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22 02 2017, Il futuro

Nasa: scoperto un nuovo sistema planetario a 39 anni luce dalla Terra

di Roberto Sciarrone --- Sapienza,Università di Roma


:: Attualità

Gio 23 Febbraio 2017 - 14:24


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Noi come gli uomini che scrutavano il sistema solare 100 anni fa. Noi come Georges Méliès e il suo “Le voyagedans la Lune” che vedeva già in fieri il 20 luglio del 1969. Noi, oggi, nel futuro. Il cuore è la stella nana rossa Trappist-1, i pianeti hanno una temperatura tra gli 0 e i 100 gradi, quindi è molto probabile la presenza di acqua allo stato liquido e quindi…la presenza della vita. Non è difficile immaginare come entro cinquant’anni da questa scoperta gli uomini del prossimo futuro riusciranno a dimostrare che quei pianeti sono abitabili, oppure che sono già abitati, fornendoci dati e statistiche dettagliate. Molti hanno definito il nuovo sistema planetario come un lontano “cugino” del nostro, popolato – come dimostrato – da pianeti grandi più o meno come la nostra Terra.

Forme di vita?

Si, questi nuovi mondi scoperti potrebbero ospitare forme di vita – secondo la Nasa – chissà se e quanto evolute da viaggiare da un pianeta all’altro a bordo di navi spaziali, che cosa ne penserebbe Isaac Asimov? Ciò che fino a qualche decennio fa era totalmente impensabile oggi è realtà. Il grande passo compiuto dall’umanità tutta in quel caldo luglio del 1969 – se ci pensate – e oggi lontano anni luce da una scoperta che ieri ha lasciato tutti entusiasti. I cinquant’anni che ci separano dal primo allunaggio umano sembrano quindi un’eternità e, come scritto, ieri siamo ufficialmente entrati nel futuro. Un futuro che ci riserverà altre sorprese nei prossimi anni. Un futuro che corre a velocità mai conosciute dalla storia dell’uomo ma pur sempre infinitamente più piccole e “lente” se paragonate a quelle dell’universo.

Trappist – 1

Il nome di questa stella deriva dal TRAnsitingPlanets and PlanetesImals Small Telescopesouth (Trappist-south), un telescopio da 60 centimetri di apertura installato all’Osservatorio di La Silla sulle Ande e gestito dall’Università di Liegi. Il telescopio, insieme a un suo gemello installato nell’emisfero nord, sono appositamente progettati per monitorare un campione di stelle nane, allo scopo di scoprire nuovi pianeti extrasolari. L’idea è infatti catturare le deboli variazioni di luminosità causate dal transito di un esopianeta di fronte alla stella, un metodo utilizzato da vari strumenti come il telescopio spaziale "Kepler" della Nasa.

Perché è importante questa scoperta?

Perché tre di queste stelle che ruotano intorno a Trappist – 1 si trovano nella fascia di “abitabilità” e quindi potrebbero ospitare acqua allo stato liquido e, forse, la vita. Un sistema di pianeti da record, così viene definito dagli scienziati, perché allo stesso tempo ospita il maggior numero di pianeti come la Terra – quanti cugini! – e il maggior numero di pianeti nella zona abitabile. Il nostro sistema solare, per fare un parallelo, ne ospita solo uno: il nostro. Il risultato della storica ricerca sarà pubblicato online su Nature e apre davvero nuovi scenari nella ricerca degli esopianeti e della vita nell’Universo. Per Trappist-1 non è stata rivelata in modo diretto la presenza di acqua, né tantomeno sono state scattate immagini della superficie di questi pianeti, che sono ovviamente troppo distanti per i telescopi attuali. Ma, come sognava Georges Méliès nel 1902 nel suo “Le voyagedans la Lune”, è bello abbandonarsi a un’ipotesi suggestiva, è bello sognare che almeno in uno di quei pianeti possa esserci la vita. 


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