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Giornalismo: Nuova legge per la comunicazione e informazione pubblica, via alla svolta digitale

Al Ministero per la Pubblica Amministrazione il ministro Fabiana Dadone ha ricevuto il documento di sintesi, elaborato dal Gruppo di lavoro dedicato, coordinato da Sergio Talamo, formato dalle principali associazioni e organizzazioni della comunicazione, del giornalismo, delle nuove professioni e da lei istituito nel gennaio scorso, per la riforma della legge 150 del 2000. Il documento mette al centro 10 punti principali e rappresenta, dopo anni di attesa, il primo passaggio verso la riforma della legge


:: Editoria/Giornalismo

Mar 23 Giugno 2020 - 12:48


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ROMA 16 giugno 2020 – Nuova legge per la comunicazione e informazione pubblica, Di Costanzo:“Finalmente si aprono le porte alla svolta digitale. Riconoscimento competenze, Area unica, trasparenza e centralità del cittadino”

Presso il Ministero per la Pubblica Amministrazione consegnato al Ministro Fabiana Dadone il documento per la riforma della legge 150 alla presenza delle principali associazioni e organizzazioni del giornalismo, della comunicazione, delle nuove professioni

Via alla svolta digitale per la comunicazione e informazione pubblica. Al Ministero per la Pubblica Amministrazione il ministro Fabiana Dadone ha ricevuto il documento di sintesi, elaborato dal Gruppo di lavoro dedicato, coordinato da Sergio Talamo, formato dalle principali associazioni e organizzazioni della comunicazione, del giornalismo, delle nuove professioni e da lei istituito nel gennaio scorso, per la riforma della legge 150 del 2000. Il documento mette al centro 10 punti principali e rappresenta, dopo anni di attesa, il primo passaggio verso la riforma della legge.

Costituzione di un’Area unificata dedicata a comunicazione, informazione e servizi alla cittadinanza, in cui operino congiuntamente i profili del comunicatore e del giornalista e in cui sia inserita, riconosciuta e valorizzata la competenza in comunicazione e informazione digitale. Basterebbe questo, uno stralcio del primo punto del documento di riforma, per capire che, finalmente, si sta aprendo la svolta digitale per la comunicazione e informazione pubblica – spiega Francesco Di Costanzo, presidente di PA Social, oggi presente all’incontro con il ministro Dadone – Da anni, come associazione PA Social, sosteniamo che il grande lavoro portato avanti in tutta Italia da tanti professionisti attraverso le piattaforme digitali deve diventare la normalità del nostro settore pubblico. Oggi al Ministero per la Pubblica Amministrazione, grazie alla forte volontà del ministro Fabiana Dadone, al lavoro del coordinatore del tavolo dedicato Sergio Talamo e al contributo di tutte le principali organizzazioni della pubblica amministrazione, della comunicazione, del giornalismo, delle nuove professioni digitali, è stata posata la prima pietra per la riforma della legge 150 del 2000. Una legge “151” fortemente orientata alle competenze digitali e al rapporto diretto con il cittadino. L’emergenza che abbiamo vissuto e che ancora stiamo fronteggiando ha dimostrato come non ci sia più tempo da perdere sulle competenze, sull’organizzazione, sugli strumenti, sui linguaggi, sui tempi e sulle modalità di lavoro. Facciamo sicuramente un passo avanti nel campo della comunicazione e informazione pubblica, ora è importante avere tempi rapidi e certi per rendere operativa la riforma tutelando e valorizzando chi è già all’interno delle nostre PA e chi dovrà entrare a breve e in futuro, anche con l’importante apertura, contenuta del documento, dell’Ordine dei Giornalisti alle competenze digitali”.

Molte le novità contenute nel documento che poggia sull’idea della centralità del cittadino e sull’importanza strategica delle attività di comunicazione e informazione istituzionale.

