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Tamaro - Mascaro una storia d'impresa in Calabria

di Antonino Di Stefano


:: Economia

Mar 01 Maggio 2018 - 13:42


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Davvero originale questa storia d’impresa, con radici familiari che si intrecciano nel tempo e trovano affermazione in iniziative ubicate al Sud, in Calabria, e  propaggini tra Lombardia e Veneto. Vediamo come. Nella seconda metà del secolo scorso due giovani, Maria Pia Tamaro, nativa di Milano e residente ad Asolo, erede di una solida famiglia imprenditoriale lombardo-veneta, e Stefano Mascaro, anch’esso esponente di una delle più antiche famiglie di Calabria, la Toscano Mandatoriccio, si ritrovano compagni di studi in una scuola esclusiva, il Collegio Filippin di Paderno del Grappa, in provincia di Treviso. La scuola ha formato generazioni di italiani provenienti da tutta la Penisola e dall’estero ed è tuttora attiva con una proposta formativa che annovera, tra le eccellenze, il liceo europeo ad indirizzo giuridico ed economico, una autentica finestra sulle istituzioni europee.

Maria Pia e Stefano simpatizzano, si frequentano e, al momento opportuno, si sposano. La novella sposa va a vivere a Rossano, in Calabria, nell’ex feudo dei Toscano Mandatoriccio. Lo scrittore Franco Emilio Carlino ha scritto la storia di queste famiglie, le cui radici risalirebbero intorno al tredicesimo secolo.  “Appena arrivata -dice Maria Pia Tamaro- ho fatto la mamma e mi sono dedicata alla famiglia”. Il ruolo, evidentemente, le stava stretto, il richiamo delle esperienze familiari era forte. Il marito Stefano, sindaco di Rossano finchè, nel marzo scorso, un referendum popolare ha sancito la fusione e nascita del comune di Corigliano-Rossano, è preso da altri impegni. Maria Pia si interessa inizialmente  all’agrumeto, che si estende su una superficie di circa 80 ettari. Riprende una tradizione imperniata per secoli su attività agricole. Infatti, in passato, il borgo di famiglia, ubicato in località Casello Mascaro, ha avuto anche il suo frantoio ed il suo olio estratto dalla “dolce di Rossano”. L’impresa si occupa oggi principalmente della coltivazione e  commercializzazionedi clementine.

Il profumo di zagara, in primavera, è inebriante e sollecita nuove iniziative. Nasce un impianto di lavorazione del prodotto che viene confezionato e ceduto alla grande distribuzione nazionale. La proprietà comprende anche un antico insediamento immobiliare, con ampia casa padronale, locali di servizio e tecnici, perfino una chiesetta, dove la domenica si può tuttora seguire la messa. Venivano ospiti ed amici da tutto il mondo, anche vecchi compagni della Filippin. Perché non valorizzarloeconomicamente ed aprire un altro filone d’impresa? Maria Pia Tamaro, assistita  dai figli Giorgia, Giuseppe, Giulia e Gaetano, inaugura“Casa Solares”, una casa per ospiti davvero piacevole, immersa nel verde, dove l’accoglienza è un “must”.Un luogo dove gli ospiti possono trascorrere una vacanza all’insegna di mare e campagna, sentirsi a proprio agio e rilassarsi. La spiaggia attrezzata, prospicente le limpide acque del mare Jonio, è raggiungibile a piedi.Il programma estivo di Casa Solares comprende, inoltre, svariate attività ricreative, di svago e sportive. “Per i pasti -dice Maria Pia-  utilizzavamo inizialmente la cucina di casa”. Così, nel 2008 nasce il ristorante “L’Aranceto”, con 150 coperti, che Roberto, il giovane chef, riesce presto a far affermare, offrendo piatti di pesce e ricette tipiche della cucina di Calabria, utilizzando i prodotti coltivati in azienda. Il territorio, inoltre, èun autentico “giacimento culturale”. Due esempitra tutti. Il Codice Purpureo (CodexPurpureusRossanensis) custodito nel Museo Diocesano di Arte Sacra di Rossano. E’ uno degli evangelari più antichi al mondo, inserito nella lista dei beni dell’Unesco, nella categoria “Memory of the world”. E’ scritto in greco su 188 fogli di pergamena rosso porpora (da cui il nome purpureus). Per consistenza e qualità, risulta essere migliore di altri due codici purpurei greci: il Genesis, custodito nella biblioteca nazionale di Vienna,  e il Sinopense, conservato in quella di Parigi.Di rilievo anche il museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”, che nel 2001 ha ottenuto il premio “Gugghenheim Impresa & Cultura”. Oggi, Pina Mengano Amarelli ha  in mano le redini dell’azienda leader nella coltivazione, raccolta e lavorazione della liquirizia. Interprete della vita imprenditoriale e culturale locale, il suo attivismo le è valso, tra l’altro, il premio “Guido Dorso” di meridionalistica. Ma questa è tutta   un’altra storia.

 

 

 


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