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Il “SuperTuesday” incorona Hillary e Trump

I due favoriti conquistano tredici Stati, Sanders rimane in corsa

di Roberto Sciarrone --- Sapienza, Università di Roma


:: Esteri

Mer 02 Marzo 2016 - 11:40


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L’America stavolta conferma i sondaggi e consegna, in un colpo solo, le chiavi per la nomination ai due favoriti alla vigilia di questo “super Tuesday”: Hillary Clinton e Donald Trump. L’ex Segretario di Stato e il magnate statunitense hanno infatti conquistato sette e sei Stati rispettivamente, ma mentre scriviamo il conteggio di altri è ancora in corso. Hillary ha vinto in Georgia, Virginia, Alabama, Tennessee, Texas, Massachusetts e Arkansas, idem Trump che però non ha preso il Texas andato a Ted Cruz. La vera sorpresa è che i due contendenti – agli antipodi da tutti i punti di vista – si sono affermati con un largo margine in termini di delegati sui concorrenti diretti, Bernie Sanders da una parte e il “duo” Ted Cruz e Marco Rubio dall’altra. Sanders ha comunque confermato di avere un forte ascendente sull’elettorato giovane e di sinistra strappando così alla Clinton ben quattro Stati, il Vermont – il suo Stato – il Colorado, l’Oklahoma e il Minnesota. Difficile immaginare che possa spuntarla alla convention a Filadelfia anche se la sua “piattaforma” risulta comunque rafforzata. I numeri, a questo punto dei giochi, parlano chiaro: i 347 delegati messi in fila da Bernie sono tanti ma sembrano comunque “piccoli” se paragonati ai 984 raggranellati da Hillary, staremo a vedere. Al momento non ci rimane  che designare un candidato forte e sicuro per i democratici in Hillary Clinton, certo gli USA attendono ancora una decisione dell’FBI sulle email contestate di Hillary. Il campo repubblicano è quello che però offre spunti più incerti, Trump ha vinto bene e adesso si troverà a gestire un vantaggio di medie proporzioni sui rivali: 268 delegati per il magnate contro i 142 di Ted Cruz e i 78 di Rubio, per avere la certezza della nomination ne occorreranno (a Trump) 1.237. La forte spaccatura tra le fila del partito repubblicano è ormai evidente, l’establishment non sopporta infatti le “sparate” di Donald, molti avrebbero preferito Marco Rubio, figlio di immigrati cubani e volto pulito del nuovo spaccato demografico statunitense. Quali conseguenze porterà il “supermartedì” in salsa americana? Probabile un ritiro dello stesso Rubio e di John Kasich per lasciare definitivamente lo scontro diretto fra Trump e Cruz, il distacco fra i due, a differenza di quello fra Hillary e Bernie Sanders, è ancora colmabile. Intanto l’aritmetica delle primarie non lascia scampo. Prossima tappa il 5 marzo in Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine e Nebraska.


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Registrazione Tribunale di Messina Registro Stampa n.7 del 20 Maggio 2014
Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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