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Pacchetto infrazioni di novembre: l'UE avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri

Decisioni principali della Commissione europea


:: Uno Sguardo all' Europa

Gio 17 Novembre 2016 - 22:57


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Bruxelles, 17 novembre 2016 - Panoramica per settore

Con le decisioni relative ai procedimenti d'infrazione adottate ogni mese, la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Tali decisioni, che riguardano diversi settori e ambiti della politica dell'UE (cfr. gli allegati I e II), mirano ad assicurare la corretta applicazione del diritto dell'UE nell'interesse dei cittadini e delle imprese.

Le decisioni principali adottate dalla Commissione (comprendenti 3 lettere di costituzione in mora, 32 pareri motivati, 8 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea e un'archiviazione) sono illustrate di seguito, raggruppate per ambito. La Commissione archivia inoltre 78 casi in cui le questioni con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che la Commissione dovesse proseguire oltre nella procedura.

Per ulteriori informazioni sulla procedura di infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12. Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni adottate si rinvia al registro delle decisioni della Commissione sui procedimenti di infrazione.

 

1. Energia

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen - tel.: +32 229 56186, Nicole Bockstaller – tel.: +32 229 52589)

Pareri motivati

Scorte petrolifere: la Commissione invita la ROMANIA a conformarsi pienamente alla direttiva sulle scorte di petrolio
In data odierna la Commissione europea ha formalmente invitato la Romania ad assicurare la corretta attuazione e applicazione della direttiva sulle scorte di petrolio (direttiva 2009/119/CE del Consiglio). Le norme UE prevedono l'obbligo per gli Stati membri di mantenere sempre disponibile un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi e, pertanto, assicurare un livello elevato di sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio all'UE. Attualmente il diritto rumeno proibisce di concedere le scorte di petrolio come collaterale, ossia come attività in garanzia di un prestito. Tale divieto potrebbe ostacolare la capacità degli operatori economici di adempiere l'obbligo di mantenere un certo livello di scorte. La Romania ha inoltre attuato in modo scorretto le norme relative al diritto degli operatori economici di delegare il loro obbligo di detenere scorte e le norme riguardanti l'istituzione di procedure di emergenza in caso di interruzione grave dell'approvvigionamento. Poiché non è stata ancora assicurata la conformità alla normativa UE la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato. La Romania dispone di due mesi per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati per porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

Efficienza energetica: la Commissione sollecita la SLOVENIA a notificare la sua valutazione globale sulla cogenerazione ad alto rendimento

In data odierna la Commissione europea ha formalmente richiamato la Slovenia affinché rispetti l'articolo 14, paragrafo 1, della direttiva sull'efficienza energetica(direttiva 2012/27/UE). Tali disposizioni prevedono l'obbligo per gli Stati membri di effettuare e notificare alla Commissione una valutazione globale del potenziale di applicazione della cogenerazione ad alto rendimento nonché del teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti entro il 31 dicembre 2015. Poiché tale obbligo non è ancora stato rispettato, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato. Lo Slovenia ora dispone di due mesi per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati per porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE. In base alle disposizioni gli Stati membri sono tenuti ad adottare adeguati provvedimenti affinché siano sviluppate infrastrutture efficienti di teleriscaldamento e teleraffreddamento e/o adattate allo sviluppo della cogenerazione ad alto rendimento e all'uso di riscaldamento e raffreddamento da calore di scarto e da fonti di energia rinnovabile. Finora la Slovenia non ha comunicato la sua valutazione del potenziale in questo contesto. Cfr. l'allegato III per un riepilogo del recepimento della direttiva sull'efficienza energetica negli Stati membri.

Sicurezza delle operazioni in mare: la Commissione invita BULGARIA, POLONIA, SPAGNA e REGNO UNITO a recepire integralmente la direttiva UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi

