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Sanzioni degli stati Uniti per il presidente della Repubblica Srpska Milorad Dodik

Il presidente della Republika Srpska (RS) ha sfidato le decisioni pronunciate dalla Corte costituzionale di Bosnia Erzegovina (BiH) sulla festa nazionale del 9 gennaio

di Arman Fazlic', Sarajevo


:: Uno Sguardo all' Europa

Ven 20 Gennaio 2017 - 13:13


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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America ha confermato martedì (17 gennaio) le sanzioni contro presidente della Republika Srpska (RS) Milorad Dodik per aver  sfidato le decisioni pronunciate dalla Corte costituzionale di Bosnia Erzegovina (BiH).

Questa informazione è stata confermata dall'ambasciatrice americana a Sarajevo, Maureen Cormack, che ha sottolineato che Dodik ''è stato sanzionato perché ha violato la legge''. “L'Ufficio di controllo proprietà di stranieri  (OFAC) sotto il Ministero del tesoro, in consultazione con il Dipartimento di Stato, – aggiunge l'ambasciatrice Cormack - ha indicato Milorad Dodik come oggetto di sanzioni in conformità all'ordine esecutivo (EO) 13304, firmato dal presidente George W. Bush nel 2003. Decreto che dà facoltà agli Usa di imporre sanzioni anche contro chi voglia ''attivamente ostacolare gli Accordi di Dayton'', quelli che portarono alla conclusione del cruento conflitto in Bosnia.

Dodik ha ''sfidato'' la legittima pronuncia della  Corte costituzionale bosniaca che ha rigettato la richiesta del parlamento di Banja Luka per il mantenimento del ''Giorno della Republica Srpska'',  organizzando il referendum per istituzionalizzare la festa nazionale del 9 gennaio, (data della nascita nel 1992 della Repubblica del popolo serbo, 3 mesi prima della guerra che tra il 1992 e il 1995 ha causato  oltre centomila morti). Al referendum oltre il 99% dei votanti si è espresso a favore del mantenimento della festa del 9 gennaio.

 La decisione della Corte Costituzionale di BiH è stata respinta dal Presidente della RS, ma anche dall'Assemblea Nazionale di RS e dall'opposizione.

La celebrazione è stata condannata anche dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, ma la Russia ha insistito che i  popoli in Bosnia abbiano il diritto di celebrare le festività che vogliono.

Le sanzioni prevedono il congelamento delle proprietà e i conti in banca di Dodik, che si trovano sotto la giurisdizione americana. Inoltre, sono vietate le transazioni che coinvolgono i cittadini statunitensi e Dodik. Al momento, nelle misure non è incluso il divieto d’ingresso negli Usa, ma sembrerebbe che già a fine dicembre a Dodik era stato negato il visto diplomatico per entrare negli States.

"Sono molto orgoglioso, e queste sanzioni provano che non sia opportuno che Repubblica Srpska abbia uno scambio di interessi ", ha detto Dodik a Banja Luka nella conferenza stampa organizzata per illustrare la vicenda. Il leader dei serbi in Bosnia-Erzegovina ha anche dichiarato che la RS è stata "sotto attacco dell'arrogante amministrazione statunitense uscente che è pro-bosniaca (musulmano bosniaca), militarista e anti-serba".

L'ambasciatore degli Stati Uniti in Bosnia, Maureen Cormack, "è un nemico dei serbi, e non è benvenuta alla RS", ha detto  Dodik, invitando il ministro degli affari esteri di BiH a dichiararla come persona non grata in tutto il paese, riferisce televisione statale BHRT.

La decisione di sanzioni degli Usa a Dodik ha provocato molte reazioni dei politici in BiH. L'Alto  rappresentante della comunità internazionale in Bosnia-Erzegovina Valentin Inzko, ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni al Presidente della RS, affermando che essi hanno un "grande significato simbolico"e che ''Dodik ha giocato col fuoco, ha attraversato la linea rossa e  deve affrontarne le conseguenze» così Inzko in una dichiarazione per il quotidiano "Standard" di Austria, riferisce Europa Libera. 

Alcuni media in BiH hanno citato la reazione del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. ‘’RS rispetta l'accordo di Dayton e sono pura provocazione le tesi che sostengono che RS lo blocca“. Lavrov ha ribadito la necessità per l'abolizione dell'istituzione dell'Alto rappresentante in Bosnia-Erzegovina, e precisato che “il presidente Dodik aveva sottolineato più volte il suo impegno per l'accordo di Dayton”, riferiscee Radio televisione di RS durante il telegiornale di mercoledì 18 gennaio scorso. 

Il Presidente della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina, Mladen Ivanic, ha ritenuto rilevante che le sanzioni siano rivolte alla persona e non all'istituzione. "Questa non è una novità. La cosa più importante è che i cittadini della RS non siano colpiti. E bisogna che le cose continuino a funzionare in modo normale ", ha commentato Ivanic.

Ci sono indicazioni secondo cui i paesi europei potrebbero seguire le orme degli Stati Uniti, e imporre sanzioni a Dodik, anche se nessuno lo ha ufficialmente annunciato. Parlando delle sanzioni degli Stati Uniti e il presidente RS Milorad Dodik, l' ambasciatrice francese in BiH, Claire Bodoni ha detto Mercoledì che le sanzioni sarebbero soggetto di decisone anche per paesi membri dell'UE. ''Noi operiamo all'interno dell'Unione europea, quindi dovremo prendere una decisione, però quando i 28 membri adotteranno una decisione comune. Voglio dire che non esiste un programma statale di sanzioni, ma le sanzioni saranno adottate nel quadro dell'Unione europea ", ha detto Bodoni, per quanto riferito dal telegiornale di TV1. 

Anche il ministro della sicurezza della BiH, Dragan Mektic, indica che ci sono possibilià di supporto alle sanzioni dai paesi membri dell'UE. Mektic ha anche commentato che le sanzioni sono un ''danneggio politico per BiH e RS“.

Sotto l'accordo di pace di Dayton 1995,che ha posto fine alla guerra del 1995, la RS è diventata una regione semi-autonoma ed insieme alla federazione bosniaco-croata costituisce la Bosnia-Erzegovina del dopoguerra. Ogni area ha un proprio presidente, parlamento e  polizia, ma con istituzioni a livello statale deboli. Le comunità croato-musulmana e quella serba stabilite dagli accordi coesistono in una condizione  di permanente tensione,  per la quale la Corte Costituzionale bosniaca aveva vietato l’organizzazione del referendum. 


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