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Psiche e corpo : “La carezza del liquido amniotico nella (ri)nascita”

"Maria divenne tabernacolo, custodendo sino al momento della nascita il corpo dell'Uomo della Croce"

Crisostomo Lo Presti


:: Cultura Arte Spettacolo

Gio 23 Ottobre 2014 - 21:56


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Opera d'Arte: i colori simboleggiano la elevazione spirituale

C'è un varco al di là della soglia che raggiunge il perimetro del precipizio: al di qua la salute, l'identità, la coscienza ... al di là il baratro della malattia; il pericolo della follia; il senso dello smarrimento totale. C'è un varco al di là del corpo che raggiunge il confine della psiche: lente d'ingrandimento della cellula incastonata nella montatura dal candore ambrato dal nobile platino; cuore della certezza e della condizione equilibrata dei sensi. C'è un varco al di là del pulsare del cuore nella stagione delle streghe danzanti il sabba nella perdizione in quelle notti di Valpurga: la luna riflette le sue ombre e il pipistrello vortica sulle dune dell'anima. C'è o c'era? Ci sono o ci sono state le farfalle della mente: labirinto dell'inconoscibile e della conoscenza? Sinusoide d'astratti furori generati dalla dea dall'elmo di marmo perché l'amore si insinui nel binario della coscienza... o del sogno? Chissà! Piccolo bruco scava percorsi inconsapevoli sulle alture dei pozzi profondi e asciutti.

. Scrive Erich Neumann ne "La grande madre". Chi è l'animale? Cos'è l'animale? Perché l'animale? Perché un albero? Cos'è l'albero? Perché il sacrificio? Perché l'orrore? Dice il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura.

Grandi teorie s'intrecciano nella letteratura della Passione e della più moderna psicologia. Grandi teologi. Grandi scienziati. Grandi opinioni. Forse, però, il sacrificio è il segno del sudore dell'uomo che al di là della soglia ha intravisto Dio. É il sudore dell'iniziato che si spalma l'olio sacro sulle membra per immergersi nel percorso alchemico della conoscenza. Quel poveretto... quel presuntuoso non sa e, ancora, non ha sacrificato l'animale che è in Sé... non ha sacrificato la pianta di rose che germoglia nel suo cuore... non ha versato il sangue caldo della vittima perché si crogiola sulla conoscenza dei testi; dei simboli; delle parole ermetiche e oscure che cerca di chiarire alla sua mente ancora vergine. Il crogiuolo viene scaldato, giorno dopo giorno, notte dopo notte, alba dopo alba, tramonto dopo tramonto, mentre il maligno disegna percorsi oscuri da tracciare con i denti, e le labbra - macchiate di sangue - bagnano la terra arsa di interrogativi e tragiche follie. Dopo trenta, quaranta, cinquanta anni forse con la chioma canuta e con la barba incolta quel giovane, non più giovane, ma vivo dentro il suo pneuma risorge... intuisce... crede: la folgorazione divina arriva al suo cuore. Nessuno l'ha aiutato! Il maestro gli ha solo indicato qualche libro; lo ha guidato con la rinascita spirituale da raggiungere nobilitando la sua psiche, violentando il suo corpo. Lui solo: bruco, animaletto inerme, ha scavato oscure prigioni al vizio, ha navigato onde perigliose. . Si legge in "Psicologia e alchimia" di Carl Gustav Jung.

La personalità del viandante è intrisa di pustole e piaghe ai piedi per il lungo percorso, obliquo e inesatto. Almeno lo è stato sin quando la Luce non è brillata nella sua mente (il corpo) e nella sua psiche (l'anima): allora ha capito perché lo Spirito Santo è così oscuro e splendente artefice di vita! Perché sparge chiarore nei meandri e nei labirinti dell'uomo che chiede l'amore! Perché ha baciato il terreno su cui Lei, la Vergine Santa, ha poggiato il piede: un tempo v'era lì, sulla zolla di pietra bruna, lo sterco delle capre, oggi risplende l'ambra illuminata dallo sguardo dell'inconscio che si coniuga nell'incontro delle pupille della Donna Madre e amante.
(......) Lei è in me nei limiti della stanchezza, angoli di profondo acuto. (......) Sai perché ancora imploro il Tuo volto? Noi due ci parliamo con le labbra serrate e nei silenzi disegniamo il nostro libro ingiallito dai raggi del sole. Un giorno la terra che Ti sa Madre rincorrerà le mie cellule: allora scriverò sul mantello la magica parola>. Dice il poeta (innamorato di Maria) che è in me, e che avverte come cantava al Cristo il cardinale John Henry Newman, beatificato il 19 settembre 2010. Ma Benedetto XVI torna alla Madre per affermare: .

Maria divenne tabernacolo, custodendo sino al momento della nascita il corpo dell'Uomo della Croce. . Implorava Andrea Santoro prima che un fondamentalista islamico lo uccidesse nella sua chiesa dove era presbitero in Turchia. Mentre nel rituale bizantino si coglie una perla di speranza: . Eccolo, allora, Papa Francesco recitare Dante: . Negli anni Ottanta, quando Papa Francesco era solo il sacerdote Jorge Bergoglio, scoprì durante un viaggio in Germania una immagine della Madonna - la cosiddetta Vergine che scioglie i nodi - di cui riportò in Argentina varie riproduzioni e che è ormai l’oggetto di una forte venerazione popolare a Buenos Aires.

Maria schiaccia sempre la testa al serpente e il maligno è destinato a soccombere anche quando viene implorato dalla fattucchiera, sua adepta e sua messaggera. Intanto dall'Akathistos giunge una voce per cantare un verso della poesia mariana più conosciuta e diffusa nella Chiesa d'Oriente: . Così, prima ancora - dall'origine -, Lei si disegna la dimensione di Sophia (Sapienza): . Rileva Jung nel suo ultimo volume "Risposta a Giobbe". Nel "Libro dei proverbi" dell'Antico Testamento si legge infatti: . E la teologia universale individua Sophia (la Sapienza) in Maria. Così il Cristo si è immolato sulla Croce per giungere alle più alte sfere del possibile e dell'impossibile! Perché Uno e Trino si definisce Dio e non solo per l'iniziato solitario, ma anche nella folla di conoscenze per voce trasmessa dal saggio del villaggio. E sono fortunati quelli che non hanno dovuto scrivere pagine di sofferenza amara; di incertezze e timori; di paure, angosce e sacri dilemmi. Fortunati ma indifesi di fronte alla tentazione: solo l'uomo dalle pustole e dalle piaghe ai piedi ha il cuore nobile per affrontare la scalata alla Vetta.

Al di là c'è l'orizzonte. C'è la vita eterna. C'è il rapporto d'amore con Dio.
Tutto si annulla e tutto si rigenera nella "Rinascita". Eccolo, allora, puntare la piccozza sulla roccia nuda per aggredire il gradino da conquistare: da lì si domina il mondo. Il panorama è totale. A sinistra s'intravvede un petalo di rosa scarlatta; a destra c'è l'ala del gabbiano; di fronte l'orizzonte sconfinato che si modula sull'andare continuo perché non c'è limite oltre il quale riposare lo sguardo e le membra. Vivere ha un significato nobile di conoscenza assoluta e tutto il sudario della vita trascorsa prende un senso di verginità mai esplorata. E vergine, come l'ha inventato sua madre, prende ad andare ancora più in alto verso una vetta che raggiungerà solo quando Dio gli porgerà la mano per incoronarlo "eroe" e "re" di una terra circondata dalle acque dove lui riprende a navigare - come quando nel ventre della genitrice partoriente - accarezzava con il palmo nudo della mano sinistra il liquido amniotico della (ri)nascita. Infatti . Illumina il Papa emerito Joseph Ratzinger, come nel palpito tremulo del cuore della colomba destinata a spiccare il volo per toccare il vertice più alto dei Cieli e della, ormai probabile, conoscenza dell'uomo non più uomo.






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