La Commissione europea ha invitato Bulgaria, Polonia, Spagna e Regno Unito ad assicurare il pieno recepimento della direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi (direttiva 2013/30/UE). L'UE ha stabilito una serie di norme volte a prevenire gli incidenti e a rispondervi tempestivamente e in maniera efficace quando si verificano. Gli Stati membri devono assicurare che le imprese alle quali hanno concesso una licenza di esplorazione o di produzione dispongano di una solida capacità finanziaria, abbiano le competenze tecniche necessarie e tengano a disposizione le risorse per un intervento in caso di necessità. Le imprese sono inoltre pienamente responsabili dei danni ambientali arrecati alle specie e agli habitat naturali protetti. La direttiva doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 19 luglio 2015. In data odierna la Commissione ha inviato pareri motivati a Bulgaria, Polonia, Spagna e Regno Unito poiché ha rilevato alcune lacune nella legislazione nazionale che recepisce la direttiva. I quattro Stati membri dispongono ora di due mesi per ottemperare ai loro obblighi, in caso contrario, la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

 

2. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Alla SPAGNA potrebbero essere comminate sanzioni pecuniarie per mancata conformità alla sentenza del 2011 relativa alla cattiva qualità della raccolta e del trattamento delle acque reflue

La Commissione europea propone nuovamente ricorso dinanzi alla Corte di giustizia dell'UE contro la Spagna, che non si è pienamente e totalmente conformata alla sentenza della Corte del 2011. Le autorità regionali spagnole devono assicurare che le acque reflue urbane di 17 agglomerati spagnoli siano adeguatamente raccolte e trattate al fine di evitare gravi rischi per la salute umana e l'ambiente. Con sentenza nella causa C-343/10, del 14 aprile 2011, la Corte di giustizia dell'UE ha stabilito che la Spagna, non avendo assicurato la raccolta e il trattamento adeguati delle acque reflue urbane di 37 agglomerati (città, centri urbani, insediamenti), era venuta meno agli obblighi che le incombevano in forza del diritto dell'UE. Cinque anni dopo la questione resta irrisolta in 17 agglomerati (sui 37 oggetto della sentenza), il che riguarda 1 400 000 persone. Inoltre più di 15 anni dopo il termine ultimo del 31 dicembre 2000 previsto per l'attuazione delle norme dell'UE applicabili (direttiva 91/271/CEE del Consiglio), non vi è ancora una chiara prospettiva per quanto riguarda la piena conformità in tutti gli agglomerati. L'assenza di una raccolta e un trattamento adeguati delle acque reflue comporta notevoli rischi per la salute umana, per le acque interne e per l'ambiente marino. La Commissione chiede alla Corte di giustizia dell'UE di comminare il pagamento di una somma forfettaria pari a 46 522 999 EUR alla data odierna. Essa propone inoltre una sanzione di 171 217,20 EUR al giorno, qualora la piena conformità non sia raggiunta entro la data in cui la Corte emette la seconda sentenza. Le sanzioni proposte tengono conto della durata dell'infrazione, della sua gravità e della dimensione dello Stato membro. La decisione definitiva in merito alle sanzioni spetta alla Corte di giustizia dell'UE. Il secondo ricorso dinanzi alla Corte è necessario per assicurare la conformità dei 17 agglomerati restanti, vista l'estrema lentezza dei progressi compiuti finora. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Pareri motivati

Direttiva alluvioni: la Commissione invita la GRECIA ad agire in merito alla protezione contro le alluvioni

La Commissione europea sollecita la Grecia ad adempiere i propri obblighi adeguando la legislazione nazionale relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni alla normativa dell'UE in materia di protezione contro le alluvioni (direttiva 2007/60/CE). La direttiva alluvioni si prefigge di ridurre e gestire i rischi per la salute umana, l'ambiente e le attività economiche connessi alle alluvioni. In base alla direttiva, gli Stati membri erano tenuti a presentare alla Commissione mappe della pericolosità e mappe del rischio di alluvioni entro il 22 marzo 2014. La Grecia non ha rispettato il termine iniziale; pertanto nel luglio 2015 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora. La Commissione invia ora un parere motivato concedendo alla Grecia due mesi di tempo per rispondere. Se la Grecia non adotta i documenti relativi alla prevenzione delle alluvioni previsti e non li presenta alla Commissione, può essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

Seveso: la Commissione invita la FINLANDIA a recepire le norme UE sulla prevenzione degli incidenti industriali

