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Le opere di Alfio Bonanno in mostra al Radicepura Garden Festival da lunedì 22 maggio

Le opere dell’artista siciliano in esposizione fino al 22 luglio


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Dom 21 Maggio 2017 - 23:38


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CATANIA – Le opere di Alfio Bonanno in mostra al Radicepura Garden Festival. La personale dell’artista siciliano, curata Gianluca Collica, dal titolo “Un uomo d’alto fusto, arte/natura, autoritratti, Sicilia 2017” sarà aperta al pubblico lunedì 22 maggio 2017 a partire dalle 10.00, presso il parco Radicepura a Giarre. La mostra, inserita all’interno del percorso espositivo del Festival, sarà aperta al pubblico fino al 22 luglio 2017 e verrà realizzata con opere prodotte dall’artista siciliano nell’ambito del programma di residenza d’artista “Herbarium”, coordinato dalla Collicaligreggi di Catania e promosso dalla Fondazione.

Per questo progetto Bonanno ritorna dopo tanti anni in Sicilia, a pochi chilometri della sua casa natale. Un impatto emotivo enorme sul quale ha costruito un progetto che lega lontane memorie a quanto il suo percorso di sperimentatore gli ha insegnato.

Ogni opera allestita è storia del mondo e personale. Dietro ogni specie di piante utilizzata dall’artista c’è il racconto dell’uomo: un seme mosso dal vento, dalla pioggia o da un qualsiasi animale, ma anche una stiva, la tasca di un migrante, o un popolo antico. Quanto memoria personale: il padre contadino, la sofferenza di una vita difficile, la Montagna e lo splendore della natura sicula. Emozioni, ricordi, materia poetica con cui riveste ogni sua creazione come patina in un bronzo.

 

La prima delle due opere monumentali installate all’esterno, dal titolo “ dove riposano le lucertole”, è esposta nella corte davanti la casa nobiliare, sede della Fondazione Radicepura. Una struttura realizzata con piante di vitis vinifera. Il titolo ricorda un’esperienza vissuta dall’artista nel paesaggio siciliano, e anche se si mostra apparentemente precaria e in qualche modo aggressiva, si lascia vivere e scoprire attraverso le sue aperture, diventando spazio di memoria e riflessione, omphalos di una terra, la Sicilia, che è mito eterno.

 

La seconda, “Fossili” è installata all’interno del parco botanico: forme sopra dimensionate di natura scomparsa, ma comuni nel paesaggio siciliano, sonorealizzate con un intreccio di canne ricoperto con materiale terroso. Essa fa parte di un ciclo di lavori dedicati a reperti fossili incontrati durate le perlustrazioni che l’artista realizza quotidianamente. Le grandi conchiglie disegnano un paesaggio ancestrale, surreale e straniante di una natura che li conserva gelosamente come memoria di una origine lontana. Tutori di un mondo fantastico, intimo e mutevole, quanto di una natura che nel tempo si riapproprierà dell’attenzione a lei sottratta, ricoprendo i fossili di strati della sua esistenza.

 

Le restanti opere saranno invece allestite all’interno della Fondazione. “Fragmenti” è realizzata con rami del vorace Minicucco (bagolaro dell’Etna, Celtis Aetnensis) che, appoggiati gli uni sugli altri, disegnano un’immagine dinamica e astratta, apparentemente instabile e al tempo stesso tenacemente aggrappata alla parete; nell’opera intitolata “nido” un intreccio di rami della stessa pianta definisce una struttura sospesa di forma ellittica, una sorta di ricettacolo di pure sensazioni generate all’interno di uno spettro sensibile ampio e personale.

 

Le opere dal carattere più intimo e biografico sono: “tavolo”, realizzato con oggetti ed elementi naturali fissati nel tempo dalla sabbia lavica etnea, e il dittico realizzato con foglie d’agave essiccate e stirate, dal titolo “un uomo d’alto fusto”, dove una figura si rispecchia nella sua immagine; “spirale”, realizzata con le spine di acacia, è memoria del percorso complesso e tortuoso che conduce alla conoscenza del mondo e dell'esistenza; e infine gli “autoritratti”, un ciclo di lavori su carta realizzati con pigmenti naturali e inchiostri, dipinti con strumenti improvvisati e sottratti al paesaggio ritratto. Queste pitture sono immagine di un osservare ruminato quotidianamente dall’artista nel suo studio. In esse sensibilità propria e mondo naturale diventano un unicum e si mostrano come ritratti del fare e sentire di un uomo d’alto fusto.

 

BIO

Bonanno nasce nel 1947 a Milo (CT) alle pendici dell’Etna, ma vive e lavora dal 1972 in Danimarca dove, in quel paesaggio apparentemente monotono e piatto, ha trovato la sua dimensione linguistica. Vittorio Fagone lo inserisce in Art in Nature, di cui è teorico insieme a Jacques Leenhardt in Francia e Dieter Ronte in Germania. Questa linea di ricerca, originatasi in Europa verso la metà degli anni ‘70, si basa sulla convinzione che l’uomo è obbligato a un atteggiamento di alleanza con l’habitat naturale. Nel 1990 fonda TICKON, Centro Internazionale per Arte e Natura, presso Tranekaer (DK) con opere di artisti che lavorano nella natura: Giuliano Mauri, Herman Prigann, Andy Goldsworthy, Chris Drury, Stuart Frost, David Nash, Dominique Bailly, Nils-Udo, Steven Siegel.

 

In particolare, pensando alle ombre velate di viola dei pre-raffaelliti, Bonanno comincia a scrutare il paesaggio danese con minuzia, scoprendo piccole, ma sorprendenti variazioni di quella natura apparentemente immobile. Il viola lo ritrova nelle nuvole all’orizzonte che diventano le sue montagna e nel fare quotidiano di una natura che si lascia scoprire lasciando segni sempre nuovi all’occhio del nostro autore. Questa sensibilità lo porta a realizzare opere nelle quali è molto difficile capire quanto è determinato dall’uomo e quanto invece dalla natura stessa.

Egli si discosta dall’estetica dell’americana Land Art in quanto in quest’ultima si percepisce un atteggiamento di protezione e al tempo stesso di violenza nei confronti della natura, che presuppone un forte senso critico e fondamentalmente umano.

Bonanno invece è natura. E' come se utilizzasse l’energia vitale e di crescita naturale di una pianta, mentre la natura faccia sua la creatività dell’autore.

Se la Land Art innesta e produce altro rispetto a pura natura, Bonanno produce talee aggiungendo natura a natura.

 


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