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Merano WineFestival, alla sua 26esima edizione l’eccellenza enogastronomica italiana nel mondo

d aExtremis, la sezione dedicata alla viticoltura estrema,a Vino Fico Festival

di Toni Saracino e Luca Rossi


:: Cultura Arte Spettacolo

Sab 23 Dicembre 2017 - 17:14


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Photo credits Toni Saracino e Luca Rossi

 

 

Merano - Cinque giorni di intensissima affluenza registrata con l’accesso record di 10.000 persone, tra addetti ai lavori, giornalisti e appassionati tout court, per celebrare la qualità e l’eccellenza dioltre 450 produttori di vino tra i migliori in Italia e nel mondo e più di 120 artigiani del gusto; 4000 etichette tra bottiglie e prodotti gastronomici.Questi, i numeri della 26esima edizione dell’evento enogastronomico italiano più atteso dell’anno che si è svolta dal 10 al 14 novembre.

Il WineFestivaldi Merano non è la solita rassegna sul vino, è certamente tra le manifestazioni più importanti in Italia, divenuta ormai punto di incontro e riferimento per gli operatori del settore, dai produttori agli opinionisti ai consumatori. Di certo, la più esclusiva nella panoramica delle realtà vinicole nazionali e internazionali mostrate in un programma che di anno in anno accresce la propria accattivante dimensione nell’eccellenza internazionale.

Wine hunter per eccellenza nell’enogastronomiainternazionale, è Helmuth Köcher, presidente fondatore e anima del Festival, grande cacciatore dotato di fiuto e fornito di instancabile impegno e passione regolati dal motto thinkoutside the box! un invito alla sregolatezza, nella sua accezione più produttiva dell’agire fuori dalle regole per trovare quello che di speciale e fuori norma esiste. Una ricerca instancabile in una perfetta fusione di tradizione e innovazione.

Köcher ha selezionato come sempre personalmente i vini, suddivisi anche in questa edizione nelle aree Wine Italia, Extremis (viticoltura eroica), Wine International, The WineHunter Area, New Entries, Catwalk Champagne, Le eccellenze della Culinaria, Beerpassion, Aquavitae, Vino in Vulcano.

Una delle novità di questa edizione è la nascita della guida onlineThe WineHunter Award,consultabile gratuitamente sul sito award.winehunter.it,che illustra i prodotti premiati suddivisi per categorie: Award rosso, Award gold e Award platinum.

Il miglior vino del mwf 2017è stato il toscano Palazzi IGT, annata 2015, di Vini Franchetti Tenuta di Trinoro, estratto trai 25 vini delThe WineHunter AwardPlatinum, premio assegnato dalla Commissione Stehwein di Merano ad Andrea Franchetti dopo la proiezione del documentario dedicato al Noma, il ristorante di Copenhagen che si è aggiudicato per ben quattro anni il titolo di miglior ristorante del mondo.

Per la sezione AquaVitae, i premi sono andati a:Bottega Amarone Privata Classica, Distilleria MarzadroEspressioniSolera, Distilleria Sibona Grappa Riserva Affinati in Botti da Porto, Distilleria Varnelli Delizia alla Cannella, Nonino Distillatori in Friuli Grappa Nonino Riserva Anticacuvèe® aged 5 years, Roner Distillerie Grappa Weissburgunder invecchiata.

Per Beerpassion:IBEER10 – Uniko.Carne e salumi:La Bottega di Adò, Lardo di Colonnata.Dolci e cioccolato:Tortapistocchi Firenze, Torta Uvetta e Rhum.Olio e aceto: Acetaia BG Villa Bisini Gambetti,Aceto Balsamico di Modena IGP "GR", Al Vecchio Frantoio Bartolomei,Olio extra vergine di oliva Selezione Pregiata. Pasta, riso e cereali:La Pasta di Aldo,Maccheroncini. Prodotti ittici:CalvisiusCaviar, Caviale Siberiano;Euromar,Filetti di acciughe sott'olio;Upstream Italiana,Upstream salmone affumicato.

Wine International

Le cantine della selezione Wine Italia sono state affiancate nella Sezione Wine International da produttori provenienti da Argentina, Austria, Francia, Germania, Romania, Slovenia, Spagna e Svizzera che hanno contribuito ad allargare l’orizzonte del panorama enologico con proposte spesso interessanti.

