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(dalla Rivista "Patria Indipendente" n. 9-10 A.2014 dell'A.N.P.I.)

Le elezioni presidenziali nel grande paese sud americano. Perché i brasiliani hanno scelto ancora Dilma Rousseff

Una vittoria di misura - Non è vero che ora la situazione vede una ulteriore divisione - Grandi passi avanti nella lotta alla miseria e per un ulteriore balzo culturale - I successi in campo internazionale

di Antonella Rita Roscilli ------- Brasilianista, giornalista e scrittrice


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Dom 14 Dicembre 2014 - 20:43


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So che sono stata rieletta per fare i grandi cambiamenti che la società brasiliana esige e sono pronta. Spero nella pace e nell'unione. Nelle democrazie mature l'unione non significa azione monolitica, significa apertura al dialogo e la prima promessa del mio secondo mandato è il dialogo. Sono le prime parole pronunciate da Dilma Rousseff nella notte del 26 ottobre, dopo essere stata rieletta alla presidenza del Brasile con il 51,64% dei voti. Il Partito dei Lavoratori (PT), ancora una volta, è al governo dell'immensa repubblica federale, composta da 26 stati e 202 milioni di persone.

Dilma Rousseff ha superato di poco il suo avversario Aécio Neves (PSDB), economista, ex governatore del Minas Gerais e senatore, che nel ballottaggio ha ottenuto il 48,36% dei voti. Il primo turno delle elezioni si era concluso il 5 ottobre con la sconfitta di Marina Silva, candidata del PSB.

In realtà, siamo di fronte al risultato di una delle più disputate elezioni presidenziali: la campagna elettorale è stata difficile, con accuse reciproche pesanti e solo il 3% di voti in più alla vincitrice che dovrà affrontare la sfida di governare un paese di animi politici contrastanti. Dilma ha vinto in 15 stati mentre Aécio Neves in ben 11 stati, più il Distretto Federale, e, all'estero, ha ottenuto la vittoria tra i brasiliani che vivono a Miami (91,7% contro l'8,21% di Dilma). Ma la petista non ha diviso in due il paese come qualcuno tenta di far credere: 24,8 milioni l'hanno votata nel nord e nordest; 26,7 milioni nel sud e sudest, inclusi gli stati di Minas Gerais e Rio de Janeiro.

