

L’impressione è che ci si stia avviando verso una pericolosa china, dove la concezione di ciò che è umano e di ciò che significa essere civili (per non parlare di cosa sono i valori cristiani millantati dal pacchetto “Stop Soros”) si sta perdendo definitivamente.

Esemplare il discorso fatto martedì a Parigi da George Soros, durante un congresso di esperti di politica estera, in cui ha descritto succintamente la situazione odierna europea e criticato fortemente i populismi: “L’intera Europa è stata sconvolta dalla crisi dei rifugiati. Leader senza scrupoli la hanno sfruttata, anche in paesi che hanno difficilmente accettato rifugiati. In Ungheria, Victor Orban ha basato la sua campagna di rielezione accusandomi falsamente di aver pianificato di riempire l’Europa, compresa l’Ungheria, di rifugiati musulmani”.

Un discorso del genere potrebbe trovare molteplici punti in comune con la situazione in molti altri Stati europei che hanno visto negli ultimi anni l’elezione di esponenti politici di partiti una volta minoritari, con programmi inesistenti e riempiti di una densa campagna elettorale populista anti-immigrazione e con melensi discorsi nazionalisti degni del ventennio e dei tempi che furono.

Detto ciò, uno scenario non del tutto improbabile agli occhi di chi scrive potrebbe essere, da qui a dieci anni, la chiusura di ogni frontiera e la relegazione di tutte le popolazioni alla loro felice, monotona e monoculturale vita di cittadini del proprio paese, con il proprio lavoro, il proprio cibo, la propria civiltà. Forse è proprio quello che tutti noi vogliamo.


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