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Le opere di Consolo in un “Meridiano”

La visita di Leonardo Sciascia a Lucio Piccolo, a Villa Vina di Capo d’Orlando (ME) che, secondo la Cronologia, sarebbe avvenuta il 7 marzo 1965, “prima domenica di Quaresima”

di Sergio Spadaro


:: Cultura Arte Spettacolo

Gio 03 Settembre 2015 - 13:08


Immagine Principale

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Immagini:

1) Sciascia e Piccolo a Villa Vina, 14 settembre 1966

2) Sepolcro di Gianfrancesco Piccolo, Ficarra.

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Nel gennaio di quest’anno è uscito il volume dei “Meridiani” mondadoriani   contenente L’opera completa di Vincenzo Consolo. E’ un bel volume, che si fa ammirare per la sua completezza (soprattutto quella degli scritti critici). Il libro non include tuttavia, anche se vi sono richiamati via via, i racconti di Consolo, già riuniti sotto il titolo La mia isola è Las Vegas (Mondadori, MI, 2012, a cura di Nicolò Messina), nonché la raccolta di articoli giornalistici Esercizi di cronaca (Sellerio,

PA, 2013, a cura di Salvatore Grassia e con prefazione di Salvatore Silvano Nigro). Peraltro chi scrive aveva già preso in considerazione queste due ultime raccolte nel saggio su Consolo apparso nel volume Lontananze e risacche (Ismeca, BO, 2014: cfr. Consolo poeta e narratore, manierista e barocco, pp. 115/144).

 

La cura del “Meridiano”, accuratissima, è di Gianni Turchetta che, oltre a una “cronologia” biografica (sulla quale torneremo), ha scritto anche un bel saggio sullo scrittore (Da un luogo bellissimo e tremendo). Spicca comunque l’introduzione di Cesare Segre – com’è noto uno dei suoi critici più attenti -, che gli era stata richiesta dallo stesso Consolo: Un profilo. In essa Segre lo giudica come “il maggiore scrittore siciliano della sua generazione” e considera quello che da più parti viene considerato il suo capolavoro, Il sorriso dell’ignoto marinaio, come “libro di eccezionale complessità” perché – malgrado i richiami a Manzoni e alla sua concezione del romanzo come “componimento misto di storia e d’invenzione” – in realtà Consolo “mette in discussione lo stesso genere di romanzo-storico, e più in generale il romanzo tutto”. Nel libro infatti si ha una narrazione di “ricostruzione” parziale, che “alterna capitoli diegetici e documenti, ma, per di più, costruisce anche parti diegetiche che sembrano documenti”. D’altra parte era l’autore stesso ad affermare che il libro “è scritto […] in forma parodistica, mimetica, sarcastica se si vuole, quindi in negativo: faccio il verso a un erudito dell’Ottocento recluso nella sua mania antiquaria”. Conclude Segre: “Siamo di fronte alla ‘scuola del sospetto’”.

  

Ma non possiamo, in questa sede, soffermarci oltre. Per rispetto alla verità storica, ci tocca fare qualche precisazione e messa a punto. A partire dall’inserzione nei “testi in versi” della bibliografia di Consolo (p. 1482) del fascicolo Marina a Tindari (Arti Grafiche Cav. Pietro De Marchi, Vercelli, 1972): come abbiamo già avuto modo di precisare nel nostro saggio in volume e in articolo apparso l’11 gennaio 2015 su questo periodico, a proposito del libro di Corrado Stajano Destini – Testimonianze di un mondo perduto (Ed. Archinto, MI, 2014), la “versificazione” di un brano di Consolo – che faceva da presentazione a una mostra pittorica di mio fratello Michele tenutasi alla Galleria Giovio di Como (dal 15 aprile 1972) – era stata fatta da chi scrive, anche se poi era stata considerata come autografa da Antonino Cremona (su “Catania sera” del 11.6.1982) e da Sergio Palumbo (in Poesia al Fondaco, Pungitopo, Patti [ME], 1992). Così era stata smentita la versione di Stajano che fosse stato il bancarellista-editore Gaetano Manusé ad aver avuto l’idea di pubblicare, in edizione numerata e su carta di pregio, i primi due capitoli del Sorriso (versione riportata a

p. CXXIII della Cronologia).  Era stato Consolo a regalare una copia della nostra Marina a Tindari a Manusé. Veniva anche precisato che era stato Leonardo Sciascia a chiedere a Guttuso l’incisione (la seconda, non la prima) che poi apparve a corredo dell’edizioncina di Manusé.

 

E veniamo alla visita che Leonardo Sciascia ha fatto a Lucio Piccolo, a Villa Vina di Capo d’Orlando, che secondo la Cronologia (p. CXI) sarebbe avvenuta il 7 marzo 1965, “prima domenica di Quaresima”. Anche se qui Gianni Turchetta ha attinto all’Archivio di Consolo, non è la prima volta che la “memoria” dello scrittore ha fatto cilecca, forse per una caduta in vera e propria mito-poiesi (come, a es., per la data della prima visita di Consolo a Selinunte, che anche nella Cronologia vien fatta rientrare nella giovinezza – p. XCVI – e che noi abbiamo invece documentato essere avvenuta a trentaquattro anni, nel febbraio 1967: cfr. Lontananze e risacche, citato, p. 136).

 

E’ vero peraltro che Consolo organizzò la visita, ma fu chi scrive a prelevare lo scrittore di Racalmuto (e famiglia) a Catania, dove la moglie aveva dei parenti, e a portarlo in auto fino a Villa Vina (attraverso il percorso Fiumefreddo-Linguaglossa-Randazzo-Capo d’Orlando). E, dopo l’incontro con Piccolo e su sua indicazione, a portarlo a Ficarra, a visitare la tomba di famiglia (l’iscrizione, in latino, recita: “Sepolcro di Gianfrancesco Piccolo e dei suoi discendenti di entrambi i sessi, a. D. 1591”). In quell’occasione, Piccolo strabiliò la piccola corte degli ascoltatori con le sue citazioni erudite, fra cui a un certo punto la recita di alcuni versi di Racine, attraverso i quali la lingua francese venne ad acquistare una sonorità di dizione inaspettata a impensabile. Ora, le foto fatte allora recano la data 14 settembre 1966.

Ma, a prescindere da queste precisazioni, le opere di Consolo in un “Meridiano” segnano il punto di arrivo nella sua carriera di grande scrittore: e noi ci auguriamo che sempre più persone, soprattutto i giovani, possano da ora in avanti frequentarlo.

 

                                                                                  SERGIO  SPADARO

                               


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