La Commissione europea ha invitato la Finlandia a comunicare le informazioni sul recepimento nel diritto interno della direttiva Seveso III (direttiva 2012/18/UE). La Finlandia doveva adempiere tale obbligo entro il 31 maggio 2015. La direttiva anzidetta, come pure le precedenti (direttive Seveso I e II), è volta a prevenire gli incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e a limitare le conseguenze per i cittadini e l'ambiente. La direttiva Seveso III, entrata in vigore il 1º giugno 2015, contempla alcune modifiche della normativa UE in materia, per esempio la classificazione delle sostanze chimiche e maggiori diritti di accesso alle informazioni e alla giustizia per i cittadini. La Finlandia non ha rispettato il termine iniziale; pertanto nel luglio 2015 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora. La Commissione ora invia un parere motivato. Se la Finlandia omette di agire entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

Rifiuti: la Commissione esorta la FRANCIA a conformarsi alla normativa UE in materia di rifiuti

La Commissione esorta la Francia ad adempiere gli obblighi che le incombono in virtù del diritto dell'UE adottando e rivedendo i propri piani di gestione dei rifiuti per tutto il suo territorio, in conformità degli obiettivi della normativa UE in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE) e dell'economia circolare. Tali piani sono destinati a ridurre l'impatto dei rifiuti sulla salute umana e sull'ambiente e a migliorare l'efficienza delle risorse in tutta l'UE. La Francia ha adottato i piani di gestione solo per determinate parti del suo territorio, non ha assicurato che i piani di gestione esistenti siano valutati e, se necessario, rivisti almeno ogni sei anni. La Commissione invia pertanto un parere motivato. Se la Francia omette di agire entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

Rifiuti: la Commissione invita la CROAZIA ad assicurare una gestione adeguata dei rifiuti a Biljane Donje

La Commissione europea invita la Croazia ad adottare provvedimenti per assicurare un adeguato livello di protezione nel sito "Crno brdo" a Biljane Donje nei pressi della città di Benkovac, come previsto dal diritto UE. Il sito è attualmente utilizzato come deposito di ingenti quantità di aggregati minerali, creati come sottoprodotti ottenuti durante il recupero di metallo da scorie. Le autorità croate hanno omesso di classificare tali materiali come rifiuti, conformemente a quanto disposto dalla normativa UE in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE); pertanto circa 140 tonnellate di aggregati potenzialmente nocivi sono depositate direttamente sul suolo, con conseguenze per la salute umana e per l'ambiente. Secondo la normativa UE, la Croazia avrebbe dovuto adottare provvedimenti per proteggere le acque sotterranee e prevenire la dispersione delle particelle dannose nell'aria. Per quanto concerne il sito a Biljane Donje la violazione dell'articolo 5, paragrafo 1, dell'articolo 13 e dell'articolo 15, paragrafo 1, della direttiva è persistente in quanto i rifiuti vi sono depositati da più di tre anni, in contrasto con le disposizioni della direttiva e senza una pianificazione concreta per una corretta gestione del sito e una sua bonifica. Nel marzo 2015 è stata inviata alla Croazia una lettera di costituzione in mora, ma da allora non vi è stato alcun progresso verso una gestione dei rifiuti a Biljane Donje che non sia pericolosa per la salute umana e non arrechi pregiudizio all'ambiente. La Commissione ora invia un parere motivato. Se la Croazia omette di rimediare la situazione entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

 

3. Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Letizia Lupini - tel.: +32 229 51958)

Pareri motivati

La Commissione invita la BULGARIA a recepire la normativa UE sull'informativa di bilancio

La Commissione europea ha invitato la Bulgaria  a conformare al diritto dell'UE la normativa nazionale in materia di informativa di bilancio. La direttiva in materia di bilancio (direttiva 2013/34/UE), che abroga due direttive del Consiglio (la quarta direttiva 78/660/CEE del Consiglio e la  settima direttiva 83/349/CEE del Consiglio), mira a ridurre gli oneri amministrativi per le piccole imprese e a migliorare la qualità e la comparabilità delle informazioni comunicate nelle informative di bilancio. L'anzidetta direttiva stabilisce norme a livello UE in materia di bilanci d'esercizio e di bilanci consolidati e relative relazioni di alcune tipologie di imprese. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nella legislazione nazionale entro il 20 luglio 2015. Le autorità della Bulgaria non hanno rispettato i termini stabiliti in origine, pertanto nel settembre 2015 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se la Bulgaria omette di agire entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione invita la GRECIA a recepire le norme UE in materia di revisione contabile

