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(Zambia, Malawi,Tanzania 25 luglio – 3 agosto 2019)

Lusaka, Lilongwe Dar es Salaam e Zanzibar un aspetto comune, la sabbia

reportage di Alcide Scarabino


:: Rubrica

Dom 31 Maggio 2020 - 01:07


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(Zambia, Malawi,Tanzania 25 luglio – 3 agosto 2019)

 

Lusaka (Zambia), Lilongwe (Malawi), Dar es Salaam (Tanzania) hanno sicuramente un aspetto comune: la sabbia. Appena si lascia la strada asfaltata e si va nei vicoli, o semplicemente fuori dal marciapiede, la trovate dappertutto e vi chiedete da dove venga. Forse dal Sahara che è così lontano? O forse è un segno preoccupante dell’inaridimento del suolo causato dal riscaldamento globale? Non lo sappiamo. Anche in questo aeroporto trafila, particolarmente lunga, per ottenere il visto, 50 dollari che se non hai diventano 50 euro, quindi è meglio pagare con valuta ?locale, lo scellino, che è un’unità di conto molto piccola: 2.500 scellini per un euro. Per un europeo visitare le città africane è una delusione: il centro delle capitali è moderno, o cerca di esserlo, ma non c’è architettura, arte, urbanistica, insomma, non c’è storia. In altre parole, non sono certo delle mète turistiche. 

Le poche eccezioni che conosciamo si limitano a Pretoria in Sudafrica e Asmara in Eritrea. A noi, comunque, interessa conoscere il paese. Qui la lingua indigena è lo swahili, ma quasi tutti conoscono un po’ d’inglese. Come in tutti i paesi molto poveri, la vendita di qualunque cosa è l’unica misera speranza di sopravvivenza per un’infinità di persone. Un uomo ci ha proposto persino qualche ragazza, e in quel momento ci sembrava di essere tornati a L’Avana. A quanto pare, comunque, uno dei migliori business è l’allevamento di polli. Ne abbiamo scoperto uno enorme non lontano dal nostro albergo, con le povere galline detenute in gabbie affollatissime, in condizioni che farebbero protestare i nostri animalisti.

Abbiamo chiesto a una signora che stava comprando un gallo: prezzo 17.000 kwacha, per una gallina 10.000 (7 e 4 euro). Comunque è un errore pensare a questi paesi come condannati a una povertà eterna e senza rimedio. In realtà molti progressi ci sono stati, come dimostra l’Indice di Sviluppo Umano dell’Undp. Tra il 1990 e il 2017 la Tanzania è passata da 370 a 538, con un incremento del 45%, mentre lo Zambia da 401 a 588, con un incremento del 47. Per contrasto citiamo l’esempio dello Zimbabwe, che pure partiva da livelli più alti: nello stesso periodo è migliorato solo di uno striminzito 9%! Segno che, al di là di tutto quello che si può dire su sfruttamento e imperialismo, alla fine quello che conta è la politica più o meno assennata di questi governi. Uno dei problemi principali di questi paesi è la rapida crescita della popolazione, ma questa è una realtà che affligge più o meno quasi tutta l’Africa subsahariana, rimasta ultima regione al mondo con tassi intorno al 3%.

La Tanzania fu colonia tedesca fino alla fine della prima guerra mondiale (se ne vede il segno in qualche chiesa luterana), quando passò alla Gran Bretagna. Conquistata l’indipendenza nel 1961 con il nome di Tanganika, seguita nel 1963 da quella di Zanzibar, che rimase tale solo quattro mesi perché voleva l’unione dei due paesi, nel 1964 il Tanganika divenne Tanzania, grande oltre tre volte l’Italia e con una popolazione attuale di 56.000.000 di abitanti. Zanzibar, musulmana, mantiene comunque la sua autonomia: ha un proprio parlamento bicamerale e cinque deputati a quello nazionale (a Dodoma, la nuova capitale). In Tanzania convivono pacificamente 120 etnie e il paese è membro dell’East African Community (EAC)

A Dar es Salaam, 4.500.000 abitanti, non sembra esserci molta criminalità, noi però abbiamo subito un tentativo di scippo della nostra borsa da parte di due ragazzi in moto. Abbiamo tirato un grande sospiro di sollievo ma, vista la dinamica (lo strappo non era stato molto forte), alla reception dell’albergo ci hanno detto che probabilmente era una montatura per farci sganciare un po’ di soldi (che effettivamente avevamo dato al ragazzo che ci faceva da guida).

Trascorrere una settimana nella capitale, che in realtà non offre molte attrattive, e non andare a Zanzibar sarebbe stato assurdo e ci siamo resi conto del perché. Oltre la bellezza dello scenario naturale, la capitale Stone Town è un piccolo gioiello per la storia e le influenze culturali che racchiude, portoghesi, arabe, indiane, swahili. Le visite al Museo della Schiavitù e alla Prisoner Island sono quasi un must, ma è tutto il centro storico a essere stato dichiarato dall’Unesco nel 2000 Patrimonio dell’Umanità. Ci sono tantissimi turisti e molti sono gli italiani. Ma a Zanzibar abbiamo commesso un errore. Per andare a Nairobi siamo tornati a Dar es Salaam a prendere l’aereo, scoprendo che doveva proprio fare tappa a Zanzibar per imbarcare quasi tutti i passeggeri per Nairobi. Non sospettavamo che esistesse un volo diretto e così abbiamo ripreso il traghetto, perdendo tempo e denaro. Chissà se potremo far tesoro di quest’esperienza in futuro.


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