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Dollari contro l’ISIS. La guerra contro il califfato nero continua

di Roberto Sciarrone - Sapienza-Università di Roma


:: Politica

Gio 02 Ottobre 2014 - 21:01


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Il rapporto del Center for Strategic and Budgetary Assessments (istituto indipendente americano) sciocca gli Stati Uniti e i suoi contribuenti (!). In poco più di una settimana, infatti, le operazioni militare della “grande coalizione” guidata dal presidente Obama contro lo Stato islamico sono costate agli americani quasi un miliardo di dollari. Lo studio, rilanciato dall’Huffington Post, specifica che ad oggi si sono spesi tra i 780 e i 939 milioni di dollari per fermare il “califfato nero”, nuovo spauracchio dell’Occidente contemporaneo. L’analisi, ricca di colpi di scena, profetizza quanto gli Usa potrebbero investire nei prossimi mesi, cifre impressionanti. Il costo delle operazioni belliche si potrebbe aggirare attorno ai 200-300 milioni di dollari al mese, contando “un livello moderato di operazioni aeree e il dispiegamento di non più di 2.000 forze di terra”. L’ipotesi più “conservativa” rilancia un leggero aumento delle forze di terra, a fronte dei 1600 militari già inviati da Washington in Iraq, Obama assicura che non invierà altri soldati a difendere l’ultima “frontiera dell’Occidente”, ad oggi difesa unicamente dai peshmerga sul terreno e dai droni nei cieli. Ma, nel caso di una escalation (sempre più probabile), i costi dell’operazione non potranno che aumentare. Saranno dolori. Il Center for Strategic and Budgetary Assessments fornisce altri due scenari, decisamente meno ottimistici. Nel caso in cui i raid aerei venissero intensificati e le unità di terra aumentate fino a 5.000, il costo mensile dell’operazione aumenterebbe significativamente: tra 350 e 570 dollari al mese, spiega il think tank. Per non parlare della peggiore delle ipotesi, quella che gli autori indicano con l’espressione “Boots on the Ground”, stivali sul campo. “Se l'operazione dovesse estendersi significativamente fino a comprendere l’invio di 25mila soldati sul campo, come alcuni hanno raccomandato, i costi mensili raggiungerebbero verosimilmente quota 1,1 - 1,8 miliardi di dollari”. Una vera “catastrofe finanziaria” per Washington alle prese, da tempo, con una crisi economica strutturale che non accenna a sgonfiarsi. Una potenza, quella americana, in declino che non accenna ad abbandonare il proprio ruolo di leadership sul pianeta ma che manifesta, ormai, palese vulnerabilità. Intanto il presidente turco Erdogan chiede al suo parlamento il via libera per azioni offensive in Iraq e Siria, la guerra si estende. L’ISIS continua a diffondere l’orrore tagliando la testa a tre donne (prima volta) e un uomo curdi fatti prigionieri in Siria. In un nuovo video di John Cantlie, il reporter britannico che tiene in ostaggio, il “Califfo” Abu Bakr al Baghdadi manda a dire che «la strategia di Obama è prevedibile» e «il nuovo conflitto» in Siria e in Iraq, ovvero «la terza guerra del Golfo», «non renderà l’Occidente più sicuro»: con i raid, assicura, non vincerete. Mentre dai media turchi filtra la notizia che il governo di Istanbul ha ormai rotto gli indugi e ha ufficializzato la sua richiesta al Parlamento per avere via libera a colpire in Iraq e Siria. Per il momento, secondo quanto scrive il quotidiano Zaman, Erdogan ha già schierato 10mila soldati al confine siriano in stato di «massima allerta» dopo i colpi di artiglieria di domenica. Un nuovo attore sul palcoscenico già “affollato” mediorientale. Una potenza, quella turca, in rapida ascesa a metà strada tra l’oriente e l’occidente, ponte storico-culturale tra due mondi un tempo molto lontani ma oggi più che mai accomunati dallo stesso incubo. Infine il problema umanitario, sempre più drammatico. Valerie Amos, capo delle operazioni umanitarie dell’Onu, è sempre più preoccupata: «Se i militanti dell’Isis continuano a guadagnare terreno - ha ammonito - vi è la possibilità che altre decine di migliaia di persone siano costrette a fuggire dalla Siria», dopo che sono già oltre tre milioni i siriani che si sono rifugiati in Libano, Turchia e Giordania, oltre ai milioni di rifugiati e sfollati che sono rimasti all’interno del Paese. Cronache dal fronte. La guerra, purtroppo, continua.

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Registrazione Tribunale di Messina Registro Stampa n.7 del 20 Maggio 2014
Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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