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IN LIBRERIA “L’ITALIA DEL NI. CENTO APPUNTI PER CERCARE DI CAPIRE UN PAESE COMPLICATO”

L’Italia che non decide, che non riesce ad esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con “Sì”. Gian Maria Fara, sociologo e Presidente di Eurispes torna in libreria con il suo nuovo libro, L’Italia del “nì”. 100 appunti per cercare di capire un Paese complicato (Edizioni Minerva), con la prefazione di Michele Ainis.

di Silvia Gambadoro


:: Società

Ven 05 Giugno 2020 - 20:24


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A 7 anni da “La Repubblica delle Api” pubblicato nel 2013, Gian Maria Fara, Presidente di  Eurispes, traccia in 100 nuovi  aforismi  il profilo di un Paese  dalle  mille contraddizioni. Il volume è una raccolta di riflessioni ad ampio raggio, scritte nell’arco degli ultimi sette anni (2019/2013), “particelle di memoria” che Gian Maria Fara affida al lettore per ricordare  “situazioni che forse sono state, in molti casi, sommerse dal diluvio dell’informazione che tende a cancellare l’origine delle cose”.

Sono molteplici i fattori che determinano lo stallo del nostro Paese.  La mancanza di  responsabilità e di coraggio,  di analisi e programmazione nel lungo periodo da parte della classe dirigente, il progressivo impoverimento del Paese legato a politiche fallimentari : sono solo alcuni dei mali endemici che dominano ormai da molto tempo l’Italia. L’immagine che emerge è quella di un Paese  fermo, che vive nell’incertezza; “l’Italia del nì”,  la cui classe  dirigente rimanda ogni decisione,  che non riesce  "su nessun argomento di interesse generale e su alcuna prospettiva di lungo periodo" a esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con un “Sì”.

“Sul piano istituzionale mai, nella storia recente, si erano potute osservare una tale "capacità di indecisione", una così grande confusione di ruoli e di responsabilità, una così netta separazione tra dichiarazioni, annunci e fatti”.

«Un sociologo» diceva Gesualdo Bufalino «è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori». Gian Maria Fara è un sociologo che non si limita a disegnare il profilo degli italiani, -ma analizza anche il delicato  legame che si instaura fra i giocatori in campo- lo Stato e le Istituzioni -e gli spalti-  la società italiana.  Un rapporto da “separati in casa”  nel quale è venuta meno da parte dei cittadini la fiducia nelle Istituzioni e nel Sistema, non più in grado di garantire crescita, stabilità, sicurezza economica, prospettive per il futuro. “Le grandi questioni che attraversano la vita del Paese sono affrontate con la superficialità e con l’improvvisazione dettate dai tempi della comunicazione. Ogni argomento, anche se di grande rilevanza, viene affidato a uno spot, uno slogan, un tweet”.   E’ l’affermazione  della qualipatia, che il Presidente di Eurispes identifica con “l’avversione ed il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità”, una patologia sociale che “archivia l’essere e santifica l’apparire, che esalta il contenitore a discapito del contenuto, che premia l’appartenenza e mortifica la competenza”.

Gian Maria Fara ha il dono di catturare in immagini uno stato della società, come dimostra il Rapporto Italia Eurispes: la foto fermata dal Presidente di Eurispes è quella di un Paese ricco di potenzialità ma privo di  energia,  bloccato dalla declinazione  di responsabilità,  dai mille legacci di una burocrazia che fagocita in nome della complicazione e dell’autoreferenzialità ogni  tentativo di cambiamento .  E’ La metafora letteraria di Gulliver, imbrigliato dai lacciuoli  di  mille cavilli, decreti, dalla produzione abnorme di documenti e passaggi approvativi che rallentano ogni processo e avanzamento, fino a incatenare ogni possibile passo verso la modernizzazione del Paese.

La possibilità di un  futuro migliore  esiste,  lo Stato deve assumersi "il ruolo di programmatore e regolatore di sviluppo", le competenze per farlo ci sono, si tratta solo di volontà politica,  perchè come diceva Albert Einstein, “Non possiamo risolvere i nostri problemi con lo stesso modo di pensare che abbiamo usato nel crearli”.

Michele Ainis nella prefazione al libro scrive, «Siamo rimasti intrappolati in una rete di inefficienze e di egoismi, pubblici e privati, individuali e collettivi. Venirne fuori sarà dura, ma non potremo mai riuscirci senza una più matura consapevolezza dei guai che abbiamo sul groppone. Questo libro può aiutarci, può farci aprire gli occhi. Anche perché non è scritto con lo stile pedante di chi parla dalla cattedra, né col tono ciarliero che spesso usano i sociologi. Semmai riecheggia un’opera che Gian Maria Fara certamente ben conosce, perché ne cita l’autore a più riprese: i Minima Moralia di Theodor W. Adorno. Una raccolta di aforismi, ed è per l’appunto, rapsodico e aforistico il discorrere di Fara».

Siamo entrati nella fase tre di questa lotta contro con un virus che rischia di toglierci la speranza. A volte sembra di vivere "Nel paese delle bugie", per dirla con il racconto di Etgar Keret, e le bugie che si dicono poi ci si ripresentano in carne e ossa oltre che nei sogni. Di una cosa possiamo e dobbiamo fare a meno: la delega, la rinuncia a scendere in campo, l’abitudine o assuefazione al "ni", in quella bolla dove il grigio toglie la bellezza di una scelta, di un si o un no che costruisce nel segno della differenza. E anche in questo ricordarci che la storia è scelta e impegno, non seguire la corrente del fiume o le ruote di un carro, sta il pensiero di Gian Maria Fara. Un pensiero che fa bene all’Italia.

GIAN MARIA FARA

Sociologo, ha fondato (1982) e presiede l’Eurispes (Istituto di Studi Politici Economici e Sociali), ed è responsabile della Direzione scientifica del Rapporto Italia, riflessione annuale dell’Eurispes sulla situazione sociale ed economica del nostro Paese. È membro del Comitato Scientifico della Fondazione Italia-Usa e del Comitato Scientifico di Europa Contemporanea, rivista ufficiale della Accademia delle Scienze di Mosca. Dal 1990 al 2012 è stato consultore del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nel corso degli anni ha insegnato presso La Sapienza, Università di Roma, l’Università di Salerno, l’Università di Teramo, la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, la LUISS e la LUMSA.  Attualmente è professore straordinario di Sociologia dei Processi Economici presso l’Universitas Mercatorum di Roma Tra le sue pubblicazioni: Cultura e immagine dell’artigianato italiano (Merlo, 1988), Etica e informazione (Vallecchi, 1992), Il potere in Italia (Koiné, 1993), L’Italia in nero (Datanews, 2012), Classe dirigente, il profilo del potere in Italia (Datanews, 2012), Dalla spending review al ritorno del Principe, la Pubblica amministrazione come presidio di democrazia (Datanews, 2012), Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita (Datanews, 2013), La Repubblica delle Api (Datanews, 2013).


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