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Il viaggio dell’Agenda Ritrovata: una Ciclostaffetta per Borsellino

La giustizia non ha bisogno di eroi, ma di signori per bene

di Luca Cricenti


:: Società

Sab 08 Luglio 2017 - 18:05


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Il 19 luglio 1992 avvenne il tristemente noto attentato di stampo mafioso in Via D’Amelio in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino. In quell’occasione scomparve misteriosamente l’agenda rossa del magistrato, un quaderno in cui si presume vi fossero informazioni, appunti e nomi sulla strage di Capaci del 23 maggio 1992 quando fu assassinato il magistrato Giovanni Falcone. Per commemorare il 25esimo anno dalla morte di Paolo Borsellino e per mantenere accesa l’attenzione sul mancato ritrovamento dell’agenda rossa, il fratello Salvatore Borsellino, in collaborazione con L’Orablù, hanno ideato l’iniziativa “L’Agenda Ritrovata”. Con una ciclostaffettapartita da Bollate (Milano) il 25 giugno e che arriverà a Palermo il 18 luglio 2017, l’agenda rossa (ovviamente una copia simbolica) attraverserà tutta l’Italia e verrà firmata e omaggiata da tutti coloro che non hanno dimenticato. Il 4 luglio, la squadra ufficiale di ciclostaffettisti(Francesco Ricci, Ivan Colombo e Matteo Picchetti De Lillo) ha fatto tappa alla libreria Feltrinelli della Galleria “Alberto Sordi” di Roma, dove si è tenuta una conferenza per presentare e raccontare questo progetto.

 

“Dopo 25 anni, di un fratello morto dovrebbero restarti bei ricordi. Purtroppo non è così.” racconta Salvatore Borsellino in apertura della manifestazione. “Mio fratello è come un soldato che è morto in guerra. Ed è normale che se vai in guerra il nemico ti possa uccidere. Ma se vai in guerra e ad ucciderti non è il nemico ma il fuoco alle tue spalle…lo Stato, quello stesso Stato che avrebbe dovuto proteggerti e combattere con te…la ferita non si rimargina”. Salvatore spiega quanto la scelleratezza dell’omicidio subito da Paolo abbia vilipeso la giustizia. Inoltre,pur riconoscendo la presenza di ostacoli sulla via della giustizia e della verità, sprona i presenti a “continuare a combattere per il sogno di Paolo, che era un sogno di amore”. Ed è proprio l’amore guidato dai segni del destino a scrivere la storia di questa iniziativa. Salvatore racconta del giorno in cui la segretaria gli comunicò che tre ragazzi di un’associazione culturale (L’Orablù) volevano parlargli di un progetto venutogli in mente a San Vito Lo Capo. Stavano discutendo di Paolo e dell’agenda rossa, finché non gli venne in mente quella fatidica domanda: “Perché non riportiamo l’agenda rossa a Palermo?”

 

Salvatore, che in cuor suo aveva già iniziato a riportare l’agenda rossa verso la Sicilia, ricorda delle differenti strade prese dal fratello. “Paolo aveva fatto una scelta di vita, restare a Palermo per combattere il male della Mafia e della criminalità nel proprio paese d’origine. La politica nel corso degli anni ha sempre usato queste sacche di criminalità per produrre voti, senza combattere il tumore che si stava generando. Ma cosa succede al tumore se non lo si combatte e lo si abbandona a se stesso?” urla a gran voce Salvatore Borsellino, e prosegue, “Diventa metastasi e aggredisce anche le cellule sane e così diventa impossibile combatterlo e sconfiggerlo. La lotta è stata delegata solo a poche persone nella magistratura e nella polizia, costringendoli a diventare degli eroi. Se tutti combattessimo questa lotta insieme, non avremmo bisogno di eroi.” Salvatore ricorda una frase esemplificativa detta dal fratello sulla loro città: “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Il vero amore consiste nel riuscire ad amare ciò che non ci piace”. L’amore è la parola chiave del discorso di Salvatore. Paolo Borsellino è stato ucciso con un ordigno, ma “non sono riusciti ad inventare una bomba che uccida l’amore. Se lo facciamo crescere, evolvere, se lo trasmettiamo agli altri, non potrà mai essere distrutto e continuerà a vivere. Esiste la vibrazione dell’amore e la si riesce a sentire se la si vuole ascoltare.” Quindi alza al cielo l’Agenda Rossa e inizia a fissarla. “Quest’agenda Paolo la tirò fuori il 23 maggio e da quel giorno non se ne separò più. Una mano subito dopo l’esplosione ha preso la sua borsa, forzando il portello della macchina. La borsa fu portata via. Poi fu rimessa sul sedile della macchina, ma l’agenda non c’era più.” Si ferma per qualche secondo, poi a gran voce prosegue: “Da Ivrea a Palermo, l’agenda è da noi custodita. Passando per Roma, ho sentito che l’agenda è qui presente, sta qui a Roma. La trattativa non è finita, il nome è diverso ma esiste ancora.”

