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Salute al femminile - Al 91° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ginecologia il contributo dell’INMP

''Le buone prassi di accesso alle cure nella società multiculturale'' nell'intervento di Concetta Mirisola, direttore generale dell'INMP, al congresso di Roma del 17-19 ottobre scorsi


:: Sociale

Gio 20 Ottobre 2016 - 22:15


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Immagini: Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita presso l'INMP (marzo 2016), Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, Direttore Generale INMP Concetta Mirisola, Suzanne Mbiye Diku, ginecologa INMP, presidente associazione tam Tam d'Afrique. 

 

Roma, 17 ottobre 2016 “La salute al femminile tra sostenibilità e società multietnica” è il tema al centro del 91° Congresso Nazionale SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, che si è svolto  a Roma dal 16 al 19 ottobre presso l’Ergife Palace Hotel. Aperto dall’intervento del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Congresso, attraverso il confronto tra esperti e rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico e sociale, ha affrontato tematiche di nevralgica valenza non solo scientifica ma anche politica e sociale per guardare al futuro della salute femminile e della ginecologia.

Salute della donna in una società multietnica - sostenibilità dell’innovazione tecnologica e farmacologica - nascere in Italia - la responsabilità professionale e la medicina difensiva - la tutela della fertilità, tra i temi che hanno impegnato  i tavoli di lavoro per porre al centro del dibattito sulla salute della donna la questione della sostenibilità dell’innovazione teraputica e le sfide organizzative e culturali imposte da una società multietnica, in continua evoluzione verso nuove soluzioni strategiche per il superamento dei vecchi schemi culturali. I cambiamenti storici e sociali in corso, infatti, caratterizzati dalla ‘fluidità’ della società multiculturale e globalizzata, impongono nuove e più amplianti chiavi di lettura “sui molteplici aspetti che concorrono a definire il concetto di salute femminile”, come hanno dichiarato i presidenti del Congresso, Giovanni Scambia ed Enrico Vizza.
 
Per i dati che attraversano l’esperienza e le peculiarità del modello di assistenza sanitaria dell’INMP, con un approccio transculturale orientato alla persona - riconosciuto come best practice dall’Organizzazione Mondiale della Sanità - particolarmente atteso, lunedì 17 - giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale contro la povertà promossa dall’Onu - il contributo di Concetta Mirisola, Direttore Generale dell’INMP, alla tavola rotonda centrata su “Salute della Donna tra sostenibilità e società multietnica”, a cui sono intervenuti, tra gli altri, Paolo Scollo, Presidente SIGO, e Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Ha portato, inoltre, la sua testimonianza di integrazione e attività a diretto contatto con le donne immigrate, Suzanne Mbiye Diku, ginecologa dell’INMP e presidente dell’Associazione congolese Tam Tam d’Afrique. 

Dopo aver illustrato i molteplici ambiti di attività dell’Istituto e le sue linee di intervento che hanno registrato, dal 2008 a oggi,  oltre 340mila accessi per 91mila pazienti - di cui il 67%  composto da persone immigrate - il DG Mirisola ha sottolineato quanto “a fronte dei cambiamenti sociali in corso, sia necessario promuovere strategie che abbiano l’effetto di ridurre la distanza tra le persone, agevolando i processi di integrazione per rafforzare il ‘capitale sociale’, ovvero senso civico, patrimonio di relazioni, interconnettività sociale, reciprocità e coesione”.

Entrando nel merito delle specificità dell’Istituto quale ente pubblico del Servizio Sanitario Nazionale, centro di riferimento della Rete nazionale per le problematiche di assistenza in campo sociosanitario legate alle popolazioni migranti e alla povertà, nonché Centro per la mediazione transculturale in campo sanitario, “nel campo della salute - ha osservato il DG dell’INMP - si fa strada una nuova visione di ‘sanità pubblica ecologica’. Una visione e un approccio attenti al contesto e al ruolo dei determinanti sociali, economici e ambientali, che vedono rafforzarsi i valori fondativi del Servizio Sanitario Nazionale quali l’idea di una sanità più attenta ai bisogni delle persone, maggiormente orientata al perseguimento del bene comune, al contrasto delle disuguaglianze e all’affermazione della salute come diritto per tutti, sapendo che il benessere del singolo è anche il benessere della collettività”. Se è vero che le più recenti informazioni epidemiologiche disponibili sulle condizioni di salute dei gruppi di popolazione immigrata e sul loro accesso ai servizi sanitari evidenziano uno stato di salute migliore rispetto agli italiani - seppur in maniera meno evidente che in passato - tuttavia, l’esposizione a condizioni di maggiore deprivazione socioeconomica determina effetti negativi soprattutto negli ambiti della prevenzione primaria (vaccinazioni o adozione di stili di vita salubri) e secondaria (screening).