L’attenzione che da sempre il patron ha manifestato verso le aziende internazionali quest’anno si è rivoltaal particolare territorio della penisola istriana. È la prima volta che il festivalpresenta uno spazio interamente dedicato ai prodotti provenienti da questa peculiare terra di confine, crocevia di popoli e tradizioni diverse i cui frutti di una produzione secolare trovano qui il giusto ambiente per esprimersi al meglio della propria natura. La presenza di quindici produttori ha confermato il buon livello della loro Malvasia. Di particolare rilievo anchegli spumanti di PjenušciPeršuri?.

Trai produttori di champagne, LesDomainesJeeper, Domain Massin, Champagne Doyard, Champagne Gosset – Brabant. In questa sezioneabbiamo apprezzatol’equilibrio, la rotondità e l’eleganzadei vini di Joseph Perrier, la Cuvée RoyaleBlancdesBlancs, la Cuvée Royale Brut e la Cuvée RoyaleBlancdesBlancs del 2010.

Tra le case produttrici di Riesling, forte la presenza delle aziende tedesche tra le quali Dr. Fischer,Bocksteinhof, Bremer Weingut;ClassischesWeingutHoffranzen, Meiererm, BenderWeinee i due Riesling Auslese (vendemmia da grappoli selezionati)MehringeBlattenberg Riesling Auslese del 2001 di Hoffranzene ilBender Riesling Hofpäsch del 2015 di BenderWeine.

Tra gli Château, particolarmente interessantiil Lagrange 2015, il Lagrange 2008, LesFiefs De Lagrange del 2012di Château Lagrange; lo Château Talbot del 2012; lo Château Talbot del 2014; e il ConnetableTalbot del 2012 di Château Talbot.

Tra iSauternes:Château de Farguesdel 2014 e 2007; Château Guirauddel 2014 e 2002.

Wine Italia

Nel percorso attraverso i territori italiani, particolare successoha avuto Extremis, la sezione dedicata alla viticoltura eroica, portata avanti da coraggiosi produttori che operano in condizioni di straordinaria difficoltà, su territori particolarmente impervi, di natura vulcanica, calcarea o rocciosa.

Tra queste eccellenze italiane hanno riscosso un’attenzione speciale i vini diMasaricon Agnobianco 2016,Montepulgo Veneto Rosso IGT 2011, Antico Pasquale Veneto Passito IGT 2007 già vincitore del WineHunter Gold (il WineHunter Rosso lo hanno conquistato con il Montepulgo 2011). “Verso la metà dell’800, racconta Arianna Tessari titolare dell’azienda, la Valle d’Agno ha vissuto una rivoluzione economica e culturale che ha portato ad un cambiamento radicale dello stile di vita e dell’economia non più basata su un’agricoltura di sostentamento, in zona praticamente montana, ma sul lavoro in fabbrica che dava reddito sicuro e non legato alle condizioni meteorologiche.Iniziò nelle colline, quindi, un progressivo abbandono delle attività agricole e della viticoltura accentuato poi dai due conflitti mondiali, particolarmente efferati e distruttivi in tutta la Valle.Ma noi riteniamo che i suoli e la natura ancora molto integra siano fondamentali per programmare una nuova cultura nella coltivazione della vite per la produzione di vini di alta qualità. È questoil percorso che come azienda agricola abbiamo voluto intraprendere nel 1998 recuperando la storia, i terreni e la cultura abbandonata per quasi 200 anni. Nella nostra zona, che si trova ai piedi delle Piccole Dolomiti, la diminuzione delle precipitazioni eil prolungamento del bel tempo nel periodo autunnale ci hanno permesso una migliore gestione dei lavori in vigneto che per noi sono esclusivamente manuali e meccanici.Attraverso uno studio approfondito del territorio e grazie anche alla costituzione delle ‘regole della Valle d’Agno’, ci riteniamo un po’ i custodi della Valle”.