La Commissione sollecita la Grecia a recepire le norme UE in materia di revisione contabile. La direttiva sulle revisioni dei conti (direttiva 2014/56/UE), relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, stabilisce alcune norme in materia di revisione contabile. La direttiva, che modifica la direttiva 2006/43/CE, è volta ad armonizzare ulteriormente le norme relative alla revisione dei conti a livello dell'Unione per consentire una maggiore trasparenza e prevedibilità dei requisiti che si applicano ai soggetti che effettuano le revisioni dei conti e a incrementare la loro indipendenza e obiettività nello svolgimento dei loro compiti. In particolare, le norme prevedono le condizioni per l'abilitazione e l'iscrizione nel registro dei soggetti che effettuano le revisioni legali dei conti e comprende un quadro giuridico per il loro controllo pubblico. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nel diritto nazionale entro il 17 giugno 2016. Le autorità della Grecia non hanno rispettato il termine stabilito in origine, pertanto nel luglio 2016 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se la Grecia omette di agire entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione esorta CROAZIA, CIPRO, FINLANDIA, GRECIA, LUSSEMBURGO, PORTOGALLO, SLOVENIA, SPAGNA E SVEZIA a recepire le norme UE sul credito ipotecario

La Commissione europea ha invitato Croazia, Cipro, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia a recepire pienamente le norme UE sulle ipoteche.  La direttiva sul credito ipotecario (direttiva 2014/17/UE), adottata il 4 febbraio 2014, mira a migliorare le misure di tutela dei consumatori in tutta l'UE introducendo pratiche di concessione responsabile dei mutui a livello UE. È essenziale migliorare le norme sui prestiti ipotecari in quanto ciò rafforza la fiducia nel mercato dei prestiti ipotecari e aumenta le possibilità di scelta dei consumatori. I consumatori beneficeranno di informazioni più chiare e comprensibili grazie all'introduzione del Prospetto informativo europeo standardizzato (PIES) che consente ai mutuatari di comprendere meglio i rischi associati al contratto ipotecario, di confrontare le offerte e di scegliere il prodotto più consono alle loro esigenze al miglior prezzo. I consumatori più vulnerabili godranno di una migliore protezione contro il sovraindebitamento grazie a norme di livello europeo per valutare il loro merito di credito. La direttiva stabilisce inoltre i principi per l'autorizzazione e la registrazione degli intermediari del credito. Gli intermediari del credito che rispettano le nuove norme di condotta potranno ampliare il loro bacino di potenziali consumatori nel mercato unico mediante il regime di passaporto. A lungo termine ciò offrirà agli istituti di credito che propongono mutui nuove opportunità imprenditoriali e costituirà un passo avanti verso la creazione di un mercato unico europeo del credito ipotecario, che dovrebbe aumentare la concorrenza e ridurre i prezzi. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nel diritto nazionale entro il 21 marzo 2016. Le autorità dei suddetti Stati membri non hanno rispettato il termine stabilito in origine, pertanto nel maggio 2016 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se tali Stati membri omettono di agire entro due mesi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione invita IRLANDA, SPAGNA, PORTOGALLO, ROMANIA e LETTONIA a recepire le norme UE in materia di obblighi di trasparenza per gli emittenti ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato

La Commissione ha esortato Irlanda, Spagna, Portogallo, Lettonia e Romania a conformare al diritto dell'UE la legislazione nazionale in materia di obblighi di trasparenza sui mercati regolamentati. La direttiva sulla trasparenza (direttiva 2013/50/UE), che modifica la direttiva 2004/109/CE, stabilisce norme per gli emittenti di valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato. In particolare, tali norme assicurano che essi comunichino determinate informazioni essenziali riguardo alle loro operazioni, il che contribuisce al consolidamento della fiducia dell'investitore e alla costituzione dell'Unione dei mercati dei capitali. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nella legislazione nazionale entro il 26 novembre 2015. Le autorità degli Stati membri suddetti non hanno rispettato il termine stabilito in origine, pertanto nel gennaio 2016 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se tali Stati membri omettono di agire entro due mesi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.