Una paziente accolta nel poliambulatorio dell'INMP a Trastevere

Soffermandosi sugli aspetti più rilevanti della salute al femminile in una società multietnica, tema proposto dal Congresso della Società Italiana di Ginecologia e sui quali l’INMP è sempre concretamente attivo, Mirisola ha evidenziato che all’interno degli ambulatori dell’Istituto dal 2011 è stato istituito il Servizio di Salute e Tutela della Donna, che con medici, psicologi, mediatori transculturali e antropologi assiste molte donne immigrate vittime di violenza e della tratta nei Paesi di origine, e coloro - anche bambine - che hanno subìto mutilazioni genitali femminili. Un fenomeno vasto e complesso che vede l’INMP impegnato anche attraverso corsi di formazione per chi opera nel mondo sanitario e attraverso cui, dagli aspetti clinici a quelli antropologici, si forniscono strumenti per una necessaria interpretazione multidisciplinare del fenomeno, nel rispetto dell’identità, dei diritti e della salute riproduttiva delle donne straniere. Questo risulta eccezionalmente importante con donne in condizioni di particolare fragilità, che non solo necessitano di acquisire e comprendere le informazioni legate alla prevenzione, diagnosi e cura, ma anche di essere comprese rispetto al modo in cui tali informazioni acquistano significato a seconda della cultura di appartenenza.

Inoltre, Mirisola ha illustrato l’impegno dell’Istituto nel campo della ricerca, con la realizzazione di progetti di medicina di prossimità e di medicina sociale, finanziati dal Ministero della Salute, che spaziano dall’attività sociosanitaria sulle popolazioni migranti all’Osservatorio Epidemiologico Nazionale e al percorso per la definizione del curriculum del mediatore transculturale in ambito sanitario. Il DG INMP è entrata nello specifico del modello di assistenza dell’INMP, in grado di sviluppare un’assistenza sanitaria di carattere inclusivo, con una presa in carico integrata del paziente, che coinvolge medici, psicologi, mediatori transculturali e antropologi nel poliambulatorio di Roma come a Lampedusa e Trapani-Milo. “Qui, solo nel periodo compreso tra aprile e agosto di quest’anno - ha proseguito Mirisola, dando misura della complessità dell’impegno a tutto campo dell’INMP - sono state effettuate circa 5mila visite mediche e specialistiche a favore di 2.900 persone che hanno usufruito di colloqui psicologici, interviste antropologiche e migliaia di mediazioni in lingua araba, francese, inglese, tigrina e amarica. “Perché all’INMP l’impegno di tutto il suo Personale nella cura e assistenza di chi soffre - nelle riflessioni conclusive del DG Mirisola - passa anche attraverso la comprensione e il dialogo. Per una piena presa in carico sanitaria delle persone migranti, che molto spesso hanno subìto gravi traumi sia nei Paesi da cui sono fuggiti o durante la drammatica traversata verso l’Europa, è fondamentale conoscere la loro lingua, il loro universo culturale, saperne cogliere anche i bisogni inespressi, per pudore o paura anche attraverso lo sviluppo delle competenze dei mediatori transculturali. Bisogna superare le criticità con strategie e sistemi innovativi per contrastare le disuguaglianze, rendere più agevole l’accesso al SSN per le donne in condizioni di marginalità sociale e garantire loro pari opportunità di tutela della salute. In particolare, emerge la necessità di un’azione coordinata a livello nazionale per preservare ed estendere nelle politiche sanitarie pubbliche il valore dell’universalismo e la sua concreta attuazione in termini di accessibilità dei servizi e di accoglienza per tutti, tenendo conto degli specifici contesti locali”.

 

da :www.inmp.it


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