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Alla 16° edizione della Biennale di Venezia, tra i sei Stati che per la prima volta fanno il loro ingresso alla manifestazione anche la Nazione del Guatemala guidato dal Ministro della Cultura José Luis Chea Urruela e curata dal romano Daniele Radini Tedeschi e Stefania Pieralice

Biennale di Venezia: il romano Radini Tedeschi inaugura il Padiglione Guatemala, l’ultimo avamposto dell’ideologia

Alla 16.Biennale di Venezia-Architettura, il Padiglione Nazionale Guatemala inaugurato dal noto critico d’arte Daniele Radini Tedeschi, curatore dello stesso. L’architettura rappresenta qui l’ultimo baluardo di una ideologia “sociale”


:: Cultura Arte Spettacolo

Gio 24 Maggio 2018 - 16:30


Immagine Principale

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Immagini:1) Caldara&Kluzer (collettivo UR Project), Virtual Architecture-real world, pannello dibond 4 mm. tecnica mista con fibre ottiche lumines 2)Aleman, Pemueller, Cohen,Paredes (collettivo UR Project), Torre di Babele, tecnica mista, 50x50x50 cm.2018

 

Venezia  - Giorni intensi per l’attesissima edizione della 16.Biennale di Venezia- Architettura, tra le più antiche, importanti e prestigiose rassegne internazionali d’arte e di architettura nel mondo. In questa edizione, la sedicesima, per la prima volta ben sei Stati faranno il loro ingresso alla manifestazione tra cui la Nazione del Guatemala diretta dal Ministro della Cultura del Paese, José Luis Chea Urruela e curata dal romano Daniele Radini Tedeschi e Stefania Pieralice.

 

Aperte il 23 maggio le porte alla stampa il Padiglione Nazionale sito in Cannaregio 4118 a Venezia, all’interno dello storico palazzo nobiliare Albrizzi-Capello. Il noto curatore Daniele Radini Tedeschi, già direttore di diverse edizioni della Biennale di Venezia Arte sempre per lo Stato latino americano, afferma come “l’indirizzo curatoriale che diversifica il Padiglione Guatemala rispetto alle altre manifestazioni della Biennale 2018 è l’affermazione di una edilizia atta a celebrare primariamente l‘ ideologia e non soltanto l’uomo. Dunque un’architettura di stampo sociale frutto di un amalgama tra razze diverse indifferente a un interesse economico globale”.

 

Se quindi “Freespace” , mostra centrale di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, nasce con il preciso obiettivo di attuare un’architettura dal volto umano, gli edifici in mostra nel Padiglione Guatemala sono stati concepiti  dai progettisti come monumenti dedicati ad una grande utopia: tutti i progetti, i modellini, e i plastici sono rivolti all’edificazione di una immagine di popolo, di fratellanza, di vita sociale e modellati attraverso uno stile austero, talvolta futuristico, comunque monumentale (già dalle piccole dimensioni dei modellini si concepisce la grandiosità necessaria a questo tipo di architettura che si accosta agli Spomenik dell’ex Jugoslavia).

 

Il Guatemala si presenta dunque come seconda via, ovvero quella dei “paesi non allineati” rispetto ad una deriva globalizzata, rispetto alle mode, agli stili di successo, al capitalismo.

 

I progettisti guatemaltechi presentano in Biennale il volto rigoroso dell’ideologia ed il suo progresso sociale, laddove le strutture non sono improntate sul funzionalismo, talvolta risultano anche inedificabili- si pensi alla Torre spirale di Studio Domus che fluttua in un campo magnetico- bensì simboleggiano le masse del popolo finalmente unite dopo la Babele del postmoderno e la decadenza dell’Occidente.

 

In un clima da Guerra Fredda che domina l’intero padiglione, un modo alternativo per pensare ad una architettura del futuro è fornito dall’opera del collettivo Ur Project (Caldara&Kluzer), intitolata «Architettura Virtuale. Real word» che riproduce su pannelli dibond un grande planisfero attraversato da fibre ottiche luminose raffiguranti le connessioni internet o intranet (compresi instagram, facebook, e social network) tra i diversi paesi del mondo. Ovviamente sono presenti le connessioni tra Città del Guatemala e Gerusalemme; Washington e Corea del Nord, Cuba e Stati Uniti, solo per citarne alcune. Un’architettura fondata sulla struttura della rete e attivata dalla conseguente risposta dell’umanità, al passo con i tempi e aperta sì al confronto socio economico globalizzato ma non per questo imprigionata nelle sue trame (da notarsi il colore sempre più nero e opaco del planisfero, quasi a simboleggiare un suo disfacimento).Tra gli altri espositori del Padiglione Nazionale Guatemala ricordiamo: Regina Dávila, Adriana P.Meyer, Marco Manzo, Studio Doumus, Elsie Wunderlich e il collettivo di architetti Ur Project

 

Sede: Palazzo Albrizzi Capello, Cannaregio 4118 Venezia

Orari: apertura al pubblico con ingresso libero tutti i giorni dalle 10/18 eccetto il lunedì (dal 25 Maggio al 26 Novembre)

Contatti: Tel. 041 241 0491; Mail: biennaleguatemala@gmail.com; Web: www.biennaleguatemala.com             

 

 

 


 


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