Apprezzamento è andato anche ai vini di Rivetti&LauroUi' Sassella 298 Valtellina Superiore DOCGe Ui' Inferno 117 Valtellina Superiore DOCG del 2013; aquelli diCavenLatrioraSassella Riserva Valtellina Superiore DOCG 2013 e Messere Sforzato di Valtellina DOCG;i primitivi di Gianfranco FinoSé Salento Primitivo IGT 2015; di CantineMarisa Cuomo, molto gradita la verticale di Furore Bianco Fiorduva Costa d'Amalfi DOC 2015, 2014, 2013, 2012, 2011. Le vigne sono poste su terrazzamenti sospesi tra il mare e il cielo, lungo la Costiera Amalfitana, che fanno comprendere immediatamente il rischio e l’enorme fatica necessarie per coltivarle. “Sono talmente stretti i terrazzamenti che le viti escono in orizzontale dalle pareti rocciose o dai muretti a secco. Le pendenze sono ripidissime così come gli scalini rocciosi che portano da un terrazzo all’altro. L’uva che cresce aggrappata alla roccia di Furore è esposta alla magica azione del sole e del mare della costa di Amalfi”.

Si aggiungono poi i vini dellaMasseria Frattasi,Kylyx Beneventano IGP2015 e Kapnios Beneventano IGP2015; il Moscato d’Asti di MongioiaBelb 2016, Crivella 2016 e Crivella 2003, lo Schioppettino Colli Orientali del Friuli DOP 2011 e il Refosco dal Peduncolo Rosso Colli Orientali del Friuli DOP 2011 di Moschioni. Dulcis in fundo, non potevamo non far visita a Palari con i suoi Rosso del Soprano e il celeberrimo Faro presenti nella versione 2015 e a Zýmédove abbiamo degustato fra l’altro il Kairos Veneto Rosso IGP e l’Amarone della Valpolicella Classico 2009.

Nella nuova sezioneVino in Vulcano erano presenti 11 produttori e 4 consorzi che coltivano e vinificano su terreni vulcanici dove il vero protagonista è il fuoco che può forgiare proprio come Vulcano, il fabbro degli dei, questi vini unici e forti. In quest’area,tra le altre, l’AziendaAgricola Leddaproduttrice sarda di vini rossi corposi e bianchi solari, alla sua prima partecipazione. La storia di questa azienda nasce aBonnanaro, nel cuore della Sardegna, e i suoi vigneti sono unici per caratteri pedoclimatici e viti autoprodotte da una selezione tra le più antiche piante presenti nella zona. “Nascono – così spiega Andrea Pericu -in ciascuno dei vigneti (Monte Pelao, Monte Santu, Monte Matteu), le coltivazioni di Cannonau, Muristellu, Vermentino e Moscato. A poca distanza dal vigneto di Monte Santu, a 450m sul livello del mare su un terreno composto da sabbia di disfacimento granitico poggiata su uno spesso strato di argilla(che produce il Cannonau di Sardegna DOC 2014 Cerasa e il Vermentino di Sardegna DOC 2016 Giaru), si trova l’altro vigneto, il Monte Pelao, l’unico in Sardegna ad essererealizzato sulla cima dell’omonimo vulcano di terra esclusivamente basaltica a730m slm. A questo vigneto l’onore di tracciare la strada sarda per i vini vulcanici. Il primo vino dal vulcano si chiama Azzesu(una parola sarda che richiama sensazioni proprie di un vulcano: fiamme, lava, potenza, energia). Ai vigneti nell’area di Bonnanaro si aggiunge una nuova tenuta, in Gallura, ugualmente unica. Sulla cima di un rilievo granitico di circa 350mslm, affacciato sullo strabiliante arcipelago de La Maddalena, si trova il vigneto MonteMatteu che produce l’unico vigneto di Vermentino di Gallura, il Solianu. La scenografia è unica, ineguagliabile dialogo delle piante con il mare, la macchia mediterranea e il granito che lo circondano”.

Tra Alto Adige e Piemonte alcuni tra i vini assaggiati sono stati il Pinot Nero Sanct Valentin Alto Adige - Südtirol DOC; il Pinot Nero Riserva TrattmannMazon Alto Adige - Südtirol DOC;2014 Cantina Girlan; il Blauburgunder Villa Nigra Alto Adige - Südtirol DOC 2015 Schreckbichl – Colterenzio; il Misobolo Erbaluce di Caluso DOCG 2016Cieck; il Barbaresco Riserva Bricco di Neive DOCG 2011 Dante Rivetti; il Barolo Bricco delle Viole DOCG 2013 Vajra.

