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PER UNA UNIVERSITA’ DEMOCRATICA

di Mariangela Picciano


:: Cultura Arte Spettacolo

Ven 01 Aprile 2016 - 22:21


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Nei giorni 9-11 marzo 2016 è ricorso il cinquantesimo anniversario dell’Assemblea costituente del Sindacato Democratico degli Studenti dell’Università di Barcellona (SDEUB, Sindicato Democràtico de la Universidad de Barcelona), fondato su ristrette Giunte di delegati di tutte le facoltà universitarie, per opporsi all’ufficiale Sindacato degli Studenti Universitari (SEU, Sindicato de Estudiantes Universitarios) di emanazione franchista.

Il processo, che aveva avuto inizio fin dall’ottobre del 1965, culminò precisamente in tale assemblea, tenutasi nella Sala d’atti del Convento dei Cappuccini di Sarrià (ordine religioso che, a differenza di altri, aveva deciso di accogliere l’opposizione al regime)  a partire dal 9 marzo 1966, sotto la Presidenza del Dott. Jordi Rubió i Balaguer, primo direttore della prestigiosa Biblioteca de Catalunya.

Nella dichiarazione dei principi ispiratori dell’assemblea si affermava che “l’Università deve essere aperta ed accessibile a tutti gli individui capaci. Non possiamo accettare le barriere classiste oggi esistenti”, “l’Università deve essere al servizio della società”, “l’Università deve essere autonoma e indipendente”, “l’Università non può rimanere isolata dai problemi, dalle aspirazioni e dalle attitudini degli uomini della nostra società. Affermiamo come dovere ineludibile dell’Università la difesa della libertà là dove sia posta in pericolo, la lotta per conseguirla là dove non c’è”, “si deve rispettare il pluralismo culturale e linguistico del Paese. La società spagnola è multinazionale. L’Università spagnola deve smettere di essere, come è oggi, uno strumento di oppressione delle diverse culture nazionali”. (1)

Il lungo documento per un’università democratica terminava con l’affermazione che “la nostra università deve prendere tra le sue mani la causa della libertà della cultura ed inserirla nell’ampio orizzonte della lotta per la libertà all’interno della società spagnola”. (2)

La riunione  contò sulla partecipazione di quasi cinquecento tra studenti e professori e di una trentina di invitati esterni tra noti  intellettuali ed artisti, oltre ad alcuni osservatori e giornalisti stranieri che accorsero non appena si ebbe notizia dell’evento. (3)

Il processo di creazione del SDEUB al margine delle strutture ufficiali fece precipitare gli avvenimenti quando la polizia politica franchista, a conoscenza dell’atto, ma non del luogo scelto, scoprì quest’ultimo a riunione già iniziata: con un cospicuo dispiegamento di forze armate comandate dal commissario Juan Creix il Convento venne circondato e in tal modo la riunione si trasformò in un assedio di più di cinquecento persone che è passato alla storia come la Caputxinada.

Per tutta la durata dell’assedio vennero tagliate le linee telefoniche e venne impedito a chiunque l’accesso al Convento, eccezion fatta per i religiosi dell’Ordine, peraltro minuziosamente controllati. Alle persone riunite vennero intimate l’uscita e l’identificazione immediata. Poche ragazze lo fecero e ad esse vennero immediatamente ritirati i documenti di identità. Il resto dei presenti allora reagì con la decisione di continuare a stare rinchiusi fino a che non venisse garantito loro di non subire rappresaglie. Tale decisione poté farsi forte dell’appoggio del Padre provinciale dei Frati Minori, Joan Botam i Casals, e dei suoi confratelli, che iniziarono a distribuire coperte e panini in un luogo non preparato ad accogliere tante persone, che tuttavia vennero considerati ospiti e da tali trattati per parte dei Cappuccini.

Così i resistenti vissero accerchiati per circa 72 ore fino a che il giorno 11 marzo la polizia fece irruzione nel Convento detenendo con la forza i partecipanti che vennero trasportati in Commissariato dopo la requisizione dei documenti d’identità. A nulla valse l’intermediazione del Padre Botam né un articolo del Concordato firmato col Vaticano nel 1953 che stabiliva che alla polizia non era consentito esercitare le proprie funzioni in centri cattolici senza previa autorizzazione ecclesiastica.

La repressione fu durissima: alcuni studenti furono espulsi dall’università, stessa sorte toccò a quei professori che avevano o partecipato direttamente o solidarizzato con i partecipanti, ad altri la rimessa in libertà costò multe comprese tra le 25.000 e le 200.000 pesetas, quantità piuttosto cospicue per quell’epoca, tanto che a Parigi fu organizzata un’asta di opere d’arte cedute da artisti di rilievo grazie alla quale si raggiunse la cifra di più di due milioni di pesetas, che servirono a pagare i tribunali.       

Questi avvenimenti, seguiti dalle successive detenzioni e persecuzioni di centinaia di persone, avrebbero generato una corrente di solidarietà tra le varie forze di opposizione al franchismo con un apporto sempre più rilevante di intellettuali ed artisti in prima linea: solidarietà che, secondo lo studioso Gustau Nerín allievo dell’illustre Prof. Paul Preston, fu la base, negli anni a venire, della creazione dell’Assemblea di Catalunya nel 1971, “una delle piattaforme più efficaci della lotta contro il franchismo”. (4)

La Caputxinada rappresenterà un evento fondamentale nella lotta del mondo universitario contro la dittatura franchista, così come uno stimolo per ridefinire ciò che avrebbe dovuto essere l’università catalana in un futuro democratico.

Coerentemente alla scansione temporale degli avvenimenti riportati i cittadini di Barcellona hanno ricordato il Cinquantenario de la Caputxinada, in una prima celebrazione, il 9 marzo 2016 alle ore 17, presso lo stesso Convento dei Cappuccini di Sarrià e poi, in un secondo momento commemorativo, due giorni dopo, ovvero l’ 11 marzo 2016 alle ore 12, nella prestigiosa sala del “Paraninfo” dell’Università di Barcellona (UB), appuntamento organizzato dal Memorial Democratic, l’Istituzione preposta dalla Generalitat per il recupero della memoria storica catalana.

Movimento studentesco e sacrificio di carriere future nel 1966: studenti e professori uniti combatterono contro l’oppressione e la censura esercitate da quella dittatura nei confronti delle rivendicazioni di chi definiva un obiettivo che avrebbe interessato tutto il Paese “conseguire la realizzazione di un’Università capace di dominare i problemi tecnici e sociali dell’epoca, una Università democratica”. (5)

A cinquant’anni da quegli eventi tanti sono gli spunti per una riflessione ed un confronto con la situazione dell’Università pubblica di oggi.  

 

  1.  SDEUB. Asamblea constituyente. Barcelona, 1966. Fons DU.  Sèrie Documents Universitat, DU 1966/1. CRAI Biblioteca del Pavelló de la República, UB.
  2.  Ibidem.
  3.  Cfr. Rinascita, n. 12, 19 marzo 1966, p. 32.
  4.  Gustau Nerín, En el cincuentenario de la “Caputxinada”, uno nuevo análisis de la transición, Barcelona, lunes 7 de marzo de 2016, http://www.elnacional.cat
  5.  SDEUB. Manifest per a una universitat democràtica, marzo 1966, Fons DU. Sèrie Documents Universitat, DU 1966/1. CRAI Biblioteca del Pavelló de la República, UB

   

   


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