Ci si augura che tutto ciò "stimoli unione tra oppositori, dialogo, un dibattito di idee e posizioni per produrre spazi di consensi capaci di muovere la società in nome del punto in comune che è la ricerca di un futuro migliore per il paese". Dilma Vana Rousseff è nata nel 1947 a Belo Horizonte, nello stato di Minas Gerais. Di idee liberali e socialiste, inizia ben presto a fare politica. Viene perseguitata durante il regime militare. Nel 1970 è condannata al carcere ove rimane reclusa per due anni, subendo torture di ogni tipo. Dopo la fine della dittatura entra nella vita politica del Rio Grande do Sul. Tra il 1985 e il 1988 è Segretaria della Fazenda del governo municipale di Porto Alegre. Poi nel 1993 diviene Segretaria del settore Energia, Miniere e Comunicazioni.
Nel 2001 entra nel Partido dos Trabalhadores (PT). Appoggia il piano del governo del PT alla presidenza della repubblica, riceve incarichi strategici nel governo di Luiz Inácio Lula da Silva (2003-2010), quando diviene capo del Consiglio di Amministrazione alla Petrobras e sviluppa il programma Luz Para Todos. Nel 2005, a capo della Casa Civil, si occupa di iniziative come il PAC , Minha Casa, Minha Vida e altri.
Il 3 aprile 2010, all'età di 63 anni, Dilma Rousseff viene eletta per la prima volta alla presidenza della repubblica con circa 56 milioni di voti. Continua il cammino della democratizzazione in termini sociali di questo paese, a cinquanta anni da una delle pagine più tristi della sua storia. Il “golpe” dei militari nel 1964 fece compiere al paese un passo indietro nel consolidamento dei processi democratici, che avrebbe avuto ricadute negli anni a seguire, anche quando si ristabilì lo Stato di diritto e le istituzioni democratiche ripresero a funzionare.
Oggi il cammino da compiere è ancora lungo, ma ha già ottenuto alcuni risultati. Nel 2002 il paese ancora si fregiava del titolo di società più ingiusta e diseguale del mondo, aveva 176 milioni di abitanti, 45 milioni vivevano nella miseria più totale. L'1% della fascia più ricca deteneva il 13,1% della rendita nazionale, mentre il 50% dei più poveri arrivavano appena al 14% (PROAME, 2002). Negli anni le misure volte a promuovere una certa redistribuzione del reddito, ad assicurare inclusione sociale e stabilizzazione democratica, hanno iniziato a produrre esiti importanti, come significativi sono stati gli sforzi per avviare un fondamentale processo di integrazione con il continente sudamericano, culminato nella nascita dell’Unasur.
Secondo il governo, parlano le cifre di questi ultimi undici anni: il PIL pro capite che nel 2002 era di 7.600 reais, è passato a 24.000 reais nel 2013; la soglia di mortalità infantile che nel 2003 superava il 25,3 % su 1.000 nati vivi, si è abbassata nel 2013 al 12,9%; gli indici di estrema povertà che nel 2003 sfioravano il 15%, sono scesi nel 2012 al 5,3%; le spese pubbliche per l'educazione sono passate da 17 bilioni di reais nel 2002, a 94 bilioni di reais nel 2013. Il programma Brasil Sem Miseria ha ritirato ben 22 milioni di persone dall'estrema povertà; sono state create 18 nuove università federali.
Il programma Mais Médicos ha creato circa 14 mila nuovi professionisti con 50 milioni di beneficiati, il programma Minha Casa Minha Vida ha aiutato finora 1,5 milioni di famiglie, il programma Luz para Todos ne ha aiutate 9,5 milioni. La povertà e l'estrema povertà sommate in questi anni sono passate dal 23,9% al 9,6% della popolazione. Il numero degli alunni nelle università pubbliche federali è raddoppiato tra il 2003 (583.800 alunni) e il 2012 (1.087.400 studenti). Attraverso il programma PROUNI il governo federale mantiene 1,2 milioni di borse di studio per universitari; il programma Ciência sem Fronteiras ha portato 100 mila brasiliani a studiare all'estero. Le esportazioni brasiliane sono avanzate da 60,3 bilioni di dollari nel 2002, a 242 bilioni di dollari nel 2013. Lo sviluppo economico ha accompagnato i mutamenti e i benefici per la popolazione brasiliana: il salario minimo che nel 2002 era di 200 reais (circa 70 euro) è passato a 724 reais nel 2014 (circa 260 euro).
Il tasso di disoccupazione, esploso in molti paesi a causa della crisi internazionale, in Brasile è sceso nel 2013 al 5,4%. L'incremento nel mondo del lavoro è passato da 627.000 all'anno nel governo Cardoso a 1,97 milioni all'anno con il governo del PT.
Quindi lo sviluppo non sta beneficiando solo le élites, ma tutto il popolo, come mai era accaduto in Brasile. Negli ultimi anni 38 milioni di persone sono entrate a far parte della classe media.
Il Programma Fome Zero, istituito durante il governo Lula, è stato il motore del progresso che ha portato il paese a raggiungere l'obiettivo stabilito dal Vertice Mondiale dell'Alimentazione. Oggi, per la prima volta nella storia, le Nazioni Unite hanno rimosso il gigante sudamericano dalla mappa della fame nel mondo.
È quanto contenuto nel Report State of Food Insecurity in the World 2014 stilato dalla Fao.“Non figurare più sulla mappa della fame è una pietra miliare storica per il Brasile. Siamo molto orgogliosi perché superare la fame è stata una priorità per lo Stato brasiliano” commentava il ministro per lo Sviluppo sociale Tereza Campello. Secondo la Fao, negli ultimi dieci anni, il numero di persone denutrite è calato dell’80%. L’obiettivo è stato raggiunto grazie ad un “mix di politiche pubbliche che hanno assicurato un reddito più elevato ai brasiliani più poveri, un incremento delle risorse alimentari e il consolidarsi della rete di sicurezza sociale”. Gli investimenti fatti in agricoltura familiare, l’innalzamento dei salari minimi, il programma nazionale Merenda Escolar che garantisce ogni giorno un pasto a 43 milioni di bambini che frequentano le scuole pubbliche, il paese libero dal debito e dal FMI, l'ampliamento della classe media, la facilità di accesso al credito, le opere di infrastruttura urbana e rurale: tutto ciò ha cambiato il paese in meglio, secondo i dati di agenzie internazionali come l'Onu e l'Unesco.
Ma la miseria e la povertà non sono state ancora totalmente debellate in questo paese gigante, le cui conquiste sociali erano immobili da troppo tempo: un territorio di 8,5 milioni di chilometri quadrati in cui convivono i colletti bianchi di San Paolo e gli indios dell'Amazzonia, tecnologie avanzate e feudalesimo. Ancora oggi esistono contraddizioni eclatanti: le 15 famiglie più potenti del paese posseggono l'equivalente utilizzato dal programma sociale Bolsa Familia che appoggia 14 milioni di famiglie con 50 milioni di beneficiati. Ma il Brasile oggi è divenuta la settima economia del mondo e tra i principali obiettivi raggiunti durante il primo mandato di Dilma Rousseff, c'è stato un grande investimento nel PAC, il Piano di Accelerazione alla Crescita. Durante l'ultima campagna elettorale la presidente ha promesso un nuovo ciclo di sviluppo che avverrà con riforme politiche e sociali, espansione degli investimenti in infrastrutture e aiuti per il consumo di massa, attraverso l'ampliamento del credito. Ha affermato che rinforzerà le banche pubbliche (Caixa Econômica, BNDES e Banco do Brasil) che sono il "maggiore strumento di fininaziamento a lungo termine del paese". Per l'educazione promette di espandere il Pronatec, fornire 100.000 borse di studio al programma Ciências Sem Fronteiras entro il 2018, portare l'educazione elementare da 4 a 5 anni entro il 2016. Nel settore dell'energia vuole allargare la partecipazione alle fonti rinnovabili, senza comunque ridurre l'importanza del pré-sal. Per un governo tumultuoso che in questi anni ha visto anche gravi denunce per corruzione nelle istituzioni pubbliche e statali, come il Mensalão e lo scandalo della Petrobras, Rousseff ha promesso di promulgare leggi più rigide per combattere la corruzione. Una sfida non facile per la presidente rieletta che, in questi ultimi anni, ha subìto anche aspre critiche da avversari politici, dalla classe conservatrice e da una consistente parte sociale. Da una parte l'élite che vuole rimanere arroccata ai suoi previlegi secolari e ha gridato allo scandalo, tra le altre, per la prima legge brasiliana che riconosce i diritti alle domestiche. Dall'altra studenti e classe media emergente che in varie occasioni sono scesi in piazza per protestare contro la corruzione, chiedendo un migliore livello di vita e diritti sociali, criticando la scelta del governo per i Mondiali di Calcio e le Olimpiadi, l'aumento sempre maggiore del costo della vita che, pur in presenza di salari migliori, riduce drasticamente le possibilità di acquisto. L'inflazione (CPI) era all'8,43% nel 2002, quando Fernando Henrique Cardoso terminò il suo mandato alla guida di un paese per il quale, oltre a riforme di base, realizzò un forte piano di stabilità della moneta, ponendo fine ad una inflazione galoppante. Quest'ultima, secondo l'IBGE, nell'ottobre 2013 era scesa al 5,84%, ma nel settembre 2014 è risalita al 6,75% e continua a preoccupare le autorità di politica economica.
Ancora molte le cose da fare: occorre continuare a fare giustizia sociale, attuare la Riforma Agraria, migliorare concretamente servizi pubblici come salute e scuola, lottare contro una violenza sempre più dilagante e la piaga sociale del razzismo, ancora vivo contro discendenti indios e afro. Molti di questi fanno parte della classe sociale più povera, ma oggi, grazie alla legge delle "Quote" e agli assegni per le famiglie, accedono agli studi universitari molto più che in passato.
Dal risultato di queste ultime elezioni si evince che una parte della società, assertrice convinta di valori fondamentali per una patria democratica, unitamente al "popolo degli esclusi ed ex-esclusi", desideri fortemente che questo governo prosegua un cammino serio e impegnativo per il riequilibrio e l'uguaglianza sociale, ma Dilma Rousseff nel suo discorso ha insistito sull'unione e il dialogo fra tutti: Chiamo qui tutti i brasiliani per unirci a favore del futuro della nostra patria, del nostro paese, del nostro popolo.
Non credo che queste elezioni abbiano diviso il paese in due. E spero che si prepari un buon terreno per la costruzione di ponti per far avanzare il Brasile.

