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Kobane è libera, ma è un cumulo di macerie.

Una battaglia che ha imperversato per quattro, lunghi, mesi

di Roberto Sciarrone - La Sapienza,Università di Roma


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Gio 29 Gennaio 2015 - 17:55


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Dopo lunghi mesi nella morsa dei miliziani del califfato nero la città di Kobane è stata liberata dalle forze curde e dai militanti siriani. La conferma è arrivata dal Centcom di Washington. Kobane, città simbolo della resistenza agli integralisti di al-Baghdadi, ha visto perire circa 1800 unità tra miliziani dell’Is, curdi e siriani.

In tutta la Turchia la popolazione curda è scesa in piazza a festeggiare la tanto bramata vittoria che libera così l’avamposto più vicino al confine con un paese NATO. Nella mattina di ieri si sono registrati disordini al confine tra la Turchia e la Siria a causa dell’enorme folla che si è radunata a Suruc per celebrare l’evento, molti avrebbero voluto passare il confine per andare a Kobane. Le forze turche sono intervenute per disperdere la folla anche attraverso cannoni spara acqua e gas lacrimogeni. Quattro mesi d’assedio quindi, che hanno lasciato l’occidente con il fiato sospeso e che hanno generato diversi dibattiti soprattutto sul ruolo condotto dalla Turchia. Nonostante la pressione dei suoi alleati, il governo islamico-conservatore della Turchia ha sempre rifiutato di intervenire militarmente in favore delle forze curde che hanno difeso Kobane contro i jihadisti, bloccando anche l'uscita dal paese di combattenti volontari. Ankara, come si sa, non vuole un consolidamento dei curdi siriani, sia perché li ritiene troppo vicini al Partito dei lavoratori del Kurdistan turco (Pkk), con il quale tratta da anni una tregua che metta fine alla guerra civile iniziata nel 1984; sia soprattutto perché paventa un rafforzamento delle richieste di autonomia curde in Turchia. Oggi dall’aereo che lo riportava in patria dopo un viaggio in africa il presidente Erdogan ha ribadito che la Turchia non vuole che in Siria venga proclamata una regione autonoma curda come quella in Iraq. Paorle quindi che non lasciano dubbi interpretativi circa la politica estera turca nell’area.

Intanto le foto che in queste ore circolano tramite le agenzie stampa di tutto il mondo mostrano una Kobane distrutta. Un ammasso di macerie e di edifici rasi al suolo della battaglia che ha imperversato per quattro, lunghi, mesi. I primi a entrare in città sono stati alcuni giornalisti della France Presse. I bombardamenti, secondo l’amministrazione americana, avrebbero ucciso oltre 6mila jihadisti sunniti legati all’IS, mentre secondo altri osservatori internazionali la cifra andrebbe ridimensionata.

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