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Sprechi alimentari: dopo la Francia, anche l'Italia si dota di norme per contrastarli

Intanto a Bruxelles si pianifica il programma europeo per favorire la donazione e il riuso degli alimenti

di Francesca Agostino, Eurocomunicazione


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Mar 05 Aprile 2016 - 13:03


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Approvato lo scorso 16 marzo alla Camera dei deputati il testo unificato delle proposte di legge concernenti la donazione e distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi; un pacchetto di nove proposte di legge di varia provenienza politica (le singole iniziative sono dei parlamentari Lenzi, Gadda, Galati, Mongiello, Faenzi, Causin, Sberna, Mantero, Nicchi) tutte mirate al medesimo obiettivo: evitare la distruzione del cibo e favorire la donazione delle eccedenze nel rispetto dalla sicurezza alimentare. Un pacchetto di proposte che passa ora all’esame del Senato e che arriva esattamente ad un anno dall’approvazione in Francia della proposta d’iniziativa di Guillaume Garot, ex ministro dell’alimentazione e firmatario della proposta di legge approvata dall’Assemblea nazionale francese lo scorso anno.

Una nuova tendenza della legislazione che rappresenta un segnale di progresso per la civiltà europea, sempre più preoccupata, interessata e sensibile rispetto alle problematiche dell’ambiente, dell’economia e dell’ecologia, che comincia a dotarsi di norme e meccanismi di regolazione delle distorsioni del sistema economico e produttivo a tutti i livelli della filiera, dalla produzione, alla distribuzione, al consumo e anche alla fase successiva del riuso degli alimenti, non più idonei alla consumazione ma ancora utilizzabili e convertibili ad uso agricolo e per la coltivazione. Passi importanti, dunque, verso un’evoluzione necessaria del sistema produttivo che s’intende orientare verso la direzione della sostenibilità ambientale, nella consapevolezza, emersa in modo netto e marcato nella coscienza civica europea, dell’importante ruolo che la convergenza tra domanda e offerta, tra produzione e fabbisogno, può giocare anche sul versante degli strumenti di contrasto alla crisi economica e finanziaria dato anche il nesso tra l’impatto economico della distribuzione equilibrata delle risorse alimentari e la tutela della salute.

Solo pochi giorni fa l’ISTAT ha divulgato i risultati della nuova indagine sulle spese per consumi in Italia, evidenziando nel nostro Paese l’aumento tra il 2012 e il 2014 dell’incidenza di povertà assoluta. Secondo la medesima rilevazione, in Italia sono un milione e 470 mila le famiglie residenti che vivono in condizioni di povertà assoluta: si tratta di 4 milioni e 102 mila persone, pari al 6,8% dell’intera popolazione. 

Dall’altra parte, per contro, si evidenziano i dati relativi agli sprechi di cibo nel nostro Paese: secondo Last Minute Market, società spin-off dell’Università degli Studi di Bologna che coordina le attività di ricerca dell'osservatorio permanente sugli sprechi alimentari, il fenomeno in Italia è stimato in 5 milioni di tonnellate di prodotti l’anno, con una corrispondenza in valore pari a 8 miliardi di euro (mezzo punto di Pil). Ogni settimana, secondo le medesime stime, ogni famiglia italiana butta 630 grammi di cibo, per un corrispondente valore in denaro pari a 5,6 euro.

Contraddizioni inaccettabili delle quali il Parlamento italiano finalmente prende atto con un impegno propositivo per favorire un riequilibrio sistemico.

Una rinnovata consapevolezza della crucialità della questione, diffusa non solamente nelle realtà nazionali dei singoli Stati membri ma anche a livello istituzionale comunitario: come dimostrano le recenti dichiarazioni del commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, che, in una riunione del Comitato delle Regioni Ue a Bruxelles, nell’affermare che lo spreco, oltre a rappresentare una questione etica, è anche una “tragedia economica e ambientale”, ha annunciato contestualmente le linee guida di un piano ad hoc, implementato nell’ambito del pacchetto di misure sulla cosiddetta “economia circolare”, il programma per un’Europa “a zero rifiuti”, basato sulla logica del riutilizzo e mantenimento all’interno del sistema economico dei prodotti anche quando questi raggiungono la fine del ciclo di vita attraverso le cosiddette “catene di valore”.

Un programma ambizioso, articolato e integrato, che mira ad un cambiamento sistemico dell’organizzazione sociale e che si basa sull’adozione di strumenti comuni di misurazione e quantificazione degli sprechi e per la tracciabilità degli alimenti, e favorire la donazione di derrate alimentari commestibili. 

L’adozione di una strategia mirata per il contrasto agli sprechi è una necessità impellente per l’economia dei Paesi membri dell’Unione europea ma non soltanto, considerata l’elevata interazione dell’economia produttiva europea con i mercati mondiali e il sistema di reciproche influenze. E’ urgente, dunque, definire una politica comune per il contrasto di un fenomeno in alcun modo compatibile con i valori fondanti dell’Unione e con l’impegno politico sui temi ambientali, che l’Ue ha profuso sin dalla sua istituzione per favorire lo sviluppo economico sostenibile: dall’efficientamento energetico alla riduzione delle emissioni di CO2, dalla tutela dell’ambiente all’educazione alimentare.

Secondo le stime, in Europa la grande distribuzione rappresenta solo il 5% di tutta la produzione di sprechi alimentari, mentre la maggior parte della dispersione avviene a livello domestico, con il 42% del totale: l’evidenza del fatto che la battaglia deve essere condotta, prima di ogni cosa, sul piano trasversale della cultura, della corretta informazione e dell’educazione.

 

 ripreso da 12 Stelle in Europa n. 73 del 30 marzo 2016 della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

                   http://www.eurocomunicazione.com/sprechi-alimentari-la-francia-anche-litalia-si-dota-norme-contrastarli/

 

Disclaimer

L'opinione espressa è dell'autore e non rispecchia necessariamente la posizione della Commissione europea.

   

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