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Gioiosa Jonica e quelle foto dei Girovaghi di 50 anni fa, quando “non c’erano soldi ma tanta speranza”. E si sognava

di Domenico Logozzo *


:: Cultura Arte Spettacolo

Gio 08 Giugno 2017 - 16:51


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Immagini:1-Il complesso "melodico-beat" dei GIROVAGHI di Gioiosa Jonica negli Anni Sessanta;Lo scrittore calabrese Saverio Strati, vincitore del Campiello, nel 1977: "Il Sud ha oramai esportato tutto, anche i suoi uomini"; Bruno Pisciuneri, erede dello storico Bar Italia di Gioiosa Jonica, appassionato di musica ha suonato con il complesso I Girovaghi e conserva da 50 anni il contratto di una festa in piazza; Totò Ritorto, Bruno Pisciuneri e Pepè Loccisano. Tribuna del Mezzogiorno del 1966.

 

GIOIOSA JONICA – “Non c'erano soldi ma tanta speranza”, cantava il crotonese Rino Gaetano. Parole che ci sono ritornate alla mente quando una sera in Calabria, a Gioiosa Jonica, l’amico Bruno Pisciuneri ci ha fatto vedere le foto degli Anni Sessanta del complesso musicale dei Girovaghi. Anni in cui c’era un fiorire di idee. Giovani e anche meno giovani che sognavano e sapevano sognare, con la musica che dava una spinta in più per guardare con ottimismo al futuro. “A mano a mano”, nascevano e si moltiplicavano le belle iniziative. A Gioiosa e non solo. Tanti visionari che non si fermavano di fronte alle piccole o grandi difficoltà. L’ottimismo della volontà, carta vincente. Sacrifici e anche soddisfazioni. Belle sfide. Tanto fermento culturale, tanta passione e tanta fiducia. Magia della musica. La tradizione delle bande, lo studio, la nascita di complessi musicali, le applaudite esibizioni. Bravi cantanti e preparati musicisti. E nonostante le mille difficoltà, c’era, sì, una Calabria che sognava, progettava e credeva nella rinascita possibile. Visionari per passione. Purtroppo le cose non sono andate come era logico e giusto che fosse. Un mondo di promesse non mantenute. E le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti.

 

Soprattutto i giovani del profondo e poverissimo Sud, negli anni del boom economico hanno sognato, sperato e sofferto. La sofferenza più grande è stata provocata dalle grandi e continue delusioni. C’era veramente poco o nulla. Perché allo Stato poco o nulla interessavano le regioni meridionali. Errore gravissimo. Perché non si è capito - allora come oggi - che se il Sud resta indietro, l’Italia non avanza in Europa e non potrà mai essere competitiva nelle grandi sfide mondiali. Quanti parolai. Quante false aspettative sono state messe in scena dai nani della politica sul palcoscenico delle menzogne.

 

Dare fiducia ai giovani. Ascoltarli, non ignorarli. Il presidente del consiglio Gentiloni, visitando Matera, ha lanciato nuovi messaggi, soprattutto alle imprese, invitandole ad investire nel Mezzogiorno. “Il momento è oggi, non dopodomani, perché ci sono le condizioni giuste, a partire da agevolazioni fiscali mai così vantaggiose. E il Governo farà il massimo affinché sia realtà e non resti solo uno slogan l’intenzione di mettere il Sud al centro della sua agenda”. Centralità del Mezzogiorno. Quante volte l’abbiamo sentito dire! Gentiloni ha riconosciuto gli errori del passato “che hanno fatto cadere per decenni la questione meridionale in un relativo oblio e che quindi non devono essere più riprodotti”. Buone intenzioni. Speriamo che non rimangano tali. Come purtroppo è avvenuto in passato: emigrare per sopravvivere, fuggire dalla miseria. I giovani continuano ad andare via. La disoccupazione intellettuale è molto alta. Cervelli in fuga, le forze migliori sono costrette a partire. Sempre più spesso vanno all’estero. Dove il merito viene riconosciuto e premiato. E così alla povertà economica si aggiunge l’impoverimento intellettuale. Tessuto sociale sempre più debole, sfilacciato, criminalità organizzata sempre più arrogante e soffocante.

 