 

4. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 229 56182, Mirna Talko – tel.: +32 229 87278)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, lettere di costituzione in mora, pareri motivati e un'archiviazione

Servizi: la Commissione chiede a nove Stati membri di eliminare gli ostacoli ingiustificati alla prestazione di servizi nel mercato unico

La Commissione europea ha adottato ulteriori provvedimenti nei confronti di Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Germania, Ungheria, Italia, Lituania e Spagnain quanto le loro norme nazionali prevedono ostacoli eccessivi e ingiustificati alla prestazione di servizi nel mercato interno. La Commissione ritiene che le prescrizioni imposte ad alcuni prestatori di servizi in tali Stati membri siano in contrasto con la direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE). Parallelamente la Commissione ha deciso di archiviare la procedura contro il Lussemburgo a seguito delle azioni positive intraprese da quest'ultimo paese per allineare la propria legislazione al diritto dell'Unione. Una serie di restrizioni sui servizi ostacola lo stabilimento e la prestazione transfrontaliera di servizi a livello di UE: obbligo che la sede sociale si trovi in una data giurisdizione; prescrizioni eccessive per quanto riguarda la partecipazione azionaria come l'obbligo per i professionisti di detenere il 100 % dei diritti di voto o del capitale di una società; tariffe minime obbligatorie; requisiti sproporzionati in materia di autorizzazione o diritti di esclusiva. Tali ostacoli ai nuovi operatori sul mercato non servono a garantire che i prestatori nazionali o stranieri forniscano servizi di alta qualità e privano anzi i consumatori della possibilità di beneficiare di servizi a prezzi concorrenziali. Attualmente gli interventi della Commissione riguardano le seguenti questioni e i seguenti paesi: Austria: requisiti di residenza per gli architetti e gli ingegneri (un parere motivato complementare); Belgio: restrizioni multidisciplinari per i contabili (un parere motivato);Cipro: requisiti in materia di partecipazione azionaria per tutte le professioni ingegneristiche, compresi ingegneri civili e architetti (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea); Danimarca: obbligo di autorizzazione o di certificazione per alcuni servizi di costruzione (una lettera di costituzione in mora);Germania: tariffe minime e massime per architetti e ingegneri (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea); Ungheria: diritti di esclusiva per la prestazione di un servizio concessi ad un unico operatore (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea); Italia: obbligo di stabilimento per le società di attestazione come condizione necessaria per fornire servizi di certificazione nel quadro degli appalti pubblici (una lettera di costituzione in mora complementare);Lituania: restrizioni multidisciplinari per alcuni prestatori di servizi di costruzione (una lettera di costituzione in mora); Spagna: tariffe minime obbligatorie e restrizioni multidisciplinari per la professione giuridica dei "Procuradores", conservatori dei registri immobiliari e delle imprese e rappresentanti legali (un parere motivato). Gli Stati membri hanno ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati al fine di porre rimedio a tale situazione.Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

5. Migrazione, affari interni e cittadinanza

(Per ulteriori informazioni: Tove Ernst – tel.: +32 229 86764, Markus Lammert - tel.: +32 229 80423)

Un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione deferisce la BULGARIA alla Corte per mancata attuazione delle norme in materia di passaporti elettronici e permessi di soggiorno elettronici

La Commissione ha deciso oggi di deferire la Bulgaria alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il mancato adempimento dell'obbligo di creare un punto di contatto unico per assicurare lo scambio obbligatorio di informazioni in forza della legislazione dell'UE sulla sicurezza dei documenti. L'istituzione di tali punti di contatto è obbligatoria e dovrebbe consentire lo scambio delle informazioni necessarie ad accedere alle immagini delle impronte digitali memorizzate nei passaporti elettronici e nei permessi di soggiorno elettronici di cittadini di paesi terzi. Lo scambio di certificati tramite punti di contatto unici impedisce la lettura non autorizzata degli elementi biometrici memorizzati digitalmente nei documenti e garantisce che gli Stati membri possano accedere in sicurezza alle informazioni contenute nei chip in tutti i passaporti biometrici, documenti di viaggio e permessi di soggiorno emessi da altri Stati membri. La Bulgaria non ha attuato questa parte importante della legislazione dell'UE sulla sicurezza dei documenti e impedisce così ad altri Stati membri di accedere in maniera sicura alle impronte digitali memorizzate nei chip dei passaporti bulgari e di verificarle. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

6. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen– tel.: +32 229 56186, Alexis Perier - tel.: +32 229 69143)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Trasporto stradale: la Commissione deferisce la POLONIA alla Corte di giustizia dell'UE in relazione al sistema di permessi per l'utilizzo delle strade da parte di determinati veicoli pesanti

La Commissione europea ha deciso di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE per l'attuazione non corretta della direttiva 96/53/CE del Consiglio sulle dimensioni e sui pesi massimi di taluni veicoli stradali. La Polonia limita in particolare la libertà di utilizzare la propria rete stradale per determinati veicoli pesanti anche se conformi alle norme UE.