 

Salvatore si rammarica per non poter più accompagnare e “proteggere” i ragazzi ciclopedisti nel proseguo del viaggio e per la diversa scelta fatta rispetto a Paolo. “Ho fatto una scelta per me stesso, andare via, lontano dal mio paese, da tutto quello che non mi piaceva. Non è servito a nulla. Tutto il male pervade il paese, ormai anche dove vivo ora…la mia scelta è stata inutile.” Ma c’è una nuova speranza e i segni del destino alla base de “L’agenda Ritrovata” si sono fatti avanti: “I segni sulle magliette (una freccia che indica un cerchio, ndr) di questi ragazzi mi ricordano Paolo. Erano i disegni che faceva su un’altra agenda (l’agenda grigia, quella in cui appuntava i suoi spostamenti, ndr). Disegni per esorcizzare le paure e indicare i suoi tragitti. Una freccia che indica un cerchio. All’inizio non capivo cosa significasse.” La verità fu rivelata da un collega di Paolo Borsellino. “Questo segno Paolo lo faceva quando aveva un contatto con nostra madre, una persona eccezionale. Lei ci ha insegnato il senso dello Stato, della giustizia, l’amore verso la lettura.” Un ricordo pervade la mente di Salvatore. Paolo a 50 anni che si rivolge alla madre e le chiede: “Mamma, è vero che vuoi più bene a me che al milanese (Salvatore, ndr)?” E lei gli rispose: “Paolo, il bene di una mamma non si misura in quantità. Ogni mamma dà al figlio il bene di cui lui ha bisogno. A te voglio bene perché sei una persona grande che rischia la vita e non so mai se ti rivedrò più ogni volta che ti saluto”. Se Paolo Borsellino quel 19 luglio 1992 alle 17.00 fosse tornato a casa dopo l’incontro con la madre, avrebbe disegnato quel segno sull’agenda grigia, ma a quell’ora moriva. Salvatore Borsellino torna sui segni di Paolo e sui ragazzi della ciclostaffetta: “Quando ho visto questi ragazzi con questo segno sulla maglietta (nel momento in cui gli proposero il progetto, ndr), ho capito che stavano sulla stradagiusta. Altro segno rivelatore è stato il modo in cui hanno concepito l’idea sulla spiaggia di San Vito Lo Capo.” Salvatore infatti ricorda che il giorno in cui Paolo Borsellino moriva, la madre chiamò lui e la sorella Rita dicendogli: “Fin quando qualcuno parlerà di Paolo, il suo sogno non potrà morire.” Non chiamò l’altra sorella Adele, meno intraprendente, vissuta per tutta la vita a Palermo e seppellita nel cimitero di San Vito Lo Capo, proprio vicino a quella spiaggia. “Adele stava lì, a poche centinaia di metri da quei ragazzi. È lei che ha fatto questo. Gli ha suggerito di portare l’agenda a Palermo. Questo è l’altro segno importante che mi hanno portato.” Salvatore Borsellino conclude infine con un sorriso e una promessa: “Ci rivedremo a Palermo. L’agenda rossa sarà firmata da tutti coloro che vogliono lasciare un segno di amore per Paolo. Questo perché a Palermo il 19 (luglio, ndr) non ci sarà una festa del dolore, ma una festa dell’amore per Paolo.”

 

La ciclostaffetta non è una gara agonistica. Sono più di 2000 km, attraverso 40 città e paesi, in 3 settimane, per coinvolgere uomini e donne, soprattutto i giovani, nella promozione e riconoscimento di valori fondamentali quali la legalità, la giustizia e la lotta alla mafia. È grande il peso che i 3 ciclostaffettisti portano sulle loro spalle, perché stanno portando per l’Italia un verbo che trasmette conoscenza e libertà. La volontà è quella di coinvolgere i giovani nelle scuole. In troppi non sanno ciò che è successo in quegli anni, né i nomi.

Francesco Ricci, uno dei tre ciclostaffettisti, riconosce un’importante connessione tra ciclismo e l’iniziativa “L’Agenda Ritrovata”: “La fatica! Per percorrere in bici questo tragitto e per trovare giustizia. Paolo era un appassionato di ciclismo”, ricorda Ricci, “e si rilassava guardando le tappe. Il 19 luglio 1992 stava guardando la 14esima tappa del Tour de France, prima di uscire di casa per andare dalla madre.” Francesco Ricci ha composto una poesia, “Un signore per bene e il tour” (http://polvere.cc/un-signore-per-bene-e-il-tour/), in cui si immagina un altro epilogo di quel 19 luglio 1992. Dove per un attimo il sogno e l’italianità riannodano i fili della storia e sconfiggono, con un linguaggio politicamente scorretto (“perché i più sono politicamente corrotti”), i mandanti, i facilitatori e gli aggressori della strage di Via D’Amelio.

 

Ivan Colombo, altro componente della squadra, racconta della partenza e dell’uomo Salvatore Borsellino: “Salvatore si è arrabbiato quando siamo partiti da Bollate senza di lui, perché voleva stare dietro di noi, seguirci e proteggerci lungo la via Aurelia. Non sento la fatica di questa pedalata, soprattutto in confronto ai 25 anni di lotta di Salvatore”.

 

Nel finale è stato anche raccontato da Alessandro Leogrande il progetto editoriale realizzato da Feltrinelli legato all’iniziativa “L’Agenda Ritrovata”. Infatti, “L’Agenda Ritrovata” è anche il nome di un libro in cui i contributi di 7 scrittori, provenienti da diverse regioni italiane (Helena Janeczek - Lombardia, Carlo Lucarelli - Emilia–Romagna, Vanni Santoni - Toscana, Alessandro Leogrande- Lazio, Diego De Silva - Campania, Gioacchino Criaco -Calabria ed Evelina Santangelo - Sicilia), creano un’antologia di racconti ispirati al mistero e alle suggestioni dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino. Alessandro Leogrande, scrittore del racconto su Roma, spiega la portata dell’iniziativa promossa da Gianni Biondillo e Marco Balzano: “Si tratta di un libro scritto in poco tempo con i contributi di 7 persone. Non è solo il ricordo di cosa sia stato per queste persone il 23 maggio e il 19 luglio 1992 – quest’ultima data rappresenta la perdita dell’innocenza per la mia generazione” precisa Leogrande. “L’idea non è tanto quella di fare i narratori di noi stessi, bensì di provare a fare gli scrittori e interrogarsi quindi su cos’è l’Italia oggi rispetto all’Italia di ieri.” Secondo Alessandro Leogrande “nel ’92 si sono generate le macerie da cui deriva in parte l’Italia di oggi. Lo scrittore ha quindi il compito di farsi archeologo del presente.” Il contributo di Leogrande descrive un incontro con un ministro, “che non vi sarà difficile identificare una volta letto” precisa, e racconta di Roma e delle sue ferite, trovando una pronta relazione soprattutto con i fatti di via Caetani (il ritrovamento del corpo di Aldo Moro).

Dopo quest’unico giorno di pausa tecnica, i ciclostaffettisti torneranno in sella verso Palermo, dove li attenderà Salvatore Borsellino per ricevere l’Agenda Rossa e poter così mostrare il 19 luglio 2017 il supporto e il sostegno di un’Italia che non dimentica “un signore per bene”. 


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