Saverio Strati, lo scrittore che ha raccontato e reso universale, attraverso i suoi libri, l'epopea calabrese degli ultimi, morto 3 anni fa a Scandicci (Firenze) a quasi novant'anni, aveva lasciato la sua Sant’Agata del Bianco per trasferirsi in Toscana. Vincitore nel 1977 del Campiello con Il selvaggio di Santa Venere, 40 anni fa affermava durante una conferenza a Torino: “Il Sud ha ormai esportato tutto, anche i suoi uomini, cominciamo a reimportare ciò che abbiamo disperso. Potrebbe essere l'inizio della rinascita. Certo, non è tutto. Occorre anche una nuova moralità, dobbiamo imparare a vergognarci di lasciarci mantenere dal resto dell'Italia. Perché dobbiamo vivere di sovvenzioni, di leggi speciali?” Qualche giorno fa, sempre a Matera, il premier Gentiloni ha detto che “non si deve essere nostalgici della Cassa per il Mezzogiorno” e che c'è bisogno soprattutto di “interventi seri”, in particolare sulle infrastrutture. E successivamente ad Afragola, in provincia di Napoli, inaugurando la nuova stazione Tav, ha sottolineato: “Qui lo Stato garantirà sicurezza e sviluppo, qui il paese rialza la testa orgoglioso delle sue grandi opere. Opere di grande civiltà. Un grande paese è orgoglioso delle sue grandi opere e dobbiamo dirlo ad alta voce. Conquista, passo avanti, eredità che lasciamo al territorio”. Concludendo: “Oggi mettiamo sul tavolo due grandi promesse: il rapporto alta velocità e trasporto locale, dalla Vesuviana alle metropolitane, e il Mezzogiorno, lo sviluppo del Sud passa per le infrastrutture dalla Campania a Puglia, Calabria e Sicilia". Sviluppo e attenzione per il Mezzogiorno. E’ quello che da decenni la gente del Sud chiede. Ma per troppo tempo non è stata ascoltata. E’ quello in cui credevamo e speravamo oltre mezzo secolo fa noi ragazzi del Meridione. L’augurio è che i ragazzi del Sud del nuovo millennio possano finalmente ritornare a sperare e a sognare e a vedere realizzati i loro sogni. E soprattutto che possano mettere al servizio della loro terra intelligenza e creatività. Per lo sviluppo reale, legato alla specificità del territorio. Che siano loro a fare le scelte più opportune. Non a subirle.

 

Dicevamo all’inizio delle foto che ci ha fatto vedere l’amico Bruno Pisciuneri, erede dello storico Bar Italia e grande appassionato di musica. Dal ritaglio della Tribuna del Mezzogiorno con il simpatico trio di “armonica a bocca” Pepè Loccisano - Bruno Pisciuneri - Totò Ritorto, al complesso “melodico- beat” dei “Girovaghi”, fino all’impegno nella prestigiosa banda musicale Rossini di Gioiosa Jonica, diretta dal maestro Antonio Ritorto, altro caro amico dei tempi lontani. Con il Maestro Ritorto quando ci incontriamo a Gioiosa rievochiamo i ricordi, i fatti e i personaggi indimenticabili. Tra gioia, commozione e nostalgia. Nelle foto ho rivisto tanti cari amici. Qualcuno purtroppo non c’è più.

 

Bruno Pisciuneri conserva ancora gelosamente la copia di un contratto di mezzo secolo fa per una serata musicale in occasione dei festeggiamenti patronali in un bel borgo della Locride. Definito il compenso di 70 mila lire e stabilite anche le sanzioni in caso di inadempienze. Cinquemila lire di “trattenuta” per ogni componente che risultava in meno rispetto al numero stabilito. Contratto stipulato l’8 settembre 1967 tra il “Comitato Feste San Sebastiano in Condoianni (Reggio Calabria) ed il signor Giuseppe Loccisano, componente del complesso melodico-beat “Girovaghi” da Gioiosa Jonica (RC)”. Veniva dato l’incarico al complesso musicale “di svolgere un servizio di palco per il giorno 11 ottobre, dalle ore 20 alle 24”. Clausole ben definite: “Il complesso sarà costituito da 5 orchestrali, due cantanti di sesso diverso ed un presentatore della Rai-Tv. Il compenso pattuito è di lire 70.000. Restano a completo carico del comitato: diritti SIAE e tasse erariali”. Notate la specifica “sesso diverso” (non erano molte le donne che in quei tempi si esibivano in pubblico) e il fatto che il presentatore doveva essere della Rai-Tv.

 

E qui ci viene alla mente il grande Emanuele Giacoia, il volto e la voce della Rai calabrese. Durante una manifestazione pubblica a Gioiosa Jonica, venne sottolineata la sua preziosa e molto apprezzata attività in Rai. Ringraziò e con la simpatia che l’ha sempre contraddistinto disse: “Guardate che io sono veramente della Rai. Spesso sui manifesti c’è chi si spaccia “presentatore della Rai-Tv”. La verità è che queste persone l’unico rapporto che hanno con la Rai-Tv è l’abbonamento alla radio e alla televisione”. E si fece una grande risata, sottolineata da un caloroso applauso del pubblico. In effetti c’erano allora in circolazione tanti millantatori e la diffidenza dei “Comitati feste” era più che giustificata. Tanto che nel contratto con i “Girovaghi” si specificava: “Sarà ritenuta la somma di lire 5.000 per ogni elemento in meno. Gli otto elementi di cui sopra risultano dalla fotografia consegnata al comitato e firmata”. Foto “autenticata”. Niente trucchi e niente inganni. Erano anche questo i meravigliosi e irripetibili Anni Sessanta!

 

*già Caporedattore TGR Rai

 

 

 

 

 

 


 


Ultima modifica Gio 08 Giu 2017 - 16:58


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