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Brexit, Alta Corte si pronuncia: ''Serve il sì del Parlamento per l’uscita dall’Unione europea''

Governo battuto dal ricorso di una cittadina, e la sterlina vola

di Roberto Sciarrone -- Sapienza Università di Roma


:: Uno Sguardo all' Europa

Ven 04 Novembre 2016 - 11:40


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Easy Brexit? Non proprio. L’Alta Corte britannica si è pronunciata: il Regno Unito può davvero iniziare il processo di uscita dall’UE solo dopo l’approvazione del Parlamento. Cosa significa? La sentenza stabilisce che il governo di Londra non potrà avvalersi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona senza l’ok di Westminster. L’articolo 50 sancisce l’avvio dei negoziati per l’uscita. Chi ha provocato questa “valanga mediatica”? Gina Miller, businesswoman, britannica di origine sudamericana ha presentato – ad inizio ottobre – all’Alta corte di Londra il ricorso contro la decisione del primo ministro Theresa May di invocare l’articolo 50 del trattato europeo nel marzo prossimo, senza sottoporre il procedimento a un voto del Parlamento. Miller batte il governo inglese 1 a 0. Le proporzioni di questa decisione rischiano di modificare la recente storia europea. Gli anti-Brexit sostenevano che abbandonare l'Unione senza prima aver interpellato l'assemblea legislativa avrebbe rappresentato una infrazione dell’accordo con cui, nel 1972, il Regno Unito aveva aderito alle comunità europee. Per i giudici il referendum era consultivo e non può prescindere dal voto del Parlamento. “La Corte accetta l'argomentazione principale dei ricorrenti” e  “non accoglie le argomentazioni avanzate dal governo, che ritiene questo voto inutile”. Il ricorso, ad ogni modo, è stato accettato e la May dovrà affrontare una votazione alla Camera dei Comuni e a quella dei Lord spiegando quale Brexit vuole realizzare. Possibilità di sconfitta? Alte, con conseguente cambio di strategia. Una Brexit meno rigida, scenario possibile? Si, restando dentro al mercato comune – mantenendo la libertà di immigrazione – e poi elezioni anticipate. La decisione ha provocato il rialzo della Sterlina, il leader dell’Ukip Farage si è detto pronto a tornare in campo nel 2019 dichiarando che così si va incontro a una “mezza Brexit”. Parole che contrastano con le sue dimissioni dopo il risultato elettorale ma che sono indice degli umori e della pancia inglese. Anche il governo è contrariato e ha già dato il via libera per presentare un appello alla Corte suprema contro il verdetto. “Ricorreremo in appello contro questa sentenza”, scrive in un comunicato Theresa May. “Il Paese ha votato per lasciare l'Unione Europea in un referendum approvato dal Parlamento e il governo è determinato a far rispettare il risultato del voto”. Un caos senza fine.

 

 

 


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