I punti-chiave per la riforma riguardano:

 

1) la costituzione di un’Area unificata dedicata a comunicazione, informazione e servizi alla cittadinanza in cui operino i giornalisti e i comunicatori e in cui sia inserita, riconosciuta e valorizzata la competenza in comunicazione e informazione digitale;

2) la trasparenza con rilevante dimensione comunicativa;

3) smart working e lavoro agile;

4) figure apicali e portavoce;

5) tutela e riconoscimento del ruolo per chi già oggi è all’interno della PA e svolge attività giornalistiche, comunicative e di informazione e comunicazione digitale;

6) formazione continua e qualificata;

7) inclusione di nuove figure professionali con competenze digitali nell’Albo dei giornalisti e per la certificazione del comunicatore;

8) focus specifico per i piccoli enti e per i settori sanitario e istruzione;

manutenzione e monitoraggio permanente delle riforma, anche con sanzioni e incentivi;

9) estensione della riforma alle società partecipate e agli enti pubblici economici;

10) analisi di fattibilità di un polo previdenziale e assistenziale dedicato;

11) assegnazione di una voce di bilancio dedicata all’Area e previsione di adeguate risorse per nuove assunzioni.

La delegazione che ha consegnato il documento programmatico al Ministro

La delegazione che ha consegnato il documento di sintesi al Ministro Fabiana Dadone

Sergio Talamo consegna il documento di sintesi al Ministro

Sergio Talamo consegna il documento di sintesi al Ministro Dadone

L'incontro con il ministro

L’incontro con il ministro

Francesco Di Costanzo presidente nazionale di PA SOCIAL presente all'incontro con il Ministro

Francesco Di Costanzo presidente nazionale di PA SOCIAL presente all’incontro con il Ministro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOCUMENTO  DI SINTESI CONSEGNATO  AL MINISTRO FABIANA DADONE

 

RIFORMA DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICAPROPOSTE OPERATIVE IN 10 PUNTI