La legislazione polacca dispone che i veicoli pesanti il cui peso per asse supera otto tonnellate o dieci tonnellate devono ottenere dai competenti gestori delle strade un permesso speciale per utilizzare le strade secondarie. Questo vale anche quando sono caricati in conformità alla legislazione dell'UE e dovrebbero quindi essere autorizzati a utilizzare tali strade senza dover richiedere ulteriori permessi. Molti veicoli pesanti impegnati nel trasporto su lunga distanza si trovano in questa situazione.

In Polonia le strade sono gestite da varie amministrazioni (comuni, province, regioni e governo centrale) e per un unico tragitto possono quindi essere necessari permessi multipli. La procedura di ottenimento di un permesso è inoltre assai lenta. Questo comporta un onere significativo per gli autotrasportatori e costituisce un ostacolo al corretto funzionamento del mercato interno dei trasporti. La Commissione europea ha inviato un parere motivato alle autorità polacche nel febbraio 2016. Poiché la Polonia non ha allineato la propria legislazione al diritto UE, la Commissione europea ha deciso di deferire tale Stato alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Aviazione: la Commissione deferisce la Croazia alla Corte di giustizia per non aver ratificato l'adesione dell'UE alla convenzione internazionale di Eurocontrol

La Commissione europea ha deciso di deferire la Croazia alla Corte di giustizia dell'UE per mancata ratifica e mancato deposito del Protocollo di adesione della Comunità europea alla convenzione internazionale Eurocontrol, firmato nel 2002.Eurocontrol è un'organizzazione intergovernativa che conta più di 40 Stati membri. Molte attività condotte da Eurocontrol rivestono un'importanza a livello dell'UE, in particolare per quanto riguarda la realizzazione del cielo unico europeo, che è anche una delle priorità della strategia per l'aviazione in Europa. In tale contesto il Consiglio aveva deciso già nel 2004 di concludere il suddetto protocollo a nome dell'Unione (decisione 2004/636/CE) in modo da consentire l'adesione dell'Unione (in qualità di membro) a Eurocontrol. Fino a quando il protocollo non sarà ratificato da tutti gli Stati membri, l'adesione non potrà però essere portata a termine. La Commissione ritiene che la Croazia, non avendo ancora proceduto alla ratifica, venga meno ai suoi obblighi a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE). Questo articolo stabilisce il principio di leale cooperazione e sottolinea l'obbligo che incombe agli Stati membri di facilitare all'Unione l'adempimento dei suoi compiti e di astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell'Unione. Malgrado i numerosi scambi avvenuti con le autorità croate dal marzo 2014, il paese non ha ancora adottato tutti i provvedimenti necessari per completare la ratifica del protocollo. Per questo motivo la Commissione deferisce la Croazia alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Trasporto stradale: la Commissione deferisce la SPAGNA alla Corte di giustizia per mancato rispetto delle norme in materia di accesso alla professione di trasportatore su strada

La Commissione europea ha deciso di deferire la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE per mancata osservanza delle condizioni che devono essere rispettate dalle imprese per poter operare sul mercato dei trasporti su strada. Tali condizioni sono stabilite nel regolamento (CE) n. 1071/2009. I trasportatori su strada devono disporre di uno o più veicoli immatricolati nello Stato membro di stabilimento. La legislazione spagnola impone tuttavia alle imprese di disporre di almeno tre veicoli. La Commissione ritiene che tale requisito sia sproporzionato e potenzialmente discriminatorio nei confronti delle piccole imprese di autotrasporti, le quali molto spesso dispongono di un solo veicolo e sono pertanto escluse dal mercato dei trasporti su strada. La Commissione europea ha inviato un parere motivato alle autorità spagnole nel febbraio 2016. Poiché la Spagna non ha allineato la propria legislazione al diritto UE, la Commissione europea ha deciso di deferire tale Stato alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Pareri motivati

Trasporto ferroviario: la Commissione chiede alla GERMANIA di recepire e attuare integralmente la legislazione UE che mira a migliorare la sicurezza delle ferrovie europee