InToscana,una doverosa sosta da Querciabella. Qui abbiamo assaggiato il Batar Toscana Bianco IGT 2014, il Camartina Toscana Rosso IGT 2012, 2008, 2005, il Palafreno Toscana Rosso IGT 2000 e il Querciabella Chianti Classico DOCG 2015.

Longevity vintage collection

Esposte nel Kursaal le annate vintage. Abbiamo degustato ilLugana Molin 2011 Ca' Maiol, il Barbaresco Bricco de Neueis Riserva DOCG 1989 Dante Rivetti, il Roero Riserva "Sudisfà" DOCG 2003 Negro Angelo e Figli, il Barolo Vigna del Gris DOCG 2003 Conterno Fantino, il Barolo Broglio DOCG 2004 Schiavenza, il Cannubi Barolo Riserva DOCG 2004 Poderi Gianni Gagliardoe il più vecchio vino del festival, Chianti Classico Riserva Il Poggio 1970 Castello di Monsanto di 47 anni, seguito dal Riserva Ducale Oro 1977 Ruffino e dal Brunello di Montalcino Riserva 1977 Col d'Orcia entrambi invecchiati 40 anni.

Vino Fico Festival

L’11 novembre è stato presentato dal patron del MWFl’attesissimo progetto Vino Fico Festivalper promuovere le giovani cantine.

L’eventosi terrà nella Bottega del Vino di Fontanafredda a Fico Eatily World (Fabbrica Italiana Contadina), il più grande parco enogastronomico del mondoche si estende su una superficie di100.000 metri quadrati e può contare 45 punti di ristoro di cucina regionale e di street-food.Inaugurato il 15 novembre, nel ‘parco’ lavorano 700 dipendenti più altre 4000 persone nell’indotto. “Dal campo alla forchetta”, sarà una vetrina permanente della biodiversità e della filiera agroalimentare italiana.

La partnership, in via di definizione, è eccezionale, sarà tra il Merano WineFestival, Vinitaly e Fico Eataly World, Lo hanno annunciato Köcher e Piero Bagnasco (amministratore delegato delle Cantine di Fontanafredda) nel corso della seconda giornata della manifestazione e hanno già anticipato che saranno 30 i giovani produttorisceltial di sotto dei quarant’anni, ancora sconosciuti al grande pubblico e provenienti da tutto il territorio italiano. I loro vini dovranno essere di altissima qualità, già presenti nella guida con almeno 90/100 punti, e aver ricevuto il premio The WineHunter Goldper essere selezionati dal The Wine Hunter. Altrettanti trenta vini saranno selezionati dalla nuova guida di Vinitaly. Seguiranno tre giornate di degustazioni e masterclass al termine delle quali i 10 vini più venduti potranno entrare a far parte della ‘carta’ dell’ambitissima enoteca di Fico.

Gourmet-Arena

Dal wine al food. NellaGourmet-Arenasonooltre 90 le aziende presenti e tra queste: il Salumificio Patrone, il Salumificio La Rocca e di Antica Corte Pallavicina, i prosciutti di Egidio Bedogni e il prosciutto San Pietro (già vincitore nella scorsa edizione e nell’attuale del premio WineHunter Gold). “Il nostro know- howè un’eredità che nasce dalle conoscenze tradizionali – spiega Annalisa Sassi titolare dell’azienda – che cerchiamo di mantenere e sviluppare giorno per giorno ponendo grande attenzione agli standard di eccellenza delle materie prime e dei processi produttivi per un eccellente prodotto finale, il San Pietro appunto, che deve il suo nome al santo al quale un tempo andavano rivolte le preghiere per il buon risultano della produzione. L’azienda è storica e per questo abbiamo voluto mantenere una lavorazione prettamente tradizionale. Tra le nostre caratteristiche: la salatura a mano, l’apertura a mano delle finestre nelle giornate favorevoli e il mantenimento della cantina in legno dove stagiona la nostra riserva oro k59”.