(dalla Rivista "Patria Indipendente" n. 9-10 A.2014 dell'A.N.P.I.)

Antonella Rita Roscilli, è brasilianista, giornalista, scrittrice e traduttrice.
Dirige la rivista italo-portoghese “Sarapegbe”. Risiede, alternativamente, a Roma e in Brasile.
Da oltre venti anni si dedica in Europa alla divulgazione dell'America Latina, e in particolare, alla cultura e attualità del Brasile e Paesi dell’Africa di lingua portoghese, con programmi radiofonici, interventi in convegni, pubblicazioni in quotidiani, riviste e nell'area accademica. Ideatrice nell'area documentaristica. Laureata in Italia in Lingua e Letteratura Brasiliana con una tesi sulla memorialista Zélia Gattai, è Mestra em Cultura e Sociedade. E' stata eletta membro corrispondente alla Academia de Letras da Bahia e all'IGHB. E' biografa di Zélia Gattai Amado. Tra le sue pubblicazioni, le opere Zélia de Euá Rodeada de Estrelas (ed. Casa de Palavras, 2006), Da palavra à imagem em “Anarquistas, graças a Deus” (ed. Edufba/Fapesb, 2011). Ha curato in Italia la post-fazione dell’edizione di “Un cappello di viaggio” (ed. Sperling &Kupfer).


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