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CAPUANO TRA DORMIVEGLIA E SOLIPSISMO

‘Ncàlia ‘ncàlia, “Nel dormiveglia”, la nuova silloge di versi dell'’agirese Gaetano Capuano

recensione di Sergio Spadaro --saggista e critico letterario


:: Cultura Arte Spettacolo

Dom 12 Novembre 2017 - 15:18


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   L’agirese Gaetano Capuano pubblica una nuova silloge di versi, ‘Ncàlia  ‘ncàlia, “Nel dormiveglia”(Associazione Famiglia Agirina, MI, 2017), che a differenza dei suoi ultimi lavori (Assapurannu silenzi, 2007; A putìa, 2010; Milanisarî, 2016) appare come una raccolta caotica di “sfoghi” personali, la quale tra accupazioni (depressione), malannu (malessere), scuètu (inquietudine), ‘nguttumi (angosce) e soprattutto ssu castìu di non dormiri (questo castigo di non dormire, che trova nel dormiveglia del titolo la più azzeccata definizione) si prefigge di sfuggire al culuòstru dãsulità (al colostro della solitudine) in mancanza del latte che nutre e rigenera. Lina Riccobene, nella prefazione, parla di autoanalisi, il che è indubbiamente vero, ma a nostro parere lo sfogo introspettivo dell’autore è rimasto stavolta troppo limitato e condizionato da una perlustrazione interamente circoscritta all’”io”. E, in mancanza dell’altra faccia, il socius, ossia quella relazionale delle nostre strutture psichiche, la raccolta appare nel complesso vincolata a un’introversione eccessivamente solipsistica.

    Ne è prova la “forma” della maggior parte dei testi (“maggiore” solo perché i sei testi più lunghi –a p. 28,36,98,104,108 e 110 – impediscono di parlare di “tutti”) che consta di un’effusione verbale a ruota libera sfuggente a ogni tentativo di costruzione tettonica del verso. Non solo perciò non esiste una “ metrica” (métron, in greco, significa “misura”) nelle composizioni, ma persino lo stesso ritmo dei versi rimane fluttuante e incerto. Solo di tanto in tanto – quando interviene quella che l’autore chiama çiatata divina, cioé  l’ispirazione poetica – si incontrano espressioni o sintagmi degni di nota. A esempio: “Midemma si furmicula cu l’ali / pi cantari ? stracanciari ‘n cicala” (Anche se formica con le ali / per cantare devo trasformarmi in cicala, p. 22);“Quannu tiri a cu’ miri / e nzièrti a  cu’ nun vidi” (Quando tiri a chi miri / e colpisci a chi non vedi, p.28; “Sucannu ‘a minna manca / ‘ntisi u rivugghiu dô cori” (Succhiando la mammella sinistra / udii il tumulto del cuore, p. 38); “Tra ristucciara / spampana aloi çiuri / in miènzu a spini” (Tra campi e stoppie / sboccia aloe fiore / in mezzo a spine, p. 40). Oppure si prenda questa descrizione che si avvicina a un vero e proprio haiku: “Si susa u vientu / arrifrisca ‘a menti / agghica u malutièmpu”(Si alza il vento / rinfresca la mente / arriva il temporale, p. 82).    

Nella raccolta s’incontra un catalogo di verbi a p. 28 (addirittura di nove membri), la ripetizione di “sciddicu” (scivolo) per tre volte e mezzo (p. 30) e quella di “uòdu” (godo) per sei volte (p. 60), ma soprattutto degli insoliti giochi verbali: “Saziu mai saziu”, ecc. (Sazio mai sazio) a p. 42; “Iva, viniva, susu, diusu” (Andava, veniva, in alto, in basso, p. 70); “Ah! Ah! Ah! / Ih! Ih! Ih! / Oh! Oh! Oh!”, p. 86; “varvieri” spezzato in “bar”-biere, p. 96. C’è anche l’onomatopea di “ciuffi, ciuffi” sull’ansimare del treno. Una rima voluta è quella di “migghia/cigghia” (p. 74).

      Come nelle precedenti raccolte ci sono scelte verbali che concernono l’organizzazione tecnologica odierna della nostra società: “talefunièddi”(e magari, cambiando l’apparecchio, l’autore dimentica di memorizzare i numeri), “bancumattu” (bancomat), alle quali si può assimilare “cutra lettrica”(coperta elettrica).

      Su piano della versione dal dialetto all’italiano, ogni tanto l’autore “allenta e attranta” (allenta e tira), come nell’espressione “ni fai tisoru pi nsina ca campi”, dove “nsina” è resa con persino invece di sino a che / finché (ne fai tesoro finché campi, p. 50).

      Il libro comprende una poesia di Paul Verlaine, tradotta dall’autore, e un’epigrafe di Schopenhauer.

      C’è da dire infine che nella raccolta vengono premesse una lettera del Segretario di Stato   Vaticano Mons. Paolo Borgia, a nome del pontefice Bergoglio, e un biglietto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che “ntama e mbriaca”(stordisce e ubriaca), che trovano poi riscontro nei testi di p. 90 e p. 106, perché secondo l’autore così illustri “presentazioni” – considerate come endorsement letterari – avrebbero potuto dare all’intera raccolta un crisma di assolutezza e di importanza.

                                                                                                

 

GAETANO CAPUANO, ‘Ncàlia ncàlia, Associazione Famiglia Agirina, Milano, 2017, €  15,00.

 

    

 

 

 

 

 

    

 

 

 

                                                                                                                                                                                  

                                                                                                                                                                                               


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