Il Formaggio Piave DOP stagionato oltre 12 mesi del Consorzio omonimo, il Canestrato/Pecorino di Moliterno e i formaggi della Latteria Sociale di Castelfondo Castelfossa, Trentigrana, Montesone Nostrano Stagionato, la Mozzarella di Bufala Campana e la Ricotta di Bufala de La Baronia, la burrata e la mozzarella di Sabelli. Una nota particolare al salmone affumicato di Upstream.

Dulcis in fundo, molti i panettoni presenti quest’anno al MWF: LoisonPasticceri dal 1938 (Veneziana al mandarino tardivo di ciacolli, Panettone marron glacé), Attilio Servi (Panettone Mandorlato, Panettone Fondente 75% e peperoncino, Focaccia cacio e pepe), FraccaroSpumadoro (Fugassa imbriaga), Panificio Pasticceria Calciano Pasquale (Panettone in vasocottura), Di Stefano Dolciaria (Panettone al pistacchio siciliano).

 

Cooking Farm

La cooking farm è un grande contenitore di proposte nuove e sperimentali (ma non lontane dalla tradizione), nata dal gemellaggio del MWF con Generagricola (la maggior azienda italiana di prodotti agricoli).

Il premio Godioper questa categoria è stato assegnato con lo show-cooking di alcuni dei vincitori di passate edizioni, Anna Matscher (Ristorante ZumLoewen, Tesimo BZ) Michele Nardelli (Alpine Sport & Wellness Resort Hotel Viktoria, Avelengo BZ) ed Herbert Hintner(Ristorante Zur Rose, San Michele BZ).

Nella prima edizione del premio Godio fu chiesto agli chef di preparare la zuppa di vino bianco Terlano, nella seconda edizione i canederli. Non è casuale la scelta, ma nasce dall’idea di cercare una cucina che rispetti le tradizioni locali altoatesine.

Anna Matscher in soli dieci anni è riuscita a conquistare la notorietà nella scena gastronomica d’alto livello. L’origine dei prodotti, la costante ricerca di materie prime che soddisfino le sue esigenze in termini di qualità l’ha portata ad essere sempre in contatto con i contadini e i produttori locali. La tracciabilità e la trasparenza sono fondamentali per il suo lavoro, tanto è vero che le erbe con cui affina le sue ricette sono prodotte nel suo orto.

È l’Alto Adigela fonte della filosofia di Herbert Hintner,giàpremio Godio 1994. Delle ricette classiche accentua la tradizione con creatività e un’accuratezza senza limiti. Secondo lo chef, la preservazione della cucina tradizionale è anche una responsabilità sociale: i prodotti regionali e locali sono un prezioso tributo ad agricoltori e produttori per la conservazione della cultura contadina e il fatto stesso di conoscerne la provenienza è garanzia inequivocabile della loro qualità.

Michele Nardelli,premio Godio 2007, pur avendo il privilegio di essere “figlio d’arte” (suo padre Giorgio è un prestigioso chef executive), gradualmente acquisisce un proprio stile, grazie anche al continuo e costruttivo percorso di crescita a fianco di altri quotati chef.

Herbert Hintner ha riproposto la zuppa di vino bianco Terlano, laTerlaner Weissweinsuppe.Michele Nardelli invece il Canederlo di sanguinaccio con cappuccio rosso marinato, schiuma di sauvignon e mele, composta di mirtilli. Anna Matscher la tartar di manzo in manto di pane Schüttelbrot, salsa alla senape ed insalata con radici di oxalis e crosny.

Premio Godio

A chiusura del programma della Gourmet-Arena, è stato assegnatodal patron della kermesse altoatesina il premio Godio allo chef stellato Luis Haller. La premiazione si è svolta nella Cooking Farm in piazza della Rena dove si è svolto lo Wild Cooking, il primo appuntamento italiano dedicato ai cibi fermentati e show cooking con preparazioni dei piatti di chef stellati e di contadine altoatesine. Originario della Val Passiria, Luis Haller ha 39 anni e scopre prestissimo la sua passione per l’arte culinaria. Attualmente, lavora allo SchlosswirtForst di Lagundo con entusiasmo e competenza proponendo una cucina di ricerca e innovazione senza dimenticare la tradizione.

In un tempo in cui ogni cosa ha carattere ‘liquido’, la tradizione (aspetto costitutivo del Festival) può essere l’unico pilastro intorno al quale gira l’innovazione.

 


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