La Commissione europea ha oggi chiesto alla Germania di allineare tutte le norme nazionali alla direttiva 2004/49/CE sulla sicurezza delle ferrovie europee. Tale direttiva, che gli Stati membri dovevano recepire entro dicembre 2010, mira a garantire livelli coerenti ed elevati di sicurezza in tutte le reti ferroviarie dell'UE. Essa stabilisce in particolare principi comuni per la gestione, la regolamentazione e la supervisione della sicurezza ferroviaria, allo scopo di evitare che norme nazionali diverse in materia di manutenzione ostacolino la normale circolazione dei veicoli in tutta l'UE. A tale riguardo la direttiva prevede che a ciascun veicolo ferroviario sia assegnato un soggetto responsabile della manutenzione. Il soggetto in questione predispone un sistema di manutenzione e assicura che i veicoli siano in condizioni di sicurezza. Le norme tedesche prescrivono invece l'ispezione tecnica del materiale rotabile su base periodica. Non è quindi il soggetto responsabile della manutenzione a decidere quando debba essere effettuata l'ispezione tecnica. La Germania ha due mesi di tempo per rispondere alla Commissione. Se il paese non si attiverà in maniera soddisfacente la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

Diritti dei passeggeri: la Commissione sollecita il LUSSEMBURGO a conformarsi pienamente alle norme dell'UE

La Commissione europea ha chiesto oggi al Lussemburgo di garantire la corretta applicazione delle norme in materia di diritti dei passeggeri che viaggiano per vie navigabili di cui al regolamento (UE) n. 1177/2010. Tali norme sono divenute applicabili nel dicembre 2012 e concedono alcuni diritti ai passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne, come il diritto all'informazione, il diritto alla non discriminazione e all'assistenza e il diritto a una compensazione economica in caso di perturbazioni dei trasporti. Sono previsti anche diritti specifici per i passeggeri a mobilità ridotta. A tutt'oggi il Lussemburgo non ha adottato le misure necessarie per applicare correttamente il regolamento. Non ha designato un organismo nazionale preposto all'esecuzione del regolamento e responsabile del trattamento dei reclami dei passeggeri, né ha introdotto nella legislazione nazionale un sistema di sanzioni a carico degli operatori che violano le norme. Ciò compromette l'applicazione del regolamento come pure i diritti dei passeggeri. Il Lussemburgo dispone di due mesi per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati per conformarsi alla normativa UE; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

 

7. Giustizia, consumatori e parità di genere

(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand – tel.: +32 229 62253, Melanie Voin - tel.: +32 229 58659)

Un parere motivato

La Commissione invita la LITUANIA ad applicare pienamente i diritti procedurali relativi all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali

La Commissione europea ha invitato la Lituania a provvedere al pieno recepimento nel diritto nazionale delle norme che garantiscono il diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (direttiva 2010/64/UE). La direttiva garantisce che alle persone soggette a procedimento penale nell'UE siano forniti gratuitamente servizi di interpretazione e traduzione in una lingua che comprendono. Si tratta di un diritto procedurale fondamentale, che salvaguarda il diritto a un processo equo. Le autorità lituane non hanno incluso nella loro legislazione varie disposizioni della direttiva. Attualmente il diritto lituano non prevede l'obbligo di fornire un interprete che aiuti gli indagati o gli imputati a comunicare con il loro avvocato. Non esiste inoltre alcuna procedura di valutazione delle competenze linguistiche degli indagati che consenta di decidere se abbiano bisogno dell'assistenza di un interprete. Il diritto nazionale non prevede neppure l'obbligo per le autorità competenti di decidere caso per caso se la traduzione di un documento sia fondamentale, né l'obbligo di fornire la traduzione scritta di un mandato d'arresto europeo. La direttiva è una delle sei direttive adottate dall'UE per stabilire norme minime comuni che garantiscano una protezione adeguata in tutta l'UE dei diritti fondamentali degli indagati e degli imputati (cfr. scheda informativa). Ogni anno nove milioni di persone sono coinvolte in procedimenti penali nell'UE. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione nazionale entro il 27 ottobre 2013. La Lituania dispone di due mesi per comunicare alla Commissione europea i provvedimenti adottati per porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la questione può essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.


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Gio 17 Novembre 2016 - 22:57





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