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LILLO SAITTA AUTORE DELL’OPERA “MESSINA”

Si era formato al Conservatorio di Napoli – Emigrato a fine Ottocento a Londra costituì “The Anglo-Italian Academy of Music” – Morì di infarto nel 1927 a Messina dopo aver presentato il suo melodramma al Mastrojeni


:: Cultura Arte Spettacolo

Gio 10 Luglio 2014 - 09:29


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Foto 1 (Lillo Saitta nel periodo londinese) Foto 2 (Il gruppo musicale del maestro Saitta con la famigla di Pietro Dorando in occasione della presentazione dell'inno composto in onore del maratoneta) Foto 3 (Brochure di spettacoli di Lillo Saitta e un attestato) Foto 4 (Londra primi del Novecento - La classe femminile dell’Anglo-Italian Academy of Music. A sinistra: Lillo Saitta, fondatore e preside dell’Accademia; a destra: il fratello Antonio) di Domenico Maria Ardizzone Il musicista Letterio (Lillo) Saitta nasce a Messina il 25 gennaio1869. Emigra a Londra nel 1894 quando ha 25 anni. Una scelta, a quel tempo, coraggiosa condivisa con il fratello Antonio. Dopo gli studi al Regio (allora) Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, si trasferisce nella capitale del Regno Unito. Abita nel settore londinese del South Side: Watney Street 274. Viene riconosciuto come “music teacher”, insegna musica al prestigioso Victorian College. E’ molto apprezzato per la particolare vivacità dell’ispirazione artistica. Nel 1899, trentenne, fonda e presiede l’Anglo-Italian Academy of Music di Londra con due classi, una maschile, l’altra femminile, ciascuna delle quali formata da 20 elementi (non erano ancora ammesse le classi miste). Nell’estate del 1908, lontano dal sisma di Messina, ma attento spettatore della maratona olimpica londinese, compone la Grand March “Dorando - The Hero of London Marathon Race” in onore dell’atleta italiano Dorando Pietri (1885-1942) che passò alla storia per il triste epilogo della corsa. Era il 24 luglio: Pietri tagliò per primo il traguardo, sorretto però dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. Proprio a causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro. Il suo dramma commosse gli spettatori del Withe City Stadium, tanto che la regina Alessandra d’Inghilterra volle dargli in premio una coppa d’oro. Lo scrittore Arthur Conan Doyle raccontò la maratona sulle pagine del Daily Mail e lanciò anche una sottoscrizione tra i lettori per aiutare Dorando a realizzare un suo sogno, aprire una panetteria nel suo paese, a Correggio. Da parte sua Lillo Saitta oltre all’inno promosse un incontro con Pietri e la sua famiglia, alla presenza di autorità, per far loro ascoltare la composizione eseguita da un complesso musicale diretto dalla sua bacchetta. Nel 1915 il maestro Saitta manifesta il suo fervore monarchico componendo l’inno “Viva l’Italia!” (parole e musica). Tra il 1923 e 1925 è la volta dell’opera lirica “Messina”, melodramma in 3 atti. Lillo è anche autore del libretto. Sia l’intera opera, che l’orchestrazione e il libretto in italiano e inglese portano la sua firma. Esemplari del libretto bilingue sono custoditi nella Biblioteca nazionale centrale di Firenze e in quella universitaria di Messina. Lo spartito originale è stato donato dai nipoti al Royal College of Music di Londra. La vicenda, ambientata a Messina, si svolge la sera precedente il terremoto che all’alba del 28 dicembre 1908 distrusse la città. Ecco la trama: Adele e Arturo si uniscono in matrimonio proprio quella sera in casa della Signora Elvira, madre di Adele. Subito dopo la cerimonia nuziale, verso le dieci di sera, gli sposini partono per Palermo, mentre la festa continua fino alla mezzanotte. Al termine della festa gli invitati si licenziano ed Elvira con i suoi due piccoli figli e con Teresa, la dama di compagnia, si apprestano ad andare a letto. Alle 5,20 avviene il terremoto. Elvira esce dalla sua stanza in preda al terrore, dimenticando i suoi due piccoli figli nel letto, nel tentativo di svegliare la dama di compagnia che dorme nell’altra stanza. Ritornata con lei per svegliare i piccoli, la madre assiste al crollo della porta che ostruisce l’ingresso nella stanza. I bambini gridano aiuto, ma le macerie creano una barriera invalicabile. Crolla anche la casa e dei bambini non si sa più nulla. Frattanto, a Palermo, Adele e Arturo apprendono la tremenda sciagura e due giorni dopo il sisma arrivano a Messina mettendosi alla ricerca dei loro cari. L’opera ha un lieto fine: grazie a Dio e al valido aiuto prestato da soldati volenterosi, i protagonisti si ritrovano tutti vivi. Per promuovere la rappresentazione della sua opera Lillo Saitta nel 1925, quando ha 56 anni, decide di trasferirsi a Messina, in via Giordano Bruno 133 (a casa del fratello). Stampa il libretto dell’opera in italiano e inglese nelle Officine grafiche La Sicilia di Carlo Magno, prende contatto con orchestrali, per le prove, e con il Teatro Mastrojeni per la messa in scena. Ma quell’evento, invece di essere considerato come la riscoperta di un musicista concittadino, fu accolto con preconcetta malevolenza da parte della stampa locale che ne parlò come una jattura perché ricordava il terremoto e avanzando l’assurda accusa che l’autore cercasse fama speculando sulla sciagura. Il Maestro ne soffrì molto, tanto da morire l’anno dopo per un infarto. Era il 9 settembre del 1927. Aveva 58 anni. E’ sepolto nel Camposanto di Messina (sezione 45, fila 13 n. 3). Chissà se i messinesi di oggi riusciranno a ravvedersi leggendo queste righe. Prima di chiudere mi è doveroso citare di aver conosciuto, a Londra, 50 anni fa, i nipoti di Lillo Saitta: Margherita (dell’Istituto italiano di cultura), Tina infermiera professionista e Piero Mattei, apprezzato baritono del Covent Garden, tutti e tre figli di Francesco Mattei (vittima del naufragio del piroscafo “Arandora Star” nel 1940) promettente cantante, nipote a sua volta del rinomato baritono Tito Mattei del quale restano ancora oggi concrete testimonianze su Internet. Una stirpe che ha la musica nel sangue. Devo alla loro gentilezza - e desidero ringraziarli - tante informazioni e immagini che mi hanno consentito di tracciare questo esauriente profilo sul loro nonno. Merita una particolare citazione il nipote di Lillo, Piero Mattei. Nato a Londra nel 1934, ha studiato piano al London College of Music, e canto a Roma con il maestro Antonio Notariello e il baritono Paolo Silveri. Si è esibito al Festival di Edimburgo, al National Theatre Company di Londra sotto la direzione di Sir Laurence Olivier, al Festival di Monteverdi di Venezia sotto la direzione di Franco Ferrara e in numerosi concerti. Nel suo repertorio opere come La Traviata, la Boheme, i Pagliacci, romanze italiane tra le più note e celebri motivi napoletani. Nella sua prima performance, in “Fra Diavolo”, ha cantato come tenore, diretto da Franz Manton. Cinque anni più tardi ha trovato la sua vera voce, quella di baritono. Dopo 35 anni di carriera vive da pensionato in Inghilterra, a Dorset, con la moglie Francesca e insieme animano con la loro voce gli incontri culturali della cittadina con spirito di generoso volontariato. (Dalla rivista messinese Moleskine giugno 2014)



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