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Puigdemont si rassegna e affitta casa in Belgio?

La vicepremier spagnola Soraya de Saenz Santamaria si è rivolta al presidente del parlamento catalano Roger Torrent per avviare un nuovo giro di consultazioni diretto alla individuazione del nuovo presidente della Generalitat. Dopo che l’ Alta Corte spagnola ha stabilito l’inammissibilità della nomina a distanza di Puigdemont

di Mimma Cucinotta


:: Uno Sguardo all' Europa

Sab 03 Febbraio 2018 - 19:19


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 BARCELLONA Aver affittato a Waterloo ad una ventina di chilometri da Bruxelles, una villa plurilivello di oltre 1500 metri quadrati compreso il giardino per  4.400 euro al mese, come risulterebbe dalla notizia diffusa ieri dal quotidiano L’Echo, potrebbe voler dire che l'ex presidente catalano Carles Puigdemont in esilio volontario in Belgio dal mese di ottobre, abbia preso consapevolezza che le chance di tornare in Spagna sono pressoché inesistenti. Il suo rientro potrebbe significare l’arresto immediato per il reato di ribellione pendente sul suo capo che  insieme a quelli di sedizione e malversazione contestati dalla giustizia spagnola,  potrebbero valergli più di venti anni di carcere, in seguito alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna del 27 ottobre 2017. L’arbitraria procedura  mettendo in moto l’art 155 della Costituzione spagnola ha  determinato la destituzione del presidente catalano Carles Puigdemont, i vertici del governo e il conseguente  commissariamento della regione catalana.

Queste le misure adottate dal premier spagnolo Mariano Rajoy nelle ore successive la dichiarazione d’indipendenza catalana, seguite dalla indizione delle elezioni.’’ Ripristinare la legalità con il voto dei catalani del 21 dicembre si tornerà alla normalità’’così diceva il premier della Spagna Mariano Rajoy la sera del 27 ottobre scorso a caldo dell’indipendenza unilateralmente proclamata da Puidgemont, lasciando intendere che tutto si sarebbe svolto  secondo principi di democrazia.  La questione non andò e non sta andando in questa direzione. Vero è che l’indipendenza della Catalogna  sia stata dichiarata  in modo non esattamente regolare, ma è anche vero che la Spagna di Rajoy si sta muovendo su un terreno assai poco democratico.

La rimozione dagli incarichi del segretario generale del dipartimento dell'Interno della Generalitat Cesar Puig, del direttore generale dei Mossos d'Esquadra Pere Soler, di Amadeu Altafaj e Ferran Mascare  direttori delle delegazioni a Bruxelles e Madrid e gli arresti nelle ore successive del vicepresidente destituito Oriol Junqueras e di sette ministri : Jordi Turull, Josep Rull, Carles Mundò , Raul Romeva e Joaquim Forn,Meritxell Borras e Dolors Bassa vertici dell'ex esecutivo catalano,  sono la dimostrazione di una svolta politica dai netti toni repressivi, in nome della legalità.  

‘’Quelli di stasera sono ‘’passi imprescindibili per riportare la normalità. Oggi è stata  liquidata la Catalogna e adesso bisogna ‘’.. limitare i danni’’ –  diceva il 27 ottobre Mariano Rajoy – ‘’non si tratta della sospensione dell’autogoverno .. si tratta di riportare la democrazia in Catalogna. Lo stato di diritto deve essere ristabilito. Non permetteremo che nessuno liquidi la nostra Costituzione’’.

La decisione del popolo catalano alle elezioni anticipate del 21 dicembre, indette dal premier spagnolo,  decretò la vittoria dei partiti  separatisti capitanati da Carles Puigdemont.

Il blocco indipendentista , formato da Junts per Catalunya (JxCat), la lista dell’ex presidente della Generalitat Carles Puigdemont, Esquerra Republicana (ERC), la sinistra indipendentista dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, e la CUP, la sinistra radicale, che lo rappresenta pur ottenendo il 47 per cento dei consensi, ottiene la maggioranza assoluta conquistando  70 seggi, due in più dei 68 necessari per entrare nell’Assemblea di Barcellona,  composta da 135 eletti, compresi i deputati del Ciutadans, il partito degli unionisti affermatosi primo partito.

Malgrado però il successo elettorale dei separatisti, al loro leader non sarà concesso il rientro in Spagna da Bruxelles per il suo insediamento al Parlament di Barcellona, pena la cattura e non saranno scarcerati componenti dell’ex governo della Generalità eletti nella tornata del 21 dicembre, sempre in nome della democrazia.  

Sulle azioni di Madrid prende posizioni,  il ministro dell'Interno belga Jean Jambon "Mi chiedo come possa uno Stato Ue arrivare a questo punto, e mi chiedo se l'Europa debba avere un'opinione" così  Jambon, che  ha sottolineato '' La comunità internazionale dovrebbe "guardare attentamente" il comportamento della Spagna nei confronti dei politici separatisti catalani: "C'è la legge spagnola, ma anche quella internazionale, il trattato sui diritti umani- ha rimarcato il ministro dell'Interno belga - che vanno al di sopra della legge nazionale". 

Intanto nei giorni scorsi la sessione plenaria del parlamento catalano che avrebbe dovuto rieleggere Carles Puigdemont, è stata sospesa dopo la pronuncia negativa della Corte Costituzionale spagnola sulla possibilità che un presidente della regione autonoma possa essere nominato a distanza, su delega o telematicamente.  

La sospensione della procedura di investitura operata dal presidente del Parlament catalano Roger Torrent (Erc), non è piaciuta all’ex capo della Generalitat nonostante  Torrent  avesse detto l’1 febbraio che Carles Puigdemont "è, e rimarrà" il candidato alla presidenza della Generalità e accusato la Corte Costituzionale spagnola di aver violato i diritti di milioni di catalani. Dopo il rinvio sine die martedì del voto di investitura e le tensioni emerse poi nel campo indipendentista, in una intervista rilasciata a  Rac1, Torrent ha però anche chiesto "generosità" ai protagonisti della crisi per uscire dall'attuale fase di blocco della politica catalana.

Momenti di amarezza e delusione per Puigdemont che nel messaggio, diffuso da Telecinco, all’amico Toni Comin, ‘’Penso ti sia chiaro che è finita. I nostri ci hanno scaricato. Perlomeno me”, confermato dallo stesso leader che ha poi scritto su Twetter ‘’sono umano, ci sono momenti in cui anch’io dubito. Ma sono anche il presidente, e non mi nasconderò o mi tirerò indietro per rispetto, gratitudine e impegno con i cittadini e il paese. Andiamo avanti!”.

   
La candidatura di Puigdemont, ancora fortemente sostenuta da gran parte del fronte secessionista, sta provocando un stallo istituzionale, perché nel caso fosse eletto, l’Alta Corte annullerebbe la nomina per il principio già pronunciato di non ammissibilità di una elezione fuori dalla Spagna come nel caso del leader secessionista.  Intanto a Barcellona la vicepremier spagnola Soraya de Saenz Santamaria si è rivolta al presidente del parlamento catalano Roger Torrent per chiedere un nuovo giro di consultazioni diretto alla individuazione il nuovo presidente della Generalitat.

Sulla notizia della casa presa in afftto a Waterloo da Carles Puigdemont dal giornale L'Echo non sono arrivate conferme. Uomini di partito vicini a Puigdemont hanno evitato dichiarazioni affermando che "non commentano la vita privata" dell'ex presidente della Generalitat.


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