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CONCETTISMO E SENSITIVITA’ IN ANGELO SCANDURRA

recensione di Sergio Spadaro


:: Cultura Arte Spettacolo

Lun 09 Ottobre 2017 - 16:49


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La più recente produzione poetica del catanese Angelo Scandurra consiste nei libri Criteri di fuga (Passigli Ed., FI, 1999/2^) e Il bersaglio e il silenzio (Passigli Ed.,FI, 2003), mentre il libretto Fabulae (Le Farfalle Ed., Valverde [CT], 2014) è solo – come vedremo – un compendio di testi delle due precedenti raccolte. In Criteri di fuga (in sigla: CF) Carlo Muscetta, nel risvolto di copertina, sotto-linea il “sorprendente equilibrio” che nella sua poesia trovano l’astrazione e la realtà; mentre Marisa Bulgheroni, nella prefazione, pone anche lei l’accento sulla dicotomia tra “immagini porta-trici di senso e di storia, e sequenze concettuali [ …] di una logica impossibile”. Roberto Roversi, nella prefazione a Il bersaglio e il silenzio (in sigla: BS), se da un lato dice che la sua poesia “non è riferibile ad alcuna linea poetica in atto e ad alcun maestro laureato”, dall’altro afferma che essa rileva un “aspro insistito moto conoscitivo”. Infine Aldo Gerbino, nel risvolto di copertina di Fabulae (in sigla: F), sostiene che le “figure angeliche” che appaiono nella sua poesia confermano quelle “oscillazioni esistenziali” già individuate dal filosofo Sgalambro, che producono “nella strug- gente iperestesia [accentuata percettività sensoriale] del poeta, depisisiani, melanconici, fiori decomposti”.

D’altronde, che Scandurra fosse soggetto a “un duplice eccitamento, sensuale realistico e metaforico fiabesco” – come dice Giovanni Getto in Barocco in prosa e in poesia, Rizzoli, MI, 1969,p. 94 - avevamo già messo in luce nella nostra recensione a Trigonometria di ragni (All’in-segna del pesce d’oro, Scheiwiller, MI, 1993), la sua precedente raccolta, dove appunto afferma- vamo che “tra Senso e Intelletto ecco che si è scivolati nel concettismo barocco” (cfr. Piccolo cabotaggio, Ismeca Ed., BO, 2010, p. 201). Ne discende una visione del mondo che sempre Getto riassume così:” Un Angelo una Nube un’Ombra, figure estremamente allusive della coscienza dell’instabilità delle forme che sta al centro dell’intuizione della vita propria del Barocco, offrono […] parole che richiamano alla miseria e alla fragilità della condizione umana. […] Queste figure accennano a quel metaforismo universale […] che è anche metamorfismo, dominio di una legge di continua mutabilità” (op.cit., p. 220).

A livello stilistico non sono soltanto gli ossimori che si possono incontrare nei testi a denunciare questo gettiano “gusto antitetico” (op. cit., p. 187). Si prenda paradigmaticamente: “statica dina-micità”, “voce anche afona”, “il silenzio della frase” (CF, p. 28, p. 29 e p. 42), “in abbondanza, in as- senza” (BS, p. 31). Ma è soprattutto quella che si può considerare la principale caratteristica del suo stile, comporre testi con un lessico che, preferendo i sostantivi agli aggettivi (che a volte sono solo di circostanza), assume lemmi astratti abbinati a quelli concreti. Tutti i suoi testi sono così composti con questa paradossale coincidentia, che viene a costituire la sigla inconfondibile, e unica per originalità, della sua poesia. Si prenda, per esemplificazione, il primo testo della prima raccolta (Criteri di fuga, p. 17): lessico astratto: “rimedi, disagio, controluce, senso, registri, lumi- nosità, parametro, spiraglio, divergenze, riconoscimento, ipotesi”; lessico concreto: “cuore, luna,profeti, re magi, notte, gatti, mani, respiro, pioggia”.

Ciò può comportare a volte autocritica riflessione o vera e propria stanchezza di atteggiamento: “nesso sensatamente illogico”, “obliqua vertigine di sale” (CF, p. 21 e p. 27), “nausea di concetti”, “armonia ferita”, “aspro il concetto”, “diverbio della mente” (BS, p. 21. p. 39. p. 49, p. 50). Oppure

creativi sintagmi: “la primavera fonde i colori / in geometriche valenze”, “inconsistenza di noi che stiamo / imperituri fantocci / piantati nell’orto a spaventare / passeri innamorati”, “nella fibra del mio sangue / tessono bozzoli i bachi da seta”” (CF. p. 28, p.39, p. 43), “il lungo dissenso del passero / sul cordolo del tetto”, “il pettirosso somiglia alle foglie / col suo petto autunnale”, “ho speso ogni energia / per scrivere il tuo nome nella luce”, “è quasi l’azzurro / a lapidarci le carni” (BS, p. 30, p. 40, p. 41 e p. 60).

Ma può anche comportare veri e propri nonsense: “sapori di fiati incostanti”, “il presagio di rugiade / è modulazione di condanna”, “governando il vuoto ondeggiano / astri in riepilogo d’eventi” (BS p. 39, p. 65 e p, 66).

Altre caratteristiche stilistiche sono i verbi all’infinito (che indicano tendenza all’astrazione), come in queste sequenze: “scorticare, ripassare, difendere, entrare”, “accendere, spaventare, deformare, prefigurare” (CF, p. 37 e p. 39). Sul piano fonologico ci possono essere delle rime (poche) o delle assonanze, come quelle in “-ante” e in “-ezze”, o “radici/incantatrice” a p. 70 di CF. Ma sono più ricorrenti le allitterazioni: “VEloce/Verace”. “appariscENTE/morENTE/ nascENTE”, “OCCHIO/malOCCHIO”, “TORsione/TORpore” [prima e ultima parola del testo] (CF. p. 35, a p.77). Ci può anche essere qualche catalogo verbale (“esorcizza,lacera, brucia, fruga”: BS. p. 62) e un abbinamento di parole (“corsa-fantasia”, “raccordo/accordo”, “muti/morti”: CF, p. 30).

Un verso che si fa notare perché consta dell’accumulo di cinque sostantivi è: “il bozzolo è bolla, ampolla, tana e sepolcro” (CF, p. 57). Esso peraltro richiama il famosissimo verso gongorino di “en tierra, en humo, en polvo, en sombre, en nada”.

Si può concludere questa disamina con i versi che, ancora una volta, si rifanno all’antinomia di ombra e luce: “l’ombra come segreta ricchezza”, “quest’ombra è il cuore del sole / che si sfarina ogni notte / in schegge di stelle e di rugiada” (BS, p. 52).

Infine c’è da sottolineare che Fabulae riprende sette testi da CF ed otto da BS. Tale compendio reca, affiancate a ciascun testo, splendide illustrazioni del pittore piacentino Franco Corradini, dove a volte un accenno di figurazione sviluppa qualche appiglio verbale, ma più spesso colori e linee, in aeree trasfigurazioni, soggiacciono a un’informalismo che punta all’emozionalità.

SERGIO SPADARO

ANGELO SCANDURRA, Criteri di fuga, Passigli Ed., FI, 1999/2^, € 18,00. ANGELO SCANDURRA, Il bersaglio e il silenzio, Passigli Ed., FI, 2003, € 9,50. ANGELO SCANDURRA/FRANCO CORRADINI, Fabulae, Le Farfalle Ed., Valverde [CT], 2014. € 12,00.


 


 


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