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Mafie: La green economy e le mafie pulite

Il mondo dello smaltimento è da sempre ampiamento usato dalle mafie per creare rete e business

Francesco Mazzarella


:: Uno Sguardo all' Europa

Sab 01 Agosto 2020 - 19:22


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L’enorme quantità di rifiuti pericolosi lasciati dai processi di produzione industriale in Europa sta alimentando una domanda crescente dei servizi di smaltimento. Ogni anno in Europa si producono oltre duemila milioni di tonnellate di rifiuti di cui oltre quaranta milioni di tonnellate sono classificati come pericolosi. Pensiamo che in Italia l’eco-criminalità gestisce una torta da 16,6 miliardi di euro l’anno.

Negli ultimi anni le norme meno rigorose, l’aumento dei prezzi per smaltire legalmente i rifiuti e le restrizioni dovute al Coronavirus, portano le mafie a inserirsi più facilmente nel settore, proponendo alle industrie condizioni e prezzi allettanti che creano poi un mercato illecito, parallelo e occulto. In questo contesto le mafie giocano un ruolo decisivo, riuscendo ad accordarsi con le imprese fornendo la possibilità concreta di massimizzare i profitti riducendo al minimo i costi.

Bisogna, come primo punto, allontanarsi dall’idea che le mafie usino violenza o intimidazioni come strumento operativo, ma nuovi strumenti corruttivi e i colletti bianchi (il famoso terzo stato). Le nuove mafie si vestono bene, operano legalmente e si presentano come “mediatori” per i servizi di gestione e smaltimento dei rifiuti, ad un prezzo molto basso del mercato legale. Le aziende mafiose gestiscono, così, i rifiuti pericolosi, in genere altamente tossici attraverso discariche illegali sparse in tutta Europa. Questo crea un ritorno dei rifiuti nell’ambiente in forma diversa e con potenzialità tossiche pericolosissime, possiamo ricordare tutta la storia, ancora oggi in atto, della terra dei fuochi, ma non solo i rifiuti pericolosi, ma anche plastica ed affini, che non smaltiti correttamente si trasformano in una minaccia per la salute umana.

A questa propensione all’ illecito si innesta il periodo Covid-19, che oltre alla crisi sanitaria, ha portato con sé una crisi economica, dove risparmiare diventa più che una possibilità, una necessità concreta, anche nei settori industriali, in cui la richiesta dei servizi di smaltimento illegali cresce notevolmente. Le realtà mafiose sanno molto bene come individuare le imprese in crisi, offrendo servizi specializzati proprio nella gestione dei rifiuti a basso costo, molte volte le aziende stesse sono complici con le criminalità organizzate.

Le mafie “green” sono ben organizzare ed hanno creato una rete di contatti molto stretta tra le associazioni criminali radicare negli stati membri dell’Unione europea, in genere i rifiuti vengono  trasferiti da uno stato membro compiacente, da alcune indagini maggiormente coinvolte sono Slovenia, Bulgaria, Romania, ma anche altre, pagando anche le tasse di riciclo e gli altri costi associati al corretto smaltimento, che poi in realtà vengono smaltiti in modo illegale.

L’operazione “Green Tuscany”, che ha visto coinvolti oltre la polizia italiana, anche Europol ed Eurojust, hanno scoperto una rete di associazioni criminali che trafficano in rifiuti di plastica dall’ Italia verso la Cina, passando proprio per la Slovenia. Inchiesta collegata ad una indagine della Procura Nazionale Antimafia italiana, su un traffico illecito di rifiuti tessili, che toccava i porti di Genova, Livorno e Trieste, con destinazione Africa. Gli stessi “trafficavano” in rifiuti di plastica, ed avevano trovato ed usato diversi tragitti scegliendo proprio la Slovenia come paese di transito per la Cina.

In Slovenia le società che erano in combutta con le mafie fornivano alle aziende italiane documenti falsi attestando il corretto iter del riciclo dei materiali. Una rete formata da Sloveni, Cinesi ed Italiani tra cui due affiliati alla camorra dei Casalesi operanti nel settore di rifiuti tessili, espertissimi in quest’ambito criminale.

Possiamo dedurre senza alcuna paura di sbagliare che le mafie hanno creato una rete di contratti tra loro in ogni parte del mondo, e che questa rete funziona. Questa deduzione dovrebbe farci capire, facilmente, così come è avvenuto per l’operazione “Green Tuscany”, che per combattere il sistema “integrato” mafioso bisogna, anzi è indispensabile, che ci sia una costante, coordinata collaborazione internazionale riuscendo a coinvolgere in questa lotta tutte le istituzioni nazionali, europee, internazionali e sensibilizzare assiduamente l’opinione pubblica, cercando di far capire quanto devastante sia, anche per l’economia della propria famiglia, l’impatto della criminalità organizzata, sul libero mercato.


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