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Sarajevo: Presentazione della Dichiarazione sulla lingua comune dei paesi Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro e Serbia

Separare le lingue che hanno la base linguistica comune è un'azione repressiva, inutile e dannosa; la lingua e la sua interpretazione viene utilizzata al servizio del potere politico nei paesi : i messaggi inviati in occasione della presentazione della Dichiarazione sulla lingua comune della regione

di Arman Fazlic', Sarajevo


:: Uno Sguardo all' Europa

Ven 31 Marzo 2017 - 22:18


Immagine Principale

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Immagini: Un momento del dibattito - Enver Kazaz, professore della Facoltà di Filosofia di Sarajevo

 

Sarajevo - Al  Mediacentar di Sarajevo ieri,30 marzo  è stata presentata la Dichiarazione sulla lingua comune, redatta da eminenti esperti regionali nel campo della linguistica e di altre scienze sociali. Come sottolineato nella conferenza stampa di stamattina, l'intenzione è quella di sensibilizzare e di influenzare attivamente la pratica nazionalistica esistente della lingua in tutti i quattro paesi della regione in cui si parlava serbo-croato, oppure croato-serbo.

I firmatari della Dichiarazione, finora più di seicento linguisti, scrittori, scienziati, attivisti e altre personalità credibili, della vita pubblica e culturale di Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Croazia e Serbia, hanno  richiesto  l'abolizione di tutte le forme di segregazione linguistica e la discriminazione linguistica negli istituti scolastici e pubblici.

I firmatari hanno anche sollecitato che bisogna fermare la repressiva, inutile e dannosa pratica di separazione delle lingue, smettere di dare definizioni rigide di varietà dello standard linguistico, evitando la traduzione nella pratica giudiziaria e amministrativa che è inutile e costosa.

Ivana Simic Bodrozic, scrittrice da Croazia, ha detto se ci comprendiamo reciprocamente significa che vogliamo  una base linguistica comune e che nessuno vuole negare o vietare nessuna lingua.

"Noi  evidenziamo  che le diversità  devono essere considerate ricchezza. Non intendiamo di pulire i popoli da qualcosa. Le lingue molto spesso non coincidono con le nazioni/popoli, come è nel caso della Germania e l'Austria. In Austria, la lingua tedesca non fa gli austriaci meno austriaci. A causa di guerra siamo stati costrettii a guardare ad essere linguisticamente puri. La censura  del linguaggio  incide sulla diffusione del nostro pensiero nel mondo. Quelli che desiderano l'autenticità e la largezza devono  ribadirlo sempre", ha detto Bodrozic.

Enver Kazaz, professore della Facoltà di Filosofia di Sarajevo, ai  media ha sottolineato  che la lingua e la sua interpretazione "viene utilizzata al servizio del potere politico e serve a convincere la gente che il linguaggio delle altre nazioni non è buono. In realtà, non si tratta di una lingua, ma di una lingua standard. Quello che noi chiamiamo le lingue sono gli standard che sono standardizzati in conformità con gli standard della comunità accademica."

Kazaz ha commentato che la "Dichiarazione è più preziosa per la Bosnia-Erzegovina, soprattutto per l'educazione dei  bambini che  rappresentano le minoranze etniche di un'area. Si tratta di una lingua nel senso grammaticale e storico."

La Dichiarazione sulla lingua comune è stata compilata sulla base di una serie di conferenze regionali del progetto "Lingue e nazionalismi", che si sono tenute da aprile a novembre 2016 a Podgorica, Spalato, Belgrado e Sarajevo.

Vladimir Arsenijevic, un noto critico letterario ed editore, che è anche timone del progetto e dell'idea  della dichiarazione congiunta, per paeseitaliapress.it dice, ''che questa parte della  società civile, finora informale, ha lavorato per armonizzazione  tante diverse posizioni, considerando il numero di persone che partecipano nel progetto''.

"E' stata misurata ogni parola, ogni virgola, abbiamo discusso tanto per pubblicare questa dichiarazione  che ha già causato una tempesta di reazioni in tutta la regione", dice Arsenijevic.

La dichiarazione in questi quattro paesi è stata contrastata da  funzionari  di  varie istituzioni, ma le reazioni più forti finora sono state quelle  di Zagabria. La presidente croata Grabar Kitarovic ha descritto la dichiarazione come " una cosa piuttosto marginale". L'attuale primo ministro Andrej Plenkovic si chiedeva: "Come faccio a sostenerlo? Chi è in grado di sostenerlo in Corazia?". E l'Accademia Croata delle Scienze e delle Arti ha considerato l'iniziativa "ridicola, assurda e inutile".

Arsenijevic,  ha anche commentato che „il supporto dai politici è minore e sporadico. Per noi  è  una sorpresa sapere che il Vice Presidente della Federazione di Bosnia-Erzegovina sarà presente al dibattito che abbiamo organizzato.“

 

 

 


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