Il Gruppo di lavoro su Riforma della comunicazione pubblica e Social media policy nazionale, promosso presso il Ministero PA e incardinato nel IV Piano OGP Italia, ritiene indispensabile un aggiornamento della legge 150/2000, pietra miliare nello sviluppo delle funzioni comunicative pubbliche, ma spesso inapplicata e oggi in gran parte inadeguata alla nuova PA trasparente e digitale. Occorre una normativa che tenga conto dell’evoluzione dei processi di comunicazione pubblica in senso digitale e che punti a mettere in primo piano la qualità del servizio al cittadino e la sua attiva partecipazione.
Il GDL esprime il suo apprezzamento per il ministro della PA, Fabiana Dadone, che oltre ad aver voluto imprimere al suo mandato il segno virtuoso della partecipazione e dell’attivismo civico – a partire dalle consultazioni pubbliche, dall’impegno per il superamento del “burocratese” e dall’impulso allo smart working – ha permesso al GDL di avviare un lavoro con il compito di proporre spunti di riflessione per la riforma della legge 150 e fornire indirizzi per una Social media policy
nazionale.
La centralità del cittadino, perno della legislazione degli ultimi due decenni, deve comportare sia la soddisfazione degli utenti sia il loro consapevole coinvolgimento nelle policy e nei processi decisionali. Il cittadino è oggi titolare del diritto a verificare la qualità delle prestazioni ed a contribuire alla progettazione e al miglioramento continuo dei servizi, nella prospettiva dell’open government.
Le attività di comunicazione e informazione e la trasparenza, intesa in senso ampio e generale, delle pubbliche amministrazioni vanno considerate strategiche, in quanto finalizzate a garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa sancite dall’articolo 97della Costituzione, nonché il pieno esercizio della cittadinanza e delle libertà individuali da parte dei
cittadini. Per queste finalità, riprendendo lo spirito del Legislatore che introdusse la 150/2000, occorre valorizzare l’utilizzo, da parte delle pa, della comunicazione pubblica come leva strategica essenziale nella gestione dell’immagine dell’Ente e nella relazione con il cittadino e gli stakeholder, anche attraverso le nuove piattaforme digitali, che garantiscono interattività in tempo reale, interrogabilità e valutabilità delle pa, permettendo sia maggior efficacia sia risparmi di tempo e risorse economiche per i cittadini e le imprese.
****
Dai lavori del GDL è emersa una importante sintonia fra le associazioni che rappresentano comunicatori, giornalisti, nuove professioni del digitale, università, regioni e comuni.
Il lavoro del GDL si è inoltre avvalso della collaborazione del Dipartimento per l’informazione e l’editoria.
Il GDL propone dunque al Ministro per la Pubblica amministrazione un impianto di riforma centrato su 10 punti-chiave.
1) Si prevede la costituzione di un’Area unificata dedicata a comunicazione, informazione e servizi alla cittadinanza, in cui operino congiuntamente i profili del Comunicatore e del Giornalista e in cui sia inserita, riconosciuta e valorizzata la competenza in comunicazione e informazione digitale. Il Responsabile potrà essere un dirigente in organico con competenze certificate nei settori di pertinenza dell’Area. All’interno dell’Area saranno istituiti uffici specializzati dedicati alla comunicazione e all’informazione, con particolare rilevanza per la competenza in comunicazione e informazione digitale. Al giornalista sono quindi assegnati l’analisi e il trattamento delle notizie di interesse dell’amministrazione, la redazione di testi e comunicati, i rapporti con i media, la cura di newsletter e pubblicazioni informative, il fact checking e ogni altra attività attinente al settore dell’informazione. Al comunicatore sono assegnati i rapporti con il cittadino, gli eventi, la pubblicità, l’editoria, le consultazioni
pubbliche e la citizen satisfaction, la redazione delle carte dei servizi e dei bilanci per la rendicontazione sociale (accountability), la gestione di laboratori per la partecipazione civica, la comunicazione interna, la gestione del brand pubblico, le relazioni esterne e istituzionali, l’identità dell’Ente e la comunicazione
internazionale. Può altresì definire modelli di gestione dei flussi di istanze e risposte connessi all’accesso civico. La comunicazione e informazione digitale, pur non
rappresentando un profilo distinto e appartenendo ad uno dei due profili presenti nei contratti del settore pubblico, ha il compito di gestire e alimentare la presenza
dell’amministrazione sulle piattaforme digitali.
2) La trasparenza, oltre ad essere un prezioso mezzo di prevenzione della corruzione, è anche una formidabile leva della partecipazione civica, e quindi presenta una rilevante dimensione comunicativa. È preferibile che la fase di contatto con il cittadino venga quindi gestita, in prima istanza, dall’Area comunicazione e informazione, che diventa punto di riferimento per il richiedente.
L’Area opererà in stretta sinergia con gli altri uffici come quello Anticorruzione, gli OIV, il Responsabile per la transizione digitale, ai quali resta affidata la gestione dei rispetti adempimenti interni.
