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Il Giorno della Memoria 27 gennaio 2016 - Per ricordare la Shoah 71 anni dopo

Il 27 gennaio del 1945 l'esercito sovietico aprì i cancelli di Auschwitz liberando dall'orrore e dalla morte il piu’ grande campo di sterminio nazista


:: Uno Sguardo all' Europa

Mar 26 Gennaio 2016 - 11:23


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di Redazione

 

Per non dimenticare! Il 27 gennaio  del 1945  si aprirono i cancelli di Auschwitz e il piu’ grande campo di sterminio nazista venne liberato. L’esercito sovietico  quel giorno mise fine all’orrore perpetrato per lunghi anni dai tedeschi nei confronti del popolo ebraico e dei deportati anche italiani nei campi di concentramento in attesa della morte. La celebrazione della Shoah (sterminio del popolo ebraico) istituita con  legge 211 del 20 luglio 2000, per ricordare le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, di uomini, anziani, donne e bambini che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati (art.1), avviene ogni  27 gennaio di ogni anno ,  con la organizzazione di  iniziative, conferenze, incontri e momenti di riflessione nelle Università, nelle scuole nelle sedi istituzionali, nei centri culturali, per spiegare una pagina di storia insanguinata dalla crudeltà e violenza nazista soprattutto alle nuove generazioni, con la rievocazione di quel truce ed oscuro periodo anche da parte degli ormai pochi sopravvissuti all’Olocausto.

Il 21 gennaio 2016 la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio ha ospitato la tavola rotonda "Antisemitismo, paura del diverso, incitamento all'odio: ieri e oggi". L'evento ha visto la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni, della comunità ebraica e una delegazione di circa 70 studenti del “Convitto nazionale Vittorio Emanuele II” e del “Liceo ginnasio Virgilio” di Roma, accompagnate dai loro professori. 

La liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, il piu’ grande luogo di terrore e  morte che i nazisti costruirono nel corso della seconda Guerra Mondiale, fu la rivelazione al mondo di un genocidio senza precedenti. L’esercito sovietico il 27 gennaio 1945 mise allo scoperto una macchina di morte inimmaginabile, messa in piedi dalla fredda efferatezza omicida dei tedeschi. Per non dimenticare e portare sempre nella memoria le vittime del programmato e lucido progetto di morte del terzo Reich.

Far conoscere ai giovani le sofferenze e il sangue che la follia e l’odio razziale di Adolfh Hiltler sparsero in Europa durante la seconda Guerra Mondiale, perché il ricordo di quelle vittime venga tramandato all’infinito e che l’orrore dell’Olocausto non si ripeta mai piu’.

 

dal documentario  'SHOAH' di Claude Lanzmann (1985)

"Difficile da riconoscere, ma era qui.
Qui bruciavano la gente.
Molta gente è stata bruciata qui.
Si, questo è il luogo.

Nessuno ripartiva mai di qui.

I camion a gas arrivavano là...
C'erano due immensi forni...
e dopo, gettavano i corpi in quei forni,
e le fiamme salivano fino al cielo.

Fino al cielo?

Si.
Era terribile.
Questo non si può raccontare.
Nessuno può
immaginare quello che è successo qui.
Impossibile. E nessuno può capirlo.
e anche io, oggi...

Non posso credere di essere qui.


No, questo non posso crederlo.
Qui era sempre così tranquillo. Sempre.
Quando bruciavano ogni giorno 2000 persone, ebrei,
era altrettanto tranquillo.
Nessuno gridava. Ognuno faceva il proprio lavoro.
Era silenzioso. Calmo.
Come ora."


La pellicola, della durata di 9 ore e mezzo è stata girata in Polonia nei luoghi dove fu realizzato il genocidio nazista all'interno dei campi di sterminio. Claude Lanzmann intervista sopravvissuti (compresi i membri del Sonderkommando), ex SS e gente del luogo. Il risultato è un'opera di grande importanza storica e di enorme impatto emotivo.Lanzmann ha impiegato 11 anni per la realizzazione del film dal 1974 al 1985. 

Igor Malitsky, un sopravvissuto all’Olocausto, davanti all’entrata del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia.


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