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Mosul, tredici ragazzi uccisi dalle milizie del califfato nero. La loro colpa? Guardare una partita

La “grande coalizione” organizzata da Obama non ha prodotto risultati concreti e gli attentati fuori e dentro il continente europeo si sono moltiplicati.

di Roberto Sciarrone - - Sapienza,Università di Roma


:: Editoriale

Mar 20 Gennaio 2015 - 13:51


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L’orrore continua. La strage risale al 12 gennaio ma la notizia è trapelata oggi tramite il sito gestito da un gruppo di resistenza allo Stato Islamico chiamato “Raqqa viene massacrata nel silenzio”. Definirlo “orrore” è poco. Non c’è più limite alla barbarie sistematica delle milizie del califfato nero che controllano una vasta regione che si estende tra la Siria e l’Iraq.

La colpa dei ragazzini di Mosul sarebbe stata quella di guardare, come altri milioni di loro coetanei in tutto il mondo, una partita di calcio della loro nazionale. L’Iraq, infatti, si trova impegnata in Coppa d’Asia. Le uccisioni sono avvenuti il 12 gennaio, i ragazzini sono stati catturati dai jihadisti a Mosul – avamposto sicuro in mano all’Isis – e poi fucilati senza pietà poiché avrebbero violato la sharia.
Si, avete letto bene.

L’estremo e folle atto sarebbe avvenuto davanti a decine di persone, i corpi dei giovani sarebbero rimasti in vista e i famigliari non hanno potuto fare nulla per paura di essere uccisi a loro volta. Intanto i media internazionali stanno mostrando un video nel quale due uomini vengono uccisi dopo essere stati spinti da una torre “colpevoli di impegnarsi in attività omosessuali”.

Siamo alla follia. Una follia che, come ho scritto altre volte, parte forse da lontano. Intere aree in Medio Oriente sono ormai lasciate al loro triste destino. Dopo le numerose guerre di questi ultimi vent’anni l’Occidente è sparito dall’area e, dopo aver rimosso i “vecchi tiranni”, si trova a non saper gestire quest’esplosione di violenza gratuita difficile da fermare. Ricordiamo che una delle roccaforti in mano ai miliziani dell’Isis si trova a cinquecento metri dal confine con la Turchia, Kobane, difesa da quel che resta delle truppe curde, i peshmerga.

La “grande coalizione” organizzata da Obama non ha prodotto risultati concreti e gli attentati fuori e dentro il continente europeo si sono moltiplicati. Sembra essere tornati indietro di centinaia di anni. E’ palese la mancanza di un serio piano comune per debellare quest’orrore continuo, la pochezza delle leadership politiche occidentali sta, forse, precipitando il mondo alle soglie di un conflitto mondiale latente ma quanto mai reale.
Una nuova guerra, certo, condotta con altri mezzi e altre strategie ma sicuramente non meno cruenta di quelle del passato quando due, o più, eserciti regolari si scontravano sui campi di battaglia.
Potrebbe essere solo l’inizio di un lungo e nuovo “medioevo” – inteso nella sua accezione più brutale – ma spero di sbagliarmi.

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Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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