3) Le Pa possono prevedere in organico, anche attraverso una adeguata politica assunzionale, la figura apicale nonché le figure professionali necessarie all’Area, in modo da evitare di perpetuare l’inaccettabile prassi che a svolgere o dirigere le attività di comunicazione siano collocate figure senza i necessari titoli e competenze in materia giornalistica e comunicativa.
4) I giornalisti e i comunicatori operano in modalità di lavoro agile, E’ auspicabile prevedere che nei contratti di comparto (in cui per i giornalisti sarà impegnata la FNSI), si tratti la disciplina degli istituti del rapporto di lavoro secondo le specificità delle professionalità giornalistiche e comunicative.
5) Le amministrazioni potranno designare un Portavoce, figura di natura fiduciaria anche esterna all’amministrazione, che preferibilmente avrà profilo giornalistico o comunicativo e opererà al di fuori dell’Area, con funzione di presidio della comunicazione politica del vertice dell’Amministrazione.
6) E’ auspicabile prevedere norme transitorie per le figure che oggi svolgonofunzioni giornalistiche, comunicative e di informazione e comunicazione digitale, ma sono legate ad altri profili o a ruoli indefiniti con nomi diversi in uffici diversi.
L’identificazione di una terminologia univoca all’interno della PA contribuisce infatti al raggiungimento degli obiettivi del presente documento.
7) Fermo restando la necessità di una formazione qualificata quale requisito di accesso ai ruoli, che potrà essere agevolata e certificata da moduli formativi gestiti dalle università e da strutture afferenti alla Funzione Pubblica come SNA e FORMEZ PA, insieme all’ODG per ciò che riguarda i giornalisti e alle associazioni della comunicazione per i comunicatori, le figure professionali dell’Area unificata e il Responsabile devono possedere una preparazione specifica sul modello di quanto previsto dal DPR 422/2001. Inoltre, è prevista l’attivazione di cicli di formazione continua, gestiti dai soggetti di cui sopra, per rendere costantemente aggiornati gli skill professionali della comunicazione e del giornalismo nella PA. Vanno inoltre previste regole che favoriscano l’inclusione di nuove figure professionali con competenze digitali nell’Albo dei giornalisti e per la certificazione del comunicatore ex lege 4/2013.
8) Occorrono disposizioni specifiche per i piccoli enti che dispongono di dotazioni organiche esigue e che potranno organizzarsi anche in forma aggregata o con una figura professionale unica, che dovrà tuttavia possedere competenze secondo le norme vigenti. Vanno inoltre previste norme che tengano conto delle peculiarità della comunicazione in campo sanitario e dell’istruzione.
9) È indispensabile prevedere una “manutenzione” della Riforma attraverso una attività di monitoraggio permanente, corredata da reportistica periodica, che tenga conto delle esperienze, le evoluzioni e le criticità segnalate sul territorio, avanzando proposte di miglioramento.
10) Si auspica che sia valutata la possibilità di prevedere, una volta acquisiti dati oggettivi sulla consistenza delle diverse professionalità, la fattibilità di un polo previdenziale e assistenziale dedicato. In relazione al Capo 2 della legge 150 – Disposizioni particolari per le amministrazioni dello Stato, il GDL si pronuncia per la conferma dei principi-base, riservandosi di proporre specifici correttivi anche sulla base delle proposte che verranno dal Dipartimento informazione ed editoria. Tutta la normativa di riforma dovrà essere coordinata con le potestà di autonomia organizzativa previste per le Regioni. Considerato che le Regioni hanno competenza esclusiva in materia di organizzazione interna degli uffici – quindi anche degli uffici stampa e comunicazione – la normativa di riforma sarà adottata nel rispetto della suddetta autonomia organizzativa ai sensi degli 117 e 123 Cost.
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Il Gruppo di lavoro su Riforma della comunicazione pubblica e SMP nazionale chiede al Ministro della PA di prevedere per questa indispensabile riforma la più ampia estensione possibile – ambito oggettivo – sul modello del decreto 33/2013 sulla trasparenza (da estendere quindi anche alle società partecipate e agli enti pubblici economici), un quadro di sanzioni efficaci per la mancata applicazione della legge e la previsione di indicatori, legati alla citizen satisfaction e non ai semplici adempimenti, per comporre un set di incentivi per i casi virtuosi. E’ assolutamente necessaria la previsione di adeguate risorse anche a livello di assunzioni nelle PA di figure con solide competenze comunicative, giornalistiche e digitali. Si ritiene quindi indispensabile il superamento dei vincoli di bilancio alla Comunicazione, espressione del DL 78/2010, e la conseguente assegnazione alla nuova area di una voce di bilancio dedicata.
Il GDL auspica che la Riforma sia il più possibile auto-applicativa, quindi priva di rimandi ad ulteriori fasi di regolamentazione, e incontri il necessario consenso parlamentare per garantire tempi rapidi e certi.
—————————Palazzo Vidoni, 16 giugno 2